La preghiera vocale ha un valore immenso e può avere una immensa potenza presso Dio e presso gli uomini. La preghiera vocale è anche un esercizio energico di umiltà e di semplicità assai fruttuoso per l’anima e assai gradito a Dio.
Perché questa preghiera vocale meriti il nome di preghiera deve essere interiore. Santa Teresa ce lo ricorda:
«Ecco ciò che voglio consigliarvi, e potrei anche dire insegnarvi…: il modo cioè di pregare vocalmente, poiché è giusto che quando pregate, comprendiate ciò che dite… Quando recito il Credo, mi par ragionevole che mi renda conto e sappia ciò che credo…».
E vorrei che foste pienamente persuase per ben recitare il Pater noster, di non dovervi mai allontanare da Chi ve l’ha insegnato…
Direte che questa è già una meditazione e che voi non potete e non volete far altro che pregare vocalmente… Dite bene quando affermate che il metodo surriferito è già una meditazione; ma io vi dichiaro che non so comprendere come l’orazione vocale possa essere ben fatta quando sia separata dal pensiero di Colui a cui ci rivolgiamo. O che forse non è doveroso, quando si prega, pregare con attenzione? ».
In questo modo la preghiera vocale diventa la prima forma dell’orazione propriamente detta.
I principianti l’utilizzeranno. Vi ricorreranno più frequentemente e più a lungo soprattutto quelli che, poco familiarizzati con le attività intellettuali pure, hanno bisogno di una formula per sostenere il loro pensiero, svegliare in essi dei sentimenti o prenderne coscienza. Essi non sanno ottenere tutta la loro forza di preghiera che esprimendola esteriormente.
Mentre per certe anime il ricorso frequente alla preghiera vocale potrebbe favorire la superficialità e la pigrizia davanti allo sforzo per fare orazione, per altre in cui abitudini d’attività hanno creato esigenze di movimento quasi continuo, o in cui «lo spirito è così leggero che non potrebbero fissarsi su un soggetto», la preghiera vocale può diventare una via verso la contemplazione e anche la sola via praticabile.
Santa Teresa ce ne dà un esempio tipico:
«Conosco infatti molte persone che pregando vocalmente nel modo che ho detto, vengono elevate da Dio, senza che ne sappiano il modo, sino ad un’alta contemplazione. So di una che non poté mai fare altra preghiera che la vocale. In essa però si sentiva assai bene; e quando non recitava, il suo spirito si trovava così dissipato, che non lo poteva affatto assoggettare. Ma piacesse a Dio che la nostra orazione mentale fosse così perfetta com’era in lei la vocale! In certi Pater noster che recitava in onore dei misteri in cui il Signore sparse sangue, e in qualche altra preghiera, durava alle volte per ore intere. Venne un giorno da me tutta affannata, perché non sapendo fare orazione mentale, né applicarsi alla contemplazione, si sentiva ridotta a non pregare che vocalmente. Io le domandai che cosa recitasse, e vidi che mediante la recita del solo Pater noster, era arrivata alla contemplazione pura, e che il Signore la innalzava talvolta sino a unirla a sé nell’unione».
Beato Padre Eugenio Da “Voglio vedere Dio”





Quando il cuore grida e chiede aiuto al Signore , il Signore risponde sempre e ti sostiene in maniera reale e tangibile. Ti senti preso per mano e ti accorgi che il buio sparisce e il sentiero diventa visibile. Grazie Signore. Dammi la capacità di farmi ascoltare. Buona giornata Sorelle e grazie per il Vostro sostegno