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Le leggi Rattazzi

Il Carmelo di Moncalieri

Il Carmelo di Moncalieri

Ma un’altra terribile bufera stava per abbattersi sulla comunità quando, il 29 maggio 1855 con decreto Reale furono promulgate le Leggi Rattazzi con cui, tra l’altro, si secolarizzavano parecchie centinaia di case religiose, di cui venivano confiscati i beni, mentre tutti gli Ordini religiosi erano privati di qualsiasi riconoscimento giuridico.

Contemporaneamente, con altro Decreto Reale emanato lo stesso giorno, si dichiarava essere colpito dall’articolo 1° un certo numero di Ordini religiosi, sia maschili che femminili, di cui si pubblicava l’elenco. Tra questi c’erano anche le Carmelitane Scalze di Moncalieri. Dolore, ansia, angoscia si impadronirono della comunità incredula, dopo tante assicurazioni ricevute in precedenza dalla Casa Reale. I buoni e cordiali rapporti esistenti con i Savoia infatti avevano fatto sperare alle monache di essere risparmiate da eventuali pericoli, sebbene si sentissero un po’ orfane in seguito alla scomparsa, a breve distanza l’una dall’altra, della loro amatissima Regina Maria Adelaide e della Madre del Re, la ex regina Maria Teresa, che tante volte erano state ospiti graditissime e benefiche del monastero, dove sovente «si raccoglievano per trovar conforto e consolazioni fra le spine e le desolazioni, con cui furono dal Signore ben duramente provate». Nel Promemoria di mons. Brusa si trovano al riguardo annotazioni interessantissime: «In seguito alla Legge di soppressione delle famiglie religiose, per un Decreto Reale, il Re [Vittorio Emanuele II] volle risparmiati alcuni monasteri. Avuto egli la lista dei medesimi, di proprio pugno vi scancellò quelli che desiderava fossero conservati, e ordinò che questi venissero pubblicati insieme al Decreto Reale. Frattanto Sua Maestà il Re fece sapere alle Carmelite di Moncalieri che erano salve e vivessero tranquille e consolate. Se non che nella nota dei monasteri riservati non si leggeva quello delle Carmelite di Moncalieri. Le buone Teresiane, addoloratissime, fecero subito ricorso a Sua Maestà. Ed il Re indignato di questo fatto, ne cercò la ragione e venne a conoscere che egli stesso per inavvertenza aveva scancellato nella lista la parola e il titolo di Carmelitane, credendo di scancellare la parola Agostiniane. Perciò dolente il Re Vittorio Emanuele dello sbaglio commesso, diede ordine che non si molestassero le Teresiane di Moncalieri, perché era sua intenzione di salvarle, avendone fatto promessa alla sua Madre ed alla Moglie». Nonostante tali assicurazioni, al Carmelo si viveva in stato di allarme, temendo che non fossero sufficienti le promesse verbali del Re a impedire la messa in atto delle Leggi appena emanate. Era ancora troppo vivo e bruciante il ricordo di quanto era avvenuto per le loro consorelle solo una cinquantina d’anni prima,; a questo si aggiungeva la trepidazione per le notizie di soppressioni effettuate in altri monasteri non troppo lontani da loro. La minaccia di esclaustrazione non doveva apparire troppo ipotetica, se nelle «uscite» del mese di luglio sono registrate le spese per «vestiario secolare provvisto per caso di espulsione»! Malgrado tutte le promesse, infatti, il 21 luglio 1855 al monastero si presentò «l’Insinuatore Cav. Lavagna, a nome del Governo» per incamerarne tutti i beni. La laconicità con cui la notizia è registrata: «Giorno dell’Incameramento fatto dal Governo de’ beni del monastero» tradisce il senso di sgomento e di dolore di fronte all’irreparabile, ma insieme la serena fiducia di chi vive nella consapevolezza di appartenere a Dio e si abbandona fiducioso alla sua Provvidenza. Mons. Brusa, continuando nella sua esposizione dei fatti, assicura che il «Re Vittorio Emanuele fu fedele alla sua parola, e si mostrò sempre propenso a favorire queste suore». In qualità di Cappellano della Casa Reale, egli poteva aver ricevuto queste notizie direttamente dalla Principessa Maria Clotilde, figlia del Re, legata da vincoli di profondo affetto alla comunità delle carmelitane fin dalla più tenera età, quando accompagnava la nonna o la mamma nelle loro visite al Carmelo. «Anche il re Umberto I – prosegue – continua a difendere e favorire questa famiglia religiosa, alla quale ha messo a protettrice e a Madre l’ottima sua Sorella la Principessa Maria Clotilde, che il Signore benedica e conservi lunghi anni».

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