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Maria degli Angeli

...versione poetica!

Maria degli Angeli

Io privilegio sempre la concisione, anche nelle date. I dettagli li lascio sempre agli appassionati di un approfondimento.
A questo punto ritengo doveroso collocare qui all’inizio un riassunto poetico di vita e messaggio della Beata. Per gli amanti della geografia preciso che la località “Date” si trova nell’isola dello Hokkaido in Giappone dove abbiamo un lindo monasterino che vide la nascita di parecchie mie poesie carmelitane.

Maria degli Angeli

Maria, che degli Angeli il bel nome
portasti sulla terra dilaniata
da guerre fratricide, tu lasciasti
pace dovunque e generoso amore.
*
Te fanciulletta inebriano i racconti
dell’Evangelo e sempre li ripeti
con la freschezza innata di chi crede
sempre giuliva ai detti del Signore!
*
Come Teresa d’Avila sospiri
tu pure di versare il proprio sangue
per Cristo…E col fratello già progetti
con fanciullesco ardore la tua fuga.
*
Il giovanile cuore s’abbandona
alle lusinghe e spreca tutto il tempo
nell’agghindarsi e sempre rimirarsi
con compiaciuto affetto in quello specchio…
*
Non t’ha lasciata il Cristo, pur se corri
sempre da Lui lontano…E un dì lo specchio
la Sua piagata faccia a te riflette.
E tu capisci e piangi sconsolata…
*
Cambia tua vita! E tanta penitenza
ora spaventa quella dolce madre,
che prima non sapeva darsi pace
per questa figlia schiava del vestire…
*
Ed il materno affetto si tramuta
ln crudeltà, che vuole sradicare
ogni pensier che tenda alla clausura
ove tu miri a viver consacrata.
*
Ma la tenacia tua non s’arrende.
E la stupenda chioma, che sì fiera
rende tua madre – tanta è l’avvenenza! –
sai con un taglio netto tu tranciare!
*
Brutta tu sembri adesso al cavaliere…
Bella ti senti invece innanzi al Cristo!
Rompi gli indugi e lasci la tua casa,
anche se in fondo al cuore c’è uno schianto…
*
Ma quelle mura sacre, che tu brami,
sembran negarti salda protezione…
Esci malata e torni a quella casa,
che ha visto tante lascrime e digiuni!
*
Chi può ridir la gioia che t’invase
quando sotto la pioggia diluviante
sentisti del Carmelo il bianco manto
avvolgerti e di pace inebriarti?
*
Ora la strada nitida t’appare.
La Vergine ti vuole tra le figlie
dell’anima infuocata di Teresa!
Ma tra il Carmelo e te…quant’aspra guerra!
*
No, non s’arrende Mamma! Questa figlia
troppo l’è cara…Ed ecco il lungo assedio!
Alfine della Grazia al tocco cede.
E tu rimani figlia del tuo chiostro!
*
Or è il demonio a insorgere crudele
contro di te, schiantandoti all’interno.
Tenebre fitte avvolgon l’alma tua.
Preda del dubbio, vaghi disperata…
*
Com’è lontano il Cristo e la sua luce!
Senti nella tua carne l’abbandono
che chiuse sulla Croce l’avventura
sua…Tutto ti sembra ormai perduto!
*
Torna la luce! E il cuore s’abbandona
alla consolazione del Risorto!
Questo martirio ha reso cristallino
l’animo tuo, che spiegasi alla Grazia…
*
Frutti di santità varcan le mura
dell’umil chiostro…E tanti ad implorare
vengon della tua prece la possanza!
Madre ti senti e doni con larghezza.
*
L’occhio profetico Dio ti dona.
Quando il nemico minaccia l’assalto
contro Torino e già tutti son preda
dello spavento, tu sola non tremi.
*
La tua parola rincuora e ricorda
che della Vergine il braccio difende!
Dell’insperata vittoria qual voto
nasce il Santuario maestoso sul colle.
*
Tu lo vedrai soltanto dal Cielo,
come il Carmelo che stai erigendo
a Moncalieri per tutte le figlie,
che della Vergin il manto sospiran.

*
Chiudi serena i tuoi occhi alla terra
e li riapri per sempre alla gloria.
Resta incorrotto il tuo corpo tra noi,
dolce vestigio degli Angeli in terra!

………………………………

Andar pazza per il ballo

Ascoltiamo questa confessione della giovane Marianna. Invece di essere grata al Signore per le tante grazie ricevute, cede alle lusinghe mondane…

“…perche in logo di renderli le doute gratie di beneficio si grandi, incominciai ad offenderlo dandomi deltutto alle vanita e spassatenpi e ricreationi e a bali, gioghi e conversasioni, non pensando piu alle cosse del cello, ma stavo tra la terra e linferno. Mi conpiacevo molto di adornarmi con abiti vani e churiosi, spendevo molte h’orre al spechio, andavo speso in bisarie per non esser cossi bella come averei volsuto, lamentandomi con mia madre, e la facevo meter in colera qualche volta. Mi spiaceva veder altre della mia etá piu agiustate di me e tanto erra la mia malignita che, se mi fossi stato lecito, li h’averei strapato tutto da dosso. In soma era tanto la mia vanita, che la serva di casa mi diceva che non erro buona a daltro che di star al spechio a berlicarmi.”

Ballare

Ballar… Che frenesia
mi prende quando il corpo
assecondando il ritmo
leggero mi diventa
e parmi di volare
qual trepida farfalla
di fiore in fior godendo
l’ebbrezza della vita!
*
Eppure un dì scompare
questo mondano gaudio…
M’attira un altro ritmo:
il ballo della Croce!
Patendo il corpo geme,
l’alma si trasfigura:
l’Amor m’ha trasformata,
o dolce Redentore!

……………………………….

Era davvero un povero Cristo

Un ritrovamento casuale fa scattare la molla della conversione…

«E stando in questa maniera, trovai un crocifiso sensa la croce e li h’avevano roto li braci e le ganbe. Io quanto lo vidi, mi fece gran conpatione e lo presi metendolo nelletto della buata, getandola via. Mi inteneri tanto, che mi disfacevo tutta in lachrime e mi pareva gran chrudelta che lavescero tratatto di questa maniera. Mi sentivo a dire dentro di me che io nero la caussa».

La bambola

Bambola deliziosa,
amica dell’infanzia,
sempre m’accompagnasti…
Con te quanto sognai!
Vedevo un luminoso
futuro per me stessa:
Eccomi principessa
con tante damigelle
e con la fiamma in core
per quel figliol del Re!
*
O Cristo martoriato,
staccato dalla Croce
e privo delle braccia,
chi mai ti sfigurò?
Col più materno amore
ti pongo nel lettuccio,
sfrattando la mia bambola…
Ti veglio e intanto piango:
sento segreta voce
che solo accusa me!

L’ostensione della Sindone

Anche Marianna si mette in coda per assistervi, facendo per la prima volta la scoperta dei Carmelitani Scalzi grazie al riparo che le viene offerto da un Padre sotto un furioso temporale…

“E stando in questa disposizione, mostrarono il Santissimo Sudario; mia Madre mi mando a vederlo. Trovandosi sulistesso pogiolo un de nostri padri mi chiamo se volevo andar apresso di lui che mi h’averebe parata dalla piogia che veniva in abbondanza. Accetai loferta, in cominciai a salutarlo e ringratiarlo e daltri conpimenti del mondo; mi in comincio a interogare se volevo └essere religiosa; io li risposi che la mia eta mi permeteva ancora tempo per pensarvi. Ma, non contento il buon religioso di questa risposta, mi fece molte instanze dicendo che ne avevo tutta laria; mi lasciai convincere. Rispondo di si. Mi disse Dove? A Saluse, ma il cuore non mi quieta, e temendo che dirano che non ó bona vocatione mentre non trovo convento che mi agusti. Ebi piu presto meso fora questo, che pensato, cossa ben contraria al mio naturale, essendo io molto ritenuta in dire le mie cose. Ma Dio lo permise per mio bene. Mincomincio a dirmi E delle nostre si farebe? Io li risposi Non li conosco. Mi ando dichiarando la vita che facevano e come andavano vestite di quel pano che lui aveva labito. Mentre che mi andava racontando della sua osservanza, mi sentivo andar chressendo il desiderio. In quel ponto vene unaltra ramata di piogia; questo buon religioso mi posse la sua Capa sula testa. O Dio, che effetto mi fece nel mio in terno questa Capa! Mi pareva desser sotto il manto della Santissima Vergine; la suplicai che mi volesse accetare per sua figlia, che non mi negase questa gratia; listesa petitione feci al santissimo Sudario e contanta teneressa di cuore che quello che non mi guasto la piogia del Celo, mi guastarono le lachrime delli occhi. Restai con tal sicuressa interna che non ne dubitai piu. Fornita poi la fontione ringratiai, il Padre del favore che mi aveva fatto e lo pregai a racomandarmi a Nostro Signore. Mi promise di si, dicendomi se h’averei avuto acaro che mi venise a visitare; io li disi che ne h’averei sentito contento grandi e tornai a casa. Era tanto il giubilo del mio cuore, che non potei tenerlo nascosto e cosi mi mise a gridar ad’alta voce Io saro Carmelita, mi saro Carmelita! Mio fratello diceva alla servitu di casa Questa figlia a perduto il giudicio. Io dicevo di no, ma che sarei Carmelita.”

L’ostensione della Sindone

Sindone, che richiami
immense folle, accorro
cercando una conferma
al passo che m’attende…
Rimane in fondo al cuore
pur sempre l’incertezza:
è quello il vero chiostro
dove mi vuol Gesù?
*
Un improvviso scroscio
di pioggia mi ridesta…
Un frate a sè m’invita
offrendomi riparo.
Lo sguardo suo scandaglia
sicuro tutta l’alma…
M’arrendo e gli paleso
la piaga del mio cuor.
*
Mi parla del Carmelo,
ch’è tutto permeato
del culto di Maria…
Mi parla delle figlie
ardenti di Teresa,
che nel silenzio orante
si sanno per la Chiesa
gioiose consumar!
*
Or sembra diluviare…
Il frate allor mi copre
con la sua cappa bianca.
Non so, mi sento invasa
da sovrumana ebbrezza!
Mi par che il manto stesso
della Madonna infonda
inusitato Amor!
*
Torno gridando a casa:
“Sarò carmelitana!”.
Mi prendono per pazza…
Ma questa figlia sa
quanto decise Iddio!
Sorella cistercense,
vado carmelitana:
non aspettarmi più!

…………………………………

Dentro la vigna

La Mamma per distogliere la figlia dalla vocazione religiosa gioca il tutto per tutto invitandola al riparo della vigna…

“Tornai poi finalmente ad’asaltar mia Madre per esser religiosa. Mi rispose che voleva menarmi secco alla vigna e cossi fece. Quando mi trovai sola con lei, mi vene un gran baticore, e fú con cauza; mi incomincio a dire che vi erra una persona che h’aveva qualche buonta per me, che la ragione voleva che gli fossi grata e li corrispondessi. A queste parole li risposi che questo parlare non era di Madre che mamasce perche se mi h’avesce amata non mi h’averebe parlato cossi e che volevo corispondere al Chreatore e non alla creatura, che gia erro consacrata per sposa di Giesú Cristo; e cossi la pregavo a non parlarmi piu delle cosse di questo mondo, ma solo di quelle del Celo e si compiacese di consolarmi con farmi religiosa. A queste parole si mise a piangere e mi abracio dicendo Dio vi faci una gra santa, mia figlia”

Lo sguardo dello sposo

Inutilmente cerca questa terra
di vincolar il cor della fanciulla:
Le basta sol lo sguardo dello Sposo!

………………………..

Rivolta al tabernacolo

Se per la piccola Teresa il Belvedere dei Buissonnets era il luogo preferito delle confidenze con Celina, per Marianna invece era una finestrella di casa che le consentive di vedere addirittura il tabernacolo della vicina Chiesa.
Il padre Michele di S. Teresa, al Processo Informativo Diocesano (1720): testimonierà:

«Per ritrovarsi la Casa Paterna in faccia della Parochiale de Santi Simone e Giuda…frequentemente si tratteneva ad un piccolo fenestrino di detta Casa, che riguardava l’altare, in cui si conserva il Venerabile in detta Chiesa, et ivi con preghiera adorava il Santissimo Sacramento»:

Finestrella

Nessun ancor conosce il gran segreto:
da questa finestrella contemplare
a piacimento posso il Tabernacolo!
O dialogo d’Amor che mai non muore
tra questa fanciulletta e il dolce Sposo!

……………………………………………………

La grande fuga

Marianna allora non conosceva ancora chi fosse una certa Teresa di Gesù, ma ad oltre un secolo e mezzo di distanza la stava imitando…

“Nella mia fanciulezza ero alquanto inclinata al bene, facendo altarini, recitando orationi. Mentre che le altre stavano richreandosi, gustavo sentire parlar di Dio e pigliavo spesso un mio fratello per ragionar secco delle cose del cello secondo la nostra pocca capacita. In questo ci aiutava una nostra serva racontandoci molte vite di Santi, a sorte che un giorno si accordassimo mio fratello e me dinmitarne una, e questa fu di andare aldeserto per fare penitenza. Si preravamo una picola tascheta con del pane e una picola bottina di vino, dicendo fra noi dui Basta che ci duri sino aldeserto, la poi Nostro Signore ci provedera. La serra tenessimo damento dove possavano la chiave di casa per h’averla poi la matina pertempo per poter fugire di casa senza che nisuno di casa se ne acorgesse. Ma la matina restasimo adormentati, di sorte che vene la serva per levarci. Quando ci vidimo svegliati, furono grandi gli nostri pianti. Ci chiamavano per’che piangessimo, ma non potevano gavarci niente, sino che, ritrovando la tascheta, ci cominciarono a in terogare cossa volessimo fare di quella tascheta; ma il tutto erra invano, si che, minaciandosi, se non dicevamo la verita, di darci delle stafilate, io come piu nemica del patire li scopri il tutto e cosi il tutto ando in’vano.”

Fuga d’amore

La storia si ripete inconsciamente…
Nell’assolata Spagna con Rodrigo
parte Teresa in cerca del martirio!
Nella Città sabauda col fratello
Marianna già prepara la sua fuga
nel cuore della notte… Dal deserto
si sentono attirati: là potranno
in piena libertà servire Iddio.
I fanciulleschi sogni vanno a monte…
O lacrime d’amara delusione!
Perché ci vuol la terra prigionieri?
…………………………………………….

Quel moncherino di statua

Lasciatemi ritornare sull’episodio che vede sfrattata la bambola preferita di Marianna perché in quella culla adesso deve riposare il Cristo…

“E stando in questa maniera, trovai un crocifiso sensa la croce e li h’avevano roto li braci e le ganbe. Io quanto lo vidi, mi fece gran conpatione e lo presi metendolo nelletto della buata, getandola via. Mi inteneri tanto, che mi disfacevo tutta in lachrime e mi pareva gran chrudelta che lavescero tratatto di questa maniera. Mi sentivo a dire dentro di me che io nero la caussa. Questo mi faceva strugere di pena. Spendevo molte orre in questo tratenimento, pregandolo che mi perdonasse li miei peccati e Nostro Signore concoreva mecco distacandomi da quel passo mondo, dandomi sentimenti e desideri grandi”

Il Cristo deturpato

O Cristo deturpato, chi ti volle
staccare dalla croce e poi troncare
sì crudelmente gli arti per gettarti
come un rifiuto? Il cuore non resiste
dinanzi a tanto scempio e ti raccolgo
come farebbe madre col figliolo.
Al posto della bambola ti pongo
in questa culla soffice: diventa
un nuovo tabernacolo d’Amore!

*

La resa della medicina

Il seguente episodio richiama alla memoria la prodigiosa guarigione della piccola Teresa, quando vide su di sé il sorriso della Vergine…

«Tra li sette otto anni feci una gran malatia, dandomi li medici per sbrigata. Mia Madre, come mi amava teneramente, si disfaceva tutta in lachrime. Concorsero molti parenti per consolarla e fra gli altri vi erra un padre di S. Francesco, il quale li disse che mi invodessi alla Santissima Vergine della Concetione. Mia Madre subito lo fece dandomi certi boletini che ci dano della Concettione dicendomi mia figlia racomandatevi alla Santissima Vergine. Io li disi Maria, aiutatemi; questa fu la prima parola che io disi a proposito, essendo sin a quel h’orra sempre stata fora di giudicio. L Santissima Vergine mi fece la gratia, dandomi nel istesso ponto la perfetta sanita, con gran maraviglia de circonstanti. Ma contentatevi, o Maria, che cosi eschlami Come è posibile che vedendo voi quella dovevo essere, mi slongasti la vita, o Vergine Santissima? Quanto vi devo per quest’affetto col qualle pregaste il Vostro Santissimo figliolo a rivolgere gli occhi dalli miei peccati che dovevo cometere contro di lui e le gran ingratitudine in paga di beneficio si grande! Per che io vidi la Santissima Vergine innansi a Nostro Signore a in tercedere per me, ma Nostro Signore non voleva farmi la grasia facendoli vedere quanto li saria stata ingrata. Ma alla fine mi fece la gratia, non riguardando alla mia pocca corispondeza perche in logo di renderli le doute gratie di beneficio si grandi, incominciai ad offenderlo dandomi deltutto alle vanita e spassatenpi e ricreationi e a bali, gioghi e conversasioni, non pensando piu alle cosse del cello, ma stavo tra la terra e linferno».

La guarigione

Perché la mia bambina
sì tanto deperisce
ed impotente il capo
scrolla la medicina?
Vergine, a te m’affido:
Tu sola puoi salvarla!
Bisbiglio alla mia bimba
parole semplicissime…
Incredula contemplo
il volto della figlia
che par soltanto immerso
in dialogo celeste.
Saprà poi lei svelarmi
quanto il divin Bambino
facesse resistenza
alle pressanti suppliche
della sua dolce Madre…
Ma cede alfin: ritorna
il flusso della vita.
La bimba rifiorisce!
Sento che questa figlia
non m’appartiene più!

*

La verità davanti allo specchio

Soprattutto gli amanti delle fiabe ricordano la Maga che interpella continuamente il suo specchio per sentirsi dire che è ancora lei la più bella al mondo…

«Mi si fece vedere, andando io al spechio, incoronato di spine, tutto grondante di sangue. A talle vista restai tutta tremante e in paurita e con lachrime in abondanza. E mi diedi per vinta, lasiando in quanto potevo tutte le vanita”

Specchio rivelatore

O specchio che riveli
insospettata immagine…
Invece di me stessa,
preda di vanità,
riscopro il volto amato
del Cristo crocifisso
e cambia la mia vita
bruciata dall’Amor!

……………………………….

Davanti alle piaghe del Cristo

La conversione di Ignazio di Loyola cominciò dalla lettura della Vita dei Santi. Edith Stein ricevette la spinta decisiva dall’Autobiografia di Teresa d’Avila. E la nostra Marianna? Un libro sulla Passione del Signore la fa innamorare delle lividure sul volto del Cristo e questi un bel giorno la mette alla prova…

«Apresso trovai in casa La porta di paradiso che trata della passione di Nostro Signore, e in particolare mitratenevo molto sulla guanciata che riceve Nostro Signore. Questo passo mi inteneriva e mi faceva gran compatione; mirando quella Divina facia cossi livida per talle percossa, desideravo di poterla rasiugare, e non potendo, mi strugevo tutta inlachrime. E una volta fra laltre meditando questo passo con gran teneresa daffetto e compatione, mi si presento davanti Nostro Signore con la facia tuta livida, con li denti invulupati nel sangue. A questa vista restai quasi morta, restandomi cossi in presa questo passo che ancora il di dogi lo tengo cosi alvivo che non li posso pensare che non piangi. Stavo con gran desiderio di inmitare Nostro Signore in questo passo e mi pareva che h’averei sentito gran gusto se mi h’avescero datta una guanciata, e laverei stimato per un gran favore di Nostro Signore, mentre mi faceva degna di patire quella puocca vergona in sua compagnia. Stando in questo pensiero, sonò la beneditione alla Cura; andassimo a pigliarla mia sorella e me e tutta la casa. Mia sorella emesi andascimo alla balustra; quando fosimo in ginochiate tute due, si vene a meter apreso di me un folo in aparenza. Mia sorella mi guardo e fece un fatto di ridere dicendomi Avete un bello galano apresso di voi! Io mi vene voglia di darli un possone e farlo andar in terra, ma mi vene nel pensiero che la sua anima saria stata piu grata a Nostro Signore che la mia; cosi feci mostra di niente. Dando poi la beneditione, quando il sacerdote si volto verso laltare, questo folo mi diede a bracio aperto una guanciata di sorte che al ribonbo tutti si solevarono; le donne venivano in torno di me e li omini apreso con le spade nude per pigliar qel folo, ma non fu posibile, con tutto che la chiesa fosse e dentro e fora piena di gente. A me non rimase segno alcuno di lividura e tutti si stupivano credendo che mi fossero cascati tutti li denti di bocca. Mia sorela piangeva per lafronto riceuto e io nel mio in terno rendevo gratie al Signore del favore riceuto; nel esterno non potevo piangere ne mostrarmi aflita. Mia sorella e li altri di casa mi dicevano che non h’avevo ne cervelo ne giudicio».

Lo schiaffo provocatore

Suona la campanella
per la Benedizione
e lieta la famiglia
alla Chiesetta vola.
Mi trovo inghinocchiata
con mia sorella. Un tizio
dall’aria alquanto strana
a me s’accosta… Ride
di gusto la sorella,
credendolo un galante
che spasimi per me!
Assecondando il core,
uno spinton darei
per farlo ruzzolare…
A stento mi contengo,
ma quando il sacerdote
si volta, l’energumeno
mi stampa sulla faccia
un tal ceffon che tutti
accorron verso me…
Già gli uomini dàn piglio
alle lor spade: invano!
Il folle si dilegua…
Da tutti circondata,
conservo compostezza.
L’affronto ricevuto
fa pianger la sorella…
Invece questo cuore
rallegrasi all’interno
per… grazia ricevuta!
Soltanto chi ti ama,
Signore, sa gioir!
………………………..

Sete di Eucaristia

Come per S. Teresa delle Ande, anche per la nostra Beata le testimonianze più toccanti sono quelle di un fratello. Le riportiamo tali e quali, permettendoci di aggiungere alla fine soltanto un tocco di…poesia!

Testimonianza del fratello Giovanni Battista:

«Che possedesse la fede, in seguito della quale fermamente credeva ne’ Precetti divini ed ecclesiastici, ne diede segno fino dai primi suoi anni, onorando Iddio con orazioni, come sovra ho già detto, frequentando le chiese, udendo con devozione la Messa, la quale tutti li giorni sentiva, e il suo maggior contento era d’essere condotta da mia Madre alla Chiesa, e perché nostra casa si ritrovava vicino alla Chiesa la Parrocchiale dei Santi Apostoli Simone e Giuda, ben sovente essa da sé sola si portava in detta chiesa ad adorare Iddio Sacramentato, e in tal tempo frequentava le comunioni, e per la eroica fede che aveva verso il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, avanti all’età abile a ricevere detto Sacramento, desiderò questo ricevere; e perché non le veniva questo permesso per la sua piccola età, ne faceva essa istanza a nostra Madre, la quale, essendo in famiglia, mi disse: « Mia figlia Marianna desidera grandemente la Comunione, ma non mi pare ancora conveniente per la sua tenera età di lasciarla a quello».
Continuando le instanze detta mia sorella, ne parlò la detta mia madre con il confessore della detta mia sorella, il quale si chiamava D. Emilio Maliano, Curato della Parrocchiale nella chiesa di S. Rocco, il quale, alle replicate instanze fatteli da detta mia sorella, le permise di ricevere la Santissima Comunione, dicendo a mia madre che il suo gran fervore e la viva fede che aveva superava la sua tenera età, e per questo le permetteva d’accostarsi alla santa Comunione; e questo io l’ho inteso in tal tempo dalla detta mia madre…».

Dove si è ficcata?

Questa fanciulla sembra Maddalena
piangente che si strugge nel vedere
la gente che s’accosta al santo Altare
onde ricever l’almo Sacramento,
lasciando lei digiuna del Signore…

La Mamma la ritiene un’immatura,
sapendola sovente capricciosa
e schiava delle bizze della moda.
Neppur il Confessore sa capire
quanto Marianna spasimi d’Amore
Per l’adorabil suo Salvatore!

Or bussa confidente la fanciulla
ad altro Sacerdote che confessa,
spiegando le ragioni del suo pianto.
Questi sa consolarla, suggerendo
d’aprir e poi richiudere la bocca
insieme a quanti fan la Comunione…
Mirabil esercizio che consente
alla fanciulla d’avvertir pienezza
in bocca e soprattutto dentro al core!
Marianna scorda il tempo, rimanendo
a ringraziar l’augusto suo Signore!

L’ora del desinare giunge. Niuno
in casa sa trovare la fanciulla…
Allor domanda Mamma al fratellino:
“Dove lasciasti mai la sbadatella?”.
Questi si pon la mano sulla fronte:
“Sarà rimasta in Chiesa certamente!”.

Lui corre con il core che sussulta,
temendo la materna punizione,
e scova finalmente la sorella
nell’angol più remoto della Chiesa
ancora in orazione sprofondata
per fare compagnia al suo Gesù!

Il suo primo incontro con Gesù nell’Eucaristia avviene il 15 agosto 1672, «di età ondeci anni e otto mesi, giorno dell’Assonta della SS. Vergine».

Esodo delle sorelle maggiori verso il convento

Parecchie volte ho avuto a che fare con famiglie che non accettavano affatto la chiamata religiosa di una loro figlia. Non esagero dicendo che avrebbero preferito vederla dietro le sbarre di un carcere piuttosto che in clausura… Qui invece dobbiamo ammettere che l’esborso affettivo per la Mamma della nostra Beata è stato veramente notevole!

Sciamare

Seppure lentamente, ti capisco,
Mamma, che vedi sempre assottigliarsi
il numero di queste tue figliole,
che sciaman verso il chiostro. Iustamente
ti sembra che il divino Potatore
si scelga troppi rami! Punti i piedi
scorgendo che lo sguardo compiacente
di Lui si posa pur su questa figlia,
sola consolazione del tuo cuore
dopo la prematura morte di mio Padre…
Eppure, Mamma, tu non puoi sbarrare
la strada all’agognato mio Signore!

Questa figlia

(manca introduzione dell’autore!)

Botta e risposta

Non so capir la Mamma. Quando sempre
studiavo d’agghindarmi bellamente
onde attirar di tutti l’attenzione,
prendeva atteggiamenti assai severi!

Ed ora che mi scelgo il Salvatore
qual solo Cavaliere della vita,
non si dà pace nel veder la folta
capigliatura tutta trasandata
e questo mio dimesso abbigliamento…

Mamma, non sai che questa tua figliola
ha tempra sì coriacea che cede
soltanto al lagrimar del suo Signore!

Il 19 novembre 1676 anche Marianna lascia la casa paterna per intraprendere la ripida scalata del monte Carmelo nel monastero di S. Cristina a Torino.

Strano sogno

Non ci è mai capitato di voler richiamare un sogno, ma inutilmente? A Marianna, ora Suor Maria degli Angeli, si ripresenta invece per ben tre volte lo stesso sogno…

«Mi sentivo spinta di andare alli santi essercitij; a questo gli repugnavo molto, ma alla fine con laiuto di Nostro Signore vi andai. Gli primi tre giorni li pasai malissimo ed’ero in procinto di andare a trovare Nostra Madre e dirli che non potevo piu seguirli, ma il rispetto h’umano mi tratene. La terza notte feci un sogno e mi pareva di trovarmi alla riva dun precipissio e che una religiosa mi pigliasse per mano e mi conduse in mezo di due strade. Una erra tutta di spine e triboli e molto dizastroza e alla fine di quella vi erra un bellissimo giardino con tutte le delitie inmaginabile, e laltra strada erra piana e facile epiena di contenti e ricreationi, ma sul fine vi erra un gran precipizio. Stando io in mezzo mi seti una voce che mi disse Li sette anni son passati, ái da mutar vita. In quel ponto mi sveliai un pocco intimorita, ma come erro di naturale pocco paguroso disi tra di me Se questo è vero, ritorni unaltra volta. E mi tornai meter a dormire. Tornai a far il medesimo sogno; io tornai a dir listesso. Torno la terza volta, dicendo Li sette anni son passati, ai da mutar vita; piglia di queste due quella che ti piace. Futanto eficcace questa voce, che mi rienpi di timore e getandomi a piedi del mio Crocifisso versando molte lagrime di dolore daverlo tanto offes che mi pareva che il cuore si dividesse in due parti cagionato per vedermi tutti i miei peccati in’nansi gli ochi cossi chiari, che li pozi in schritto e poi tonta con nove lagrime a suoi piedi, gli disi Scaricate pure, o mio Signore, vostri giusti furori sopra questa peccatrice infamma e ribella, meritevole di mile inferni, che di bon cuore mi pongo sotto la verga del vostro giusto rigore, sperando nella vostra Misericordia che mi farete questa gratia di castigare le mie colpe in questa vita, e che da questa orra in poi mi desse fortezza per non mai piu offendere, sperando dalla sua Buonta di ottenere il perdono delle mie colpe. Tutto il resto di questi essercitij furono pianti e sospiri, orra chiamando Misericordia. orra aiuto e forsa per potermi vincere e scoprire i miei difetti al mio Confessore, tenendo gran repugnanza.».

Sogno

Chi sei, Sorella, che mi vuoi condurre
dinanzi a questo bivio della vita?
Di triboli e di spine lastricata
mi si presenta quest’orrenda via,
che pur in lontananza intravedere
mi fa un giardino pieno di delizie…
Il fascino d’un’altra strada avvince
questo volubil cor che s’abbandona
al flusso di piaceri incontrastati,
benché si veda un baratro lontano
pronto a fagocitar la poverina…
Mi sveglio con un senso di sollievo:
era soltanto un sogno e m’addormento.
Due volte ancor a me si ripresenta.
Mi desto dal terror… Inginocchiata
chiedo perdono a Dio promettendo
di dar una virata al viver mio!

Altro che rabbia canina!

Ben pochi avrebbero immaginato che la mitissima Suor Maria degli Angeli (chi ha mai visto un angelo…nervoso?), se avesse potuto sfogarsi, avrebbe addirittura divorato certe consorelle?

“Le rabie interiori che provo sono grandissime e non posso credere che venghi dal demonio, ma mi pare che vengi da me per esser io molto maligna, incitandomi a odi cosi teribili contro di me stessa, che mi farei in pessi. Altre volte mi pare desser un cane arabiato e darei (che cosi mi pare) delle dentate a tutte quelle che incontrassi, e questo con mio gran gusto.”

Rabbia

Rabbia interior, che tutta mi distruggi,
a pezzi mi farei e qual furioso
cane m’avventerei sulle sorelle
per morsicarle con insana voglia!
………………………………

Ubbidire: che tormento!

Non potrò mai dimenticare questo fatto reale, raccontatomi da una cara consorella, che aveva un’altra sorella suora in una Congregazione di vita attiva. L’anziana Mamma, rimasta vedova, decise di farsi suora. La figlia claustrale, in considerazione dell’età avanzata, le consigliò la Congregazione della sorella. E così capitò che la Mamma si ritrovasse come Maestra delle Novizie proprio la… figlia minore! Questa per cercare di far capire alla Mamma il valore dell’obbedienza, le spiegò che doveva sforzarsi di vedere nella Superiora il Cristo stesso! Al che la Mamma le rispose nel suo efficacissimo dialetto lombardo: “Madona Santa, se l’è mai brut el Signùr!”.
Altrettanto sarebbe potuto benissimo accadere alla nostra Beata, quando dal Confessore le veniva imposto di confidarsi con la Priora…

«Le rabie che provo in tratar con Nostra madre mi par che non potrei numerarli; mi portano a mancarli il rispetto e la riverenza e a dirli parole brusche. Con tutto questo, non manco di eseguire il comando inpostomi da V. R. di andarmi da lei accio mi h’umili, riportando da da questa h’umiliatione la vitoria dal mio nemico, e quella che pareva prima una luppa rabiosa, divengo una agnellina e cossi quieta e con tanta pace che mi stupisco, parendomi un sogno tutto quello h’o passatto»

Obbedienza

Non so capir perché con l’obbedienza
andando a palesar il turbinio
di questo guazzabuglio del mio cuore
avvenga in me mirabil mutamento:
ero rabbiosa lupa ed or divento
un candido agnellino che dolcezza
spiri dai pori… Sembra un brutto sogno
quanto sinor sofferto nella vita!

……………………………….

Suicidio a portata di mano

A qualcuno verrebbero subito i brividi. Ma come? Proprio in Monastero? Sì, quando il diavolo si scatena…

«Mi pare che non trovarei altro solievo in queste pene che il darmi la morte con bever un pocco di verderamo dicendo tra me stesa Bene melio é morire una sola volta, che vivere morendone mille.
Una volta, sortendo dal coro, mi si fece davanti il demonio e mi disse Piglia quella corda e vati a impicare, che gia sei danata; altro non poi fare che sia di magior gloria di Dio che il levarti la vita».

Disperazione

Disperazione sempre alla portata
di questo cor dal diavolo sferzato…
“Trangugia il verderame! Poni fine
morendo finalmente! Ormai la vita
non è per te una morte ripetuta?
Non vedi quella corda che t’aspetta?
Impiccati rendendo grazie a Dio!”.

Lancinante

Davver mi pare troppo lancinante
quest’urlo del demonio che m’invita
a romper l’esil filo della vita:
“Ucciditi! Non vedi? Sei dannata,
scordata ormai persino dal tuo Dio!”.

La vera fotografia

Mi è sempre sembrato difficile far combaciare la descrizione che gli altri fanno di noi e l’idea fondamentale che ciascuno ha di se stesso. La prima viene sovente ritenuta incompleta, mentre la seconda forse troppo di parte… Ma la Beata cosa pensava effettivamente di se stessa?

Sfidare

Non so comprender più chi mi possegga,
se il diavol o l’amato mio Signore…
Mi lascio all’improvviso conquistare
da voglia esasperata di sfidare
in tutto la pazienza del mio Dio
e lieta sbatto a lui la porta in faccia…
Le monache non sanno che si cela
sotto candor d’agnello atroce brama:
chiunque mi si accosti sbranerei!

Il deserto interiore

Chi è poco pratico di ascesi nemmeno immagina che i deserti dello spirito siano più estesi di quelli della terra!

«E tanto piu sento questi travagli, quanto mi trovo tanto piu arida nello spirito e abbandonata mi pare desser da Dio, di sorte che mi pare che non o piu di creatura che la figura, e di religiosa il santo abito; nel resto so una bestia e un diavolo in carne. Alle volte non mi sento animo di far un passo per amor di Dio, tanto mi sento arida e secca nello spirito e mi sento cosi pocco inclinata al bene che bizogna mi faci gran violenza e forza per vincermi. All’oratione sono cosi arida e secca che mi par desser come un legno e dico a Nostro Signore Spero che darete focco una volta a questo legno! E sono poi tante le volte che mi trovo in tal abbandono e in tal dessolatione, che non comprendo se si tra la terra e il ciello o tra la terra e linferno».

Aridità

Aridità di spirito: mi sento
da Dio abbandonata pur avendo
l’aspetto di gentile creatura
e l’abito da monaca! Ritengo
che sia la mia vita una finzione,
sapendo d’esser bestia indiavolata…

Attrazione divina

Ricordo che a proposito di un certo confratello si diceva che più che di “mistica” lui s’intendesse di…”mastica”, per via del suo insaziabile appetito! Non avendo mai goduto di apparizioni, ora ci conviene ascoltare direttamente la Beata…

«Il giorno della Exaltatione di Santa Croce ritrovandomi molto travagliata dalli miei soliti essercitij, andai all’oratione tutta afflita e sconsolata. A pena lebi incominciata, Nostro Signore per sua misericordia mi tiro a se con un moddo straordinario, unendomi tutta a se. Quello io facessi non lo saprei dire, se non che il gusto e la consolatione erra grande, e nel istesso ponto conoscevo che il Buon Giesú voleva che io gli rinonciassi e li chiedesi da patire; ma il mio povero naturalle tremava e laprendeva molto; ma non potendo piu far restitenza gli dissi Dolce Amor mio, vi rinoncio questi gusti e consolationi perche cosi vi piace a voi e vi prego unirmi a voi per mezzo dell Croce e patimenti. E subito Nostro Signore mi si presento una gran Croce e mi disse Figlia, ti basta lanimo dabraciarla? Io li dissi Si, Signore, con il vostro aiutto; ma voi non vi siete sopra la Croce. Mi rispose Questo è in segno che da h’orra in poi non mi sentirai, ne mi gustarai sensibilmente, ma ti parera sempre desser abbandonata; le tue tentationi creserano sempre piu; le tue passioni che sin h’orra sono state adormentate, h’orra li sentirai nel suo maggior vigore e ti tormenterano come tanti cani arabiati, e quello che piu ti affligera è il parerti sempre in mia disgratia; ma stai forte in amarmi, umile di cuore e sogetta a tuoi superiori, che io ti prometo la mia assistenza».

Unione

Esaltazione della Santa Croce:
vuol il Signor premiare tanto ardire
d’andar all’orazione pur avendo
il core tutto afflitto e desolato…
Mi sento attrarre a Lui stupendamente,
sperimentando la divina unione!
E avverto questa strana sensazione:
benché m’inondi il gaudio, la sua voce
m’invita a rinunciarvi, suscitando
novelli desideri di patire!

Quando a muoversi è il Signore

La nostra Consorella non amava certo scomodare il Signore, anche in caso di infermità… Ecco quanto viene riportato dalla prima biografia:

«Il giorno dell’Ascensione di Gesù al Cielo, venne stretta la Venerabile Madre con tale veemenza da un fierissimo composto di dolori, che non le fu possibile lo trasferirsi colla Comunità al bramato ricevimento del Sacramentato suo Bene. Disegnavano le Religiose farlo portare nella sua Cella, ma l’umilissima, considerando quanto si convenisse ad una tanto grande Maestà, l’incomodarsi per sollievo della più vile e indegna tralle creature, non lo permise. Celebravas’intanto la Santa Messa, e giunto il momento felice in cui solea la Venerabile avvicinarsi a quel Divino ristoro, le si accese un’ansia tanto premurosa e veemente di rincorarsi con quel Cibo de’ forti, che ne languiva all’estremo. Accorse subito alla necessità della Diletta sua il pietosissimo Redentore, e scopertosele con una immensa bellezza ed amore, dolcemente le disse: che se essa allontanatasi da di lui seno per riverenza, egli le si accostava per dilezione: che voleva fosse tutta sua, com’egli voleva esser tutto suo, ed approssimandola alla sacrosanta Piaga del Divino Costato, l’imparadisò colla pienezza de’ suoi gaudj, che possono dal cuore umano gustarsi, non già da fragil penna descriversi».

Ascensione

Giorno dell’Ascensione del Signore,
mi vedi a letto preda di dolori,
che pur atroci accetto con Amore…
Le consorelle leggono nell’alma
la voglia di ricever il Signore,
benché non dica nulla. Ed io mi vedo
entrar nella celletta il Confessore
che reca in mano l’ostia consacrata.
Giammai potrei celar il mio stupore
per tanta degnazione del Signore.
Eppure mi rattrista che Lui voglia
venir da me… Più logico mi sembra
che debba andar da lui la creatura!

*
Istante

Desideravo tanto quest’istante
beato dell’unione col Signore
nel sacramento dell’Eucaristia…
Ripiomba invece il corpo nei dolori.
Ma tu, Signor, m’appari con fulgore,
dicendo tenerissime parole:
“Per via del rispetto t’allontani
da me…Non vedi invece che l’Amore
mi spinge sempre ad esserti vicino?
Accostati alla piaga del costato.
T’inebrierà davver celeste gaudio!”.

SS. Trinità

La Beata aveva una particolare predilezione per il più augusto dei misteri della nostra fede. Ecco delle preziose testimonianze. Ho voluto riportarne parecchie perché consentono di inquadrare la nostra consorella da diverse angolature.

Dalla biografia del p. Elia di S. Teresa:

«Nell’anno seguente 1717 fu specialmente elevata ad un’altissima cognizione dell’adorabile Mistero della Santissima Triade; ed attestò che giammai per l’addietro le si erano comunicate le tre Divine Persone con tanto di lume e d’ardore. Giunse a penetrare per quanto è possibile a aviatrice Creatura l’altezza di quel profondissimo arcano, e con quanta benignità si compiacion’elleno di ricevere nelle Anime amanti e pure, la loro abitazione».

Altri testimoni ai processi riferiscono in merito quanto segue:

P. Michele di S. Teresa:

«Parlava altamente del Mistero della SS. Trinità, con tal fervore di spirito, che ben si comprendeva quanto vivamente credesse. Era tale la sua fede verso tale incomprensibile Mistero, che molti giorni avanti la festa della SS. Trinità faceva grandi apparecchi (preparativi), disponendosi a tale festività con digiuni rigorosi, penitenze, discipline, dormendo sopra catenelle armate di molte punte di ferro; e per indurre altri a tal devozione, soleva ornare un quadro rappresentante tal Santissimo Mistero, che si trovava … nel coro, con luminari, fiori e altri ornamenti. Era così viva la fede in tale Mistero, che più volte fu veduta dalle religiose genuflessa in coro, e, rivolta verso tale quadro, in estasi».

P. Costanzo di S. Ludovico:

“Ebbe fede «specialmente verso la Santissima Trinità, come mi fu riferito dalla fu Madre Teresa Felice di S. Giuseppe (Orsini), Priora nel 1717 nel Monastero di S. Cristina, che nel giorno della SS: Trinità dello stesso anno 1717, la serva di Dio era assorta in Dio più del solito. Le comandò di dirle quello che le era accaduto in quel giorno, ed ella rispose che le fu comunicata una particolare cognizione del Sacrosanto Mistero, più intima di tutte le altre volte, penetrando come una era l’essenza divina e tre le Divine Persone, le quali le dissero che abiterebbero nelle anime ripiene di purità e carità».

Suor Teresa Eufrasia di Gesù:

«Era grande ed eminente la devozione che professava e portava a tutti i misteri della nostra fede e particolarmente al mistero della SS. Trinità, preparandosi alla solennità di tal Mistero con precedenti novene e grandissimo raccoglimento di spirito, e disponendosi a quelle con digiuni e austerità e penitenze – il tutto però con permissione dei superiori – e in tali novene e solennità riceveva grazie particolari dal Signore Iddio e consolazioni di spirito, come io m’accorgevo dal di lei volto che spirava devozione e appariva nel di lei volto assorta in Dio, aliena da ogni affetto terreno».

Nel cuore del mistero

Intuizione dal chiarore immenso,
consenti all’alma di partecipare
in qualche modo alla stupenda gloria
dell’alma Trinità. Fulgida luce
l’investe solamente per istanti,
del ciel lasciando somma nostalgia.
Comprender come il Figlio sia nel Padre
e come entrambi spirino l’Amore;
dell’unità comprender le ragioni,
pur della trinità con gli attributi
che san mirabilmente armonizzarsi!
Partecipare questa conoscenza
ad una creatura ancora priva
del lume della gloria non è forse
un massimo favore dell’Eterno,
segno della pienezza dell’Amore?

Povero pesce

Quest’episodio meriterebbe di essere messo in scena. Tanto è seria la nostra consorella, quanto è faceto il suo Direttore spirituale! Volutamente riporto l’intero carteggio che ci consente di immedesimarci meglio nel “dramma a lieto fine”.

Lettera della Beata – 21 settembre 1685 al padre Lorenzo:

«Ora mi trovo la consienza agravatta per h’aver finto sin adesso che gli pessi mi disgustano e mi fanno malle, e questo erra chausa di farmi romper le mie leggi con mangiare le vigilie d’ovva. Questo lo facevo con intentione di mortificarmi, ma ora Nostro Signore me ne á datto luce che questo li dispiace e che é meglio observi la mia legge che mortificarmi. Questo mi parre sonno obbligata e confessarmene, ma non ó petto per dirlo al Confessore; vorei aspettare la sua venuta. V. R. mi comandi quello sará meglio, che di novvo mi rimetto nelle sue mani».

Risposta del padre Lorenzo del 31 ottobre 1685:

«Mi ha poi fatto ridere la pena che V. C. si piglia per il gran caso di conscienza che le occorre, e non ha petto di confessare chiaramente al Confessore ordinario, onde vorrebbe aspettare la mia venuta. Oh, questa si che é una Croce senza Crocifisso! E non ha vergogna d’angustiarsi per si poca cosa? La vergogna che sente in dir il tutto chiaramente è per il peccato di fintione che ha commesso o per il motivo di mortificarsi, per il quale l’ha fatto? Credo che sia piú tosto questo che quello. E per questo si ha da affligere? Ha vergogna di scoprire un’atto di virtù? Questo non é suo, ma di Dio. Ne lasci a lui la vergogna, quando V. C. lo scoprirà; e per se si ritenghi solo la vergogna d’essersi servita male d’un buon sentimento di mortificarsi che Dio le aveva dato. Questa riflessione non credo sia il soggetto maggiore della sua pena, bensi il dovere scoprire il motivo virtuoso ridicolosamente pratticato, e perciò ne sente vergogna. Oh! quanto bene queste vergogne selvatiche scoprono l’impuro del nostro amor proprio che sotto il velo dell’humiltà vuol coprire a se stessa et agli altri la proprietà che si usurpa nelli atti virtuosi, rubbandola a Dio. In buon linguaggio, sa che cosa sono queste vergogne? Un secreto rimprovero della propria conscienza che ci accusa d’esserci appropriati a noi ciò che é di Dio. La vera humiltà quanto é lontana da queste vergogne! Poiche ci fa vedere la sorgente d’ogni bene che facciamo non essere noi, ma Dio, onde a lui sempre ce lo fa riferire, e non a noi, et in conseguenza a lui da la gloria, e non a noi. Cosi dunque V. C. non stia aspettando il mio arrivo per dichiararsi, come si sente mossa, ma lo facci subito, se di gia non l’ha fatto. Cosi acquistara sempre piú confidenza col Padre, et il Signore, benedicendo la sua sommissione, le farà provare piú pace e ricavare piú luce dalle sue parole. M’imagino udirla dire che le sono troppo rigoroso, ma nò! Le sono quello che le devo essere».

Lettera della Beata al padre del 9 novembre 1685:

«La Nostra Madre Priora me ne a fatta una gratiosa ed è che il venerdi dasera mi comando che mangiasi un piato di pessi e ne lassiasi pur uno. Invero non ó mai avuto una vergogna simile. Il Padre Confessore, ridendosi di me, mi disce che averia potutto lasiar la coda maio come golosa, non lasciai nulla. Nostro Signore. dando la sua beneditione per latto dell’Obbedienza ben che praticato da me con pocca perfetione, non mi fecero dano alcuno».

Risposta del padre Lorenzo del 17 novembre 1685:

«Quanto al suo gran caso di conscienza ho gusto d’haverla indovinata, e che V. C. l’habbi conferto col Padre Confessore senza aspettar piú il Provinciale. Hora si rida pure di se, doppo che ha fatto ridere me, e non pigli più tanto facilmente l’ombre per montagne. Tali sono tutte le repugnanze che tanto sovente la premono; col solo risolversi a vincerle, si vincono. Non é dunque una pazzia, star lungamente gemendo sotto il loro peso? Vorrei esser stato in un cantone del reffettorio a vederla mangiar tutto quel piatto di pesci, senza ne meno lasciar’il boccone dell’Angelo, che certo havrei procurato di farle crescere la vergogna, giache tanta n’haveva, perche in vero l’è grande il fare un atto di gola si scandaloso in presenza della santa Comunità. Oh, quanto havrei riso! Horsù, V. C. mi sia semplice obediente, senza rifflettere al che diranno, quando sta facendo ciò che Dio vuole da lei; che cosi non mi riderò delle sue vergogne puerili; e V. C. anco in far cose puerili farà cosa da figlia grande».

L’addio al pesce

Caro mio pesce, cibo preferito,
inconsciamente tu divieni il capro
espiatorio di quest’alma ansiosa
di donazione somma al suo Signore!
Per rinunciar a te comincio a dire
che sol dolori acerbi procurare
tu sai a questo stomaco tapino…
Grido vittoria quando son creduta!
Eppur un giorno ammaino la bandiera…
Digiunan le sorelle. La Priora
m’impone di mangiare del formaggio
e latticini. Rossa di vergogna
per tanto privilegio m’interpello.
Desiderando fare penitenza,
seppi mentir ed ora non sopporto
di figurare come schizzinosa
dinanzi alle stupite consorelle…
Di palesar la cosa al confessore
solito non mi sento: la strigliata
energica prevedo sul mio capo!
Allora scrivo all’altro confessore,
che pure col suo stile assai bonario,
m’ordina di svelar al sacerdote
il cumulo di queste mie finzioni
e di chiarir il tutto alla Priora.
A questa non par ver di comminare
una sanzione in chiave culinaria:
il primo dì di festa in refettorio
mi vedo sovra il piatto presentare
ben cinque grossi pesci. Che goduria!
Forte dell’obbedienza, tutto azzanno!
Piangono solo i pesci poverini…
Seppur da lungi, ride il confessore
quando gli fan saper che la sorella
neppur le loro code risparmiò!

Donde tanta certezza?

Vedersi assediati dalle truppe francesi e sentire una, per di più monaca di clausura, che continua a ripetere di non preoccuparsi, ma di aver fiducia nella Vergine, non sembrerebbe un affronto alla realtà? Ecco numerose testimonianze. Se ci dilunghiamo questa volta, dipende dal fatto che certe descrizioni rendono al vivo il senso di frustrazione che regnava nella città assediata.

Sr. Maria di Gesù Crocifisso:

«Predisse pure la liberazione di Torino, mentre si vociferava che ne dovesse seguire l’assedio, e interrogata fra le altre dalla fu Signora Marchesa di Dronero se dovea absentarsi da questa Città per non ritrovarvisi quando fosse stata presa da nemici, essa Venerabile l’animò a dimorare, purché avesse di che vivere per tre mesi; e interrogata quando la Città sarebbe stata liberata, se nel mese di Agosto, o all’Assunta, o alla festa di S. Lorenzo, essa rispose alla Bambina, come seguì, essendosi liberata questa Città alla Natività della Beatissima Vergine, come aveva profetizato…».

Sr. Maria di san Giuseppe:

«Fù illustrata la Serva di Dio de doni sovranaturali di Profezia, di scrutazione de cuori e manifestazione di cose occulte e lontane, come ne è voce e fama publica, in seguito de quali profetizò la liberazione di Torino mentre erano li Francesi per chiudere questa Città di stretto assedio. Essendosi però ancora qualche porta aperta, venne da me la damigella Francesca Maria Gibuti mia sorella, che vive da se sola in stato verginale, per il credito che aveva verso la Madre Maria degl’Angioli, e essendo invitata di uscirsene da Torino, mi richiedette d’intendere dalla Serva di Dio se doveva uscirsene da Torino per non ritrovarsi nella presa della Città, o per non patire nel lungo assedio. Esposi alla Madre Maria degli Angioli la richiesta della mia sorella ed essa indilatamente mi rispose Se hà provisioni di vivere per trè mesi, non esca da Torino, passati li quali seguì la liberazione»…

Sr. Teresa di Gesù:

«Predisse pure la liberazione di Torino dall’assedio fatto da Francesi nell’anno mille settecento sei, che essendo noi Monache in ricreazione, si diceva quando saressimo state libere da quel gran rumore de cannoni e bombe, se Nostro Signore ci averebbe liberati alla festa di S. Lorenzo o all’Assonta, essendo allora al fine di Luglio circa. Essa ci rispose che avevamo troppa fretta, che bisognava pregare il Signore con gran fervore, acciòche alla nascita della Bambina fossimo senza rumore. E abbenchè allora non intesimo che volesse dire che Torino fosse liberato da questo stretto assedio alla Natività della Beatissima Vergine, fu poi tenuta per profezia dalle nostre Religiose mentre alla detta Natività della Beatissima Vergine fù questa Città liberata, contro l’aspettativa di tutti»…

Sr. Maria di san Gioachino:

«Che fosse la Serva di Dio dotata del dono della profezia, io lo tengo, come ne era e ne è voce e fama publica per questo Monastero, mentre predisse la liberazione di Torino dal tanto famoso assedio fatto, che trattandosi di far ripari al Monastero per difendersi dalle bombe, ella disse che non facevano bisogno, come di fatto non v’è seguita alcuna rujna; e portandosi diverse persone per sapere da essa se dovevano uscire dalla Città, ella li rispose che non uscissero, esortando noi religiose di fare orazioni, che alla Bambina sarebbe stata liberata, come seguì la vigilia della Natività della Beatissima Vergine: venne il soccorso, furono battuti li Francesi e liberata la Città, ed il tutto fu tenuto per una profezia della detta liberazione».

P. Benedetto della Risurrezione:

«Per la gran Religione e devozione che professava verso la Beatissima Vergine, procurò che la Regina ottenesse da Roma l’officio del Patrocinio della Beatissima Vergine, e questo anche come in rendimento di grazie della liberazione ottenuta dalla presente Città e come le suggerì la Beatissima Vergine con voci interne mentre durava l’assedio di questa Città a tutti noto. Occorrendo in tal tempo le tre feste della detta Beatissima Vergine, cioè quella del Carmine, quella dell’Assunta e quella della Natività, nella novena delle quali, facendo la Serva di Dio gran penitenze e orazioni per la liberazione della Città, sentì a dirsi =che se la prendevano per Protettrice e con farle celebrare una festa particolare in onore del suo Patrocinio, avrebbe ottenuta la liberazione della Città da nemici=; e temendo la detta Serva Dio che quella fosse un’illusione, il secondo giorno della Novena della Natività, che fu alli trentuno Agosto, mentre era in orazione, le comparve di bel nuovo la Beatissima Vergine e di nuovo le rinnovo l’istanza sopradetta, e per segno che questo non era illusione, le disse che quel medesimo giorno i Turinesi haverebbero respinti i Francesi in un assalto, con mortalità de secondi, e così seguì. Ritrovandomi io in tal tempo Confessore Ordinario del Monastero, mi fù dalla serva di Dio narrata la visione seguita, e anche io, ad instanza della detta Madre, procurai i mezzi acciocchè si ottenesse il detto Officio».

Suor Teresa Battista della Passione:

«Con gran venerazione e devozione celebrava tutte le feste de Misteri di Nostro Signore Gesù Cristo, della Vergine e di tutti gli altri santi…procurò da Roma, per mezzo di Madama Reale, come l’ottenne, che per tutto il dominio del nostro Sovrano si recitasse l’ufficio del patrocinio della Beatissima Vergine in rendimento di grazie della liberazione seguita dall’assedio di questa città…».

Elia di S. Teresa,

«Risvegliatasi…tralle supreme Corone d’Europa la guerra, disegnava la Francia nella primavera di quest’anno [1706] sottomettere al suo furore il Piemonte. Rotto già l’argine delle Frontiere, videsi allagate d’armati le vicine Campagne, e cinta in brieve da orribile assedio questa Dominante. L’Esercito formidabile de’ Nemici, l’Italia di già preoccupata dal loro potere, siccome facea disperare ogni soccorso, così rendeane quasi certa la perdita. In tale alteramento di cose fu stabilita la partenza della Corte per Genova, e la reina con Madama Reale furono dalla Venerabile Madre, desiderose d’intendere alcun felice pressaggio del loro pericoloso evento. Raccoltasi la Serva di Dio, in un’aria tra maestosa e celeste, come chi tiene presente il futuro, francamente disse: faccin’elleno buon viaggio, e stiino di buon animo, che ritorneranno presto. […].

La privazione dell’amatissima Corte accrebbe ne’ Cittadini lo spavento; e riscaldandos’il nemico nella ferocità del combatto, meditava ciascheduno l’escita, per non attendere colla dimora la morte. Erasi spopolata la Città di molte famiglie e diminuiti di Religiosi i Conventi, s’erano abbandonati dalle Monache que’ Monisteri, che per la vicinanza della Cittadella verso cui più furioso arrabbiando l’attaccamento, minacciava manifesta, non che il pericolo, ma la rovina. Quello di Santa Cristina, benche non sia de’ più prossimi, standovi però in perfetta dirittura, soggiaceva evidentemente alla infernale tempesta dello spaventoso bombardamento. Venne perciò da molti avvertita la Venerabile Madre a ritirarsi anch’essa in men pericolosa Clausura, o a procurare que’ ripari, che potrebbono in alcun modo difenderla da quei preveduti danneggiamenti. Ella che da lume più alto ammonita, teneva in una confidente tranquillità il suo cuore, rispondeva: la Santissima Vergine sta in difesa di questa Città, e particolarmente del nostro Monistero; farò bensì le provvisioni necessarie al mantenimento delle Religiose, perchè sarà lungo l’assedio, ma per noi non v’è pericolo, nè vi sarà danno. E soggiungeva a risoluto tuono di voce: Si Deus pro nobis, quis contra nos. In fatti il provvedimento che Ella diede in ogni cosa al suo Chiostro, fu alla misura di quattro mesi giusta la durata dell’assedio, sicchè n’ebbe a sufficienza nel bisogno, nulla d’avanzo.
Volano frattanto a orrende schiere le palle, le pietre, le bombe; e sembrando la Città divenuta un’inferno per i terrori, per le fiamme, per le grida, s’odono ad ogn’ora miserabili racconti, e veggonsi ad ogni passo orridi spettacoli d’uccise persone, di membra recise, di mura rovinate […] Fra quegli orribili spaventi fuggono ad ascondersi nella Cella della venerabile Madre intimorite le religiose; ed ivi, quasi giunte sieno a man salva in una qualche inacessibil fortezza, dimoran sicure e tranquille, lungi dalla comune costernazione…
Paga tutta volta non è la carità mai ristretta della Venerabile Madre Maria degli Angioli di solo rasserenare in quel diluvio di fuoco e di morti le amate sue figlie; ma ricorrendo ad esso lei di continuo ogni qualità di persone afflitte, sprovvedute, timorose; alcune ne rattiene dalla fuga con assicurarle di lor salvezza in tanti perigli, altre ne sostiene in vita con alimentarle in sì grande penuria di viveri, altre consola piangenti nella tolleranza di tante sciagure; ed a’ Soldati, che languidi e feriti si giaciono»

L’assedio di Torino

Assedio interminabile che vedi
sull’orlo della resa la città…
Scarseggian munizioni e pur il cibo.
Paion sfibrati ormai i combattenti…
Soltanto la Priora del Carmelo
palesa irresistibile certezza:
“Entro la data del sette settembre,
giorno del compleanno di Maria,
la Vergin la vittoria ci darà!”.
Incarica il vegliardo Sebastiano
Valfré di rincuorare gli assediati
dicendo “la Bambina vincerà!”.
All’alba di quel giorno sospirato
si libera dai ceppi la città!

L’eterno guaritore

Le consorelle, conoscendo ‘l’amore estremo che la Beata portava verso il voto di obbedienza, più volte ricorsero all’autorità competente (Priora, Confessore o Provinciale) perché ingiungessero questo e quello all’interessata. Eccovi questo fatto che ha il sapore di un fioretto francescano!

Anno nuovo

Nasce quest’anno sotto un brutto segno:
si blocca per paralisi colei
che fu di tutti noi l’animatrice…
Passano i mesi e pensan le sorelle
che solo l’obbedienza a lei sì cara
potrà sbloccare dal letto l’inferma.
Ingiunge il confessor che all’indomani,
festa solenne dell’Annunciazione,
venga portata in coro l’ammalata.
Ed al momento della Comunione
appare a lei Gesù con la Madonna
e San Giuseppe. Dolci le parole
che le rivolge: “Vedi, figlia mia?
Poiché sono potente, ti guarisco!”.
Tra lo stupor di tutti la sorella
scende dal letto per inginocchiarsi,
padrona finalmente di se stessa!

In mezzo alle tentazioni

Chi di noi non si è sentito qualche volta sfibrato e tentato di arrendersi? Se soltanto proviamo a confrontarci con la Beata, dobbiamo ammettere che il nostro è un ben gramo martirio se paragonato al suo!

Anima
(Ricordando la B. Maria degli Angeli)

Anima sconcertante, spesso in preda
a forti tentazioni che la vita
sembrano stritolar, eppur diventi
per tutti gli angustiati un vero faro
d’ininterrotto dialogo con Dio!
………………………………

Eterna misericordia

È risaputo come S. Teresa d’Avila amasse tanto questo ritornello di un salmo: perché eterna è la sua misericordia!
Nella sua immediatezza la Beata quasi rinfaccia al Signore di essere troppo ostinato nel volersi ancora interessare di un’anima tanto ingrata.

Ostinazione

Signor, giammai comprendere potrò
la santa ostinazione del tuo cor…
Tu ben conosci tanta mia viltà:
perché ti prende ancor di me pietà?

………………………..

Desideri eucaristici

Se la bussola si orienta sempre verso il Polo nord, il cuore della Beata indipendentemente dagli scossoni della vita aveva come suo unico punto di attrazione il tabernacolo.

Comunione

Gesù cerchiamo, dolce Amore nostro,
stringendocelo al cor ed accogliendo
l’invito a noi rivolto di cibarci
di Lui! Amore, Amore! Perché il core
gelido dei mortali non s’infiamma?

…………………………….

Fragranza

Mi pare di avere in genere un buon olfatto: è forse l’unico senso che non sia stato intaccato dai vari acciacchi della vita. Leggo infatti solo col destro, ci sento solo da metà sinistro, ho forza solo nel braccio destro e mi reggo principalmente sulla gamba destra. Anche la bocca funziona praticamente solo dalla parte destra… Ma, come dicevo, il naso mi è rimasto buono. Difatti in confessionale prima ancora che la persona apra la bocca, l’ho già catalogata per fumatrice, bevitrice, patita di cosmetici e gran consumatrice di aglio o anche di certe…polverine!
La nostra Beata invece, anche dopo morte, sprigionava un’ irresistibile fragranza!

Profumo

Profumo ineguagliabile che irraggia
il corpo di quest’umile Priora.
Qualunque cosa venga in suo contatto
s’impregna di fragranza celestiale.
Anche le Principesse fanno a gara
nel frequentar l’austero parlatorio
onde scoprirne le ragioni arcane…
Pur agli esperti resta misterioso!

Profumo di santità

Permettetemi di ritornare su questo tema del profumo, che emana il corpo di alcune persone ragguardevoli per santità di vita. Per me si tratta di una particolare benevolenza del Signore nei confronti di chi non riesce ad afferrare tutta la grandezza di un’anima e pertanto ha bisogno della fragranza del corpo per sentirsi indotta a cambiar vita!
Io non potrò mai dimenticare questa scena gustosissima avvenuta nel refettorietto di un Convento carmelitano di questo mondo. Sulla carta ero stato già trasferito altrove e pertanto il nuovo Superiore mi aveva esautorato, portandomi via tutte le chiavi, compresa quella della cantina, di cui ero responsabile negli ultimi tempi. Un giorno viene su in refettorio portando gongolante un bottiglione di vino per non so quale ricorrenza. Essendo ormai ospite io non fiatai, ma quel bottiglione mi sembrava di averlo già visto da qualche parte…
Fra’ Tizio, amante di tutte le primizie, subito lo assaggia, facendo però delle frignacce che fanno sorgere seri dubbi sul contenuto. Gli altri due frati però non se ne avvedono, avendo gli occhi bassi sul piatto del primo. Il Superiore attacca anche lui col bottiglione… Non vi dico le smorfie della sua bocca. Finito il primo, Fra’ Sempronio si porta il bicchiere alla bocca e subito sentenzia: “Ma questo è aceto!”. Salta subito su giubilante Fra’ Tizio: “Lo dicevo io! Lo dicevo io!”. Anche se in verità, fifone com’era, non aveva detto nulla… Io, pur non assaggiandolo, avevo sentito subito l’odore d’aceto perché a bella vista il Superiore mi aveva messo il bottiglione quasi sotto il naso…
Ma veniamo alla nostra Beata, che sapeva meravigliosamente impregnare ambienti e persone. Trascrivo le testimonianze di tre Consorelle.

Suor Teresa Battista della Passione, priora del monastero di S. Cristina:

«Il detto odore, o sia fragranza che spirava la Serva di Dio incominciò a farsi maggiormente sentire venti anni avanti il suo felice transito, benché avanti qualche volta l’avessi sentito. Ma perché allora non facevo riflesso saper quello, non saperi dirlo quand’abbia incominciato a sentirlo, ne quando l’abbi sentito. Quando maggiormente incominciò farsi sentire il detto odore della Serva di Dio, fù circa il tempo della nascita del Principe di Piemonte ora defunto, e tale odore non si poteva distinguere di che fosse ne di pastiglia, ne di balsamo, ne di alcun’aromate, ne d’alcun fiore, dal che ben si conosceva essere un’odore sovrannaturale, e per tanto le nostre Monache lo chiamavano odore sovrannaturale. Che fosse tal’odore miracoloso lo tengo per certo…Lo credo pure miracoloso a causa degli effetti mirabili di detto odore, il quale non solo la Serva di Dio lo spirava dal suo Corpo, e quello ora più e ora meno secondo la devozione della Serva di Dio perché ne’ giorni di digiuno, nelle principali solennità dell’anno, nelle Novene che faceva, quando faceva maggiori penitenze e doppo le comunioni spirava maggiori fragranze che in altri tempi; ma anche lo comunicava alle cose che toccava, e precedeva, e si sentiva ov’era passata e lo comunicava a quelle cose, che leggermente aveva toccate, le quali cose dalla Serva di Dio toccate in vita, fin’al presente spirano tal’odore, come pure la cella ove visse e morì la Serva di Dio, fin al presente tal odore spira» ecc.

Suor Maria del Crocifisso:

Dopo aver ripetuto all’incirca quanto testimoniato dalla consorella, aggiunge:

«Per togliere alle Dame e seguito di Madama Reale il gran credito, che di essa avevano, massime per l’odore sudetto, sottoponeva agli abiti stracci immondi,e fetenti, pensandosi con quelli di sopprimere detto soave odore, che da lei spirava, e si soave odore continuò sempre fino alla morte della Serva di Dio, e ancora oggidì persevera in detta cella, e abiti;…sendo tutto questo cosa publica, e notoria nel presente monastero,e alle persone estranee sendosi portate al nostro parlatorio, e sentendo sì soave odore dicevano Quivi è la Suor Maria degli Angeli, o non è gran tempo che è partita, e fra questi vi fù il Padre Bonaventura di S. Felice allora nostro Generale venuto qui in visita…».

Sr. Maria di S. Giuseppe

«La detta Serva di Dio spirava una fragranza di Paradiso, e lo comunicava agli abiti, e alle cose che toccava, e per ove passava, precedendo la venuta della medema, e sentendosi dov’era stata, come oggidì si sente nella cella, ove dimorò […] Ho udito dire per il nostro Monastero…che Madama Reale abbi inviato sott’altro pretesto un suo profumiero dalla Serva di Dio, acciocch’effetto sentend’odore ch’ella spirava, giudicasse di che genere era, da che procedesse, e che il detto Profumiero abbi riferto, non esser quell’odore naturale ne artificiale. Pertanto le nostre Monache lo chiamavano, e lo chiamano odore di Paradiso».

Odor di paradiso

Sovente si domandan le sorelle
donde provenga simile fragranza
che tutto sa impregnar lasciando sempre
nitida sensazion di Paradiso!

“Ad occhi chiusi noi sapremmo andare
ove passò l’angelica sorella!
Per quanto lei s’occulti, dello Sposo
non fa che sprigionar l’intenso aroma!”
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Quando una priora strapazza il re!

Detto tra noi ce ne vuole del coraggio per compiere un’azione simile! Ricordo anch’io di essermi permesso una volta davanti alla grata di un Monastero di questo mondo di accennare al fumo come eventuale pecca di un confratello, stimatissimo dalla consorella che avevo di fronte… Non l’avessi mai fatto! Ringraziai la grata per aver impedito a quella “tigre” di sbranarmi vivo!

Testimonianza di Madre Maria di san Giuseppe:

«Sendo S.S. Maestà il Re nostro portato al presente Monastero per visitare la Serva di Dio anni nove circa sono non ricordandomi del tempo preciso, doppo essersi trattenuto qualche tempo con la Serva di Dio, volendosi infine licenziare disse alla Serva di Dio, di chiederli quello averebbe desiderato, le rispose la medema con ogni umiltà, che non chiedeva dal medemo altro se non che non la graziasse più della sua visita, e ciò per la grande umiltà che la medema professava: Procurava in ogni occasione d’umiliarsi et essere umiliata, e sfuggire tutti gli onori mondani. Si sparse di ciò la nuova alla Corte per mezzo della Regina, à cui il Re aveva narrato l’occorsoli, et sendo venute a questo monastero alcune Dame a querelarsi con la Serva di Dio, pregaronla in altra occasione di non corrispondere in tal maniera i benefici regj. La Serva di Dio mi conferì quanto li era occorso, e dalle sue parole compresi, che ciò era seguito per il grande desiderio, che aveva di sfuggire tutti gli onori: per altro poi, sendo trascorsi alcuni giorni, cadendo il giorno del Patrocinio di S. Giuseppe, detta Maestà di nuovo entrò in questo monastero, e si trattenne con la detta Serva di Dio nella conferenza spirituale come era solito, e ciò tutto io lo so, perche ero al tempo Ruotara, et esserne cosa publica in questo Monastero».

Testimonianza del Padre Michele di S. Teresa:

«Occorse che dopo il ritorno dalla Sicilia di Sua Maestà il nostro Rè [1714], sendo andato à trattare con la Serva di Dio per qualche affare d’importanza, esso le disse, che domandasse qualunque cosa la medema desiderava con espressione, che le averebbe accordato tutto quello, che essa potesse desiderare, all’ora la Serva di Dio incontinenti messa in ginocchio li disse Prego Vostra Maestà à non venir più a vedere questa povera peccatrice, questa è l’unica grazia, che le domando. E tutto questo proveniva dalla grande umiltà, e basso concetto, che di se stessa aveva, e per levare dalla mente del Sovrano e del mondo la stima, che poteva derivare dalla sua Persona; Il che tutto è notorio appresso alle Religiose del Monastero, e quanto al caso ultimamente narrato, appresso alla Corte ciò si notificò, atteso che sua Maestà raccontollo alla Regina, e questa alle Dame, quali si portarono al Monastero rimproverando la Serva di Dio anche appresso alle Monache di tal fatto, à quali Dame la detta Serva di Dio rispose Io non saprei, che cosa farli».

La strapazzata

L’umile parlatorio par diventi
Luogo privilegiato per l’incontro
tra questa Monachella ed il Sovrano,
che vuol lasciar tangibile memoria
di singolare visita. Si attende
richieste per poter il Monastero
dalle eventuali angustie sollevare…
Eppur della Priora la risposta
Fin troppo sbrigativa par suonare:
“Eviti, Maestà, di ritornare
A visitare questa peccatrice!”.
E nell’intera Corte si ricama
Su questa scortesia della Madre
Verso il munificente suo Sovrano…

Il diavolo in agguato

C’è una lettera datata 29 giugno 1689 ed indirizzata al P. Lorenzo di S. Michele impegnato nel Capitolo Generale a Roma. In sostanza la consorella fa capire che preferirebbe comunicarsi meno spesso per timore di offendere il Signore. Accenna pure a momenti di tentazioni terribili (anche di suicidio) senza trascurare di palesare evidente avversione per il Padre Provinciale. Implora comunque aiuto e consiglio. Mi parrebbe un affronto tagliare anche minimamente questa missiva…

Giesú + Maria
29. Giugno 89.

Molto Reverendo Padre Nostro Osservantissimo

Humilmente prostrata a piedi di V. R. la suplico della sua santa Beneditione. Vorei pure ralegrarmi secco, mio caro Padre, ma il cuore non mi da; solo mi ralegro che si sia fatta in noi la divina Volontà. Nel resto, se é riusito faccile a V. R. il dire sia fatta la divina Volontá, a me non è riusito si facile, per che lo sentito asai che misi sia prolongata tanto questa mia consolatione di haverlo da vicino, essendo lunica che dessideri havere in questo mondo. Credo che li miei peccati ne sono la causa; non vorei pero che la lontananza lo ritirasse dal farmi la carita della sua assistenza, come sin hora per sua bontá si è degnato di farmi, ritrovandomi sempre piú bisognosa di quella, mentre sempre piú crescano le batterie del mio nemico, minaciandomi ben spesso di togliermi la vita, sino a dirmi che gettera il veleno nella particola accio venghi da quella invelenata. Gia due volte si è gettato vicino al comunicatorio in forma di dragone, faccendo gesti e segni che mi vol divorare. Questo mi á cagionato terore e timore, dubitando che questo Iddio lo permeta per farmi intendere che io meritarei piú tosto desser da quella malla bestia divorata, che desser degna di riceverlo e per ció non vorei riceverlo cossi spesso; ma non posso lasiarla senza licenza e questa non me la vogliono dare. Se V. R. giudicase che fosse melio che io non mi accostassi tanto spesso, mi facci la carita di significarlo al nostro Padre. Le aggitationi interiori sono sempre piú fieri, a segno che meno una vita sempre angonisante di morte, per una pena che del continuo mi struge per paura d’ofendere Iddio; e dall’altra parte mi sento strasinare a odij, irre, sdegni e rabie si bestiali, che veramente paio piú tosto un demonio che una └creatura, con certe stisse e in patienze che mi oprimono tanto che allevolte mi sento fornire e sensa chio li possa rimediare, riusendomi ogni diligenza in vano. Quando mi trovo in simile strete, mi pare che non mi resta piú altro, se non getarmi nel inferno e con sentirmi strasinare, per cosi dire, a fierissime disperationi; mi sento spingere si fortemente a togliermi di vita che se non fosse della Divina mano che mi tratiene, mi sarei gia getata molte volte giú dalla finestra, e questo mi pare che lo farei con gusto, per levarmi da’vanti alli ochi delle creature e particolarmente di quelli che mi governano, per che mi pare che, sentendo tal nova si raleghreriano di vedermi una volta fornita; e questo mi passa nel mio in terno con tanta rabia e rodimento, che mi sento scquarciare linteriora; laver poi da conferire queste mie miserie con il nostro Padre Provinciale, mi costa sudore di morte, per che provo alle volte una rabia e una aversione si grande contro di eso, che mi sento sconvolger tutte linteriora solamente nel sentirlo nominare; li lasio poi credere quando li o dandarli avanti! Questo mi nasse per chausa che mi pone il demonio in capo che non si cura piú della mia anima, ne della mia perfettione. O Dio, Padre mio, non so spiegarli a bastanza le strete che passo in questo modo; le aridita e seccagine di spirito è sempre piú grande, provando anco ben spesso unn’a oscurita dintelletto si grande che non so che farmi nel oratione, parendomi che non faccio altro che perder tempo. Il vero é che in questo tempo non mi accorgo di distrationi, ma solo me la passo al buio con nostro Signore. Credo che V. R. mintendera meglio di quello che mintendo io; pertanto lo prego con tutto l’affetto del cuore dinsegnarmi come devo portarmi, a fine che io non perda il tempo osiosamente; tanto spero dalla sua bontá che non mi negara questo atto di carita e con asicurarlo che non manchero di pregare il Signore che gli voglia eserli largo rimuneratore delle molte fatiche che per me si é pigliato e si piglia. Resto con pregarlo di non scordarsi nelle sue sante orationi di chi tanto li confida il suo cuore e ogni sua miseria, spiacendomi solo che non posso arivare a dirli tutto il mio cuore come farei piú che volentieri; mi perdoni se sono tropo longa ne miei spropositi, ma conpatisca e non mi neghi questo pocco soglievo, perche è lunico che abbi in questo mondo, e creda che li ho scrita questa piú con lachrime che con l’inchiostro; la Nostra Madre Priora lo saluta tanto tanto; il simile fano tutte coteste sue figlie, rincresendoli molto d’haver da essere ancor tanto tempo prive della sua persona e li conservano particolar affetto e non mancano ne mancherano di raccomandarlo ben di cuore al Signore; altre tanto ne sperano dalla sua bontá; e qui, per fine, resto con suplicarlo di novo della sua santa Beneditione.

Dal suo convento di S. Christina li 29 Giugno 1689
D V. R.
indegna figlia e serva nel Signore
Suor Maria delli Angeli
Carmelitana Scalza indegna.

Diavolaccio

Chi mai potrà l’angoscia mia mortale
Immaginare quando m’avvicino
A quella porticina donde passa
La mano che mi dona il Salvatore?
Sovente scorgo il diavol che sghignazza,
dicendo: ”Tu morrai avvelenata
dall’Ostia dello stesso tuo Signore!”.
Quanto vorrei poter precipitarmi
dalla finestra per andar incontro
ad una morte sola, meno odiosa
di quelle che sì spesso sperimento!
I confessori e pure le sorelle
sarebbero da giubilo pervasi
vedendo finalmente che una pietra
tombale pose fine all’aspra guerra…

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Il ritratto della Beata

Questa volta non è un pittore, ma Madama Reale che detta le sue impressioni a Padre Pantaleone Dolera al Processo Informativo Diocesano.
Confesso che, pur avendo visto molti quadri dell’illustre consorella, mi è sempre rimasto il dubbio che i pittori non riuscissero a perforare la corazza di quel suo sorriso a… tutti i costi! Trovo pertanto più penetrante questa descrizione di chi ebbe una lunga frequentazione con la Madre:

«Hebbimo la ventura di pratticare continuamente la serva del Signore, et a misura che godemmo di sua santa esemplare conversazione, crebbe in noi sempre più il concetto della sua eminente perfezzione e singolare santità. Fu ella primieramente arricchita dal Signore di doni naturali non ordinarij. Haveva lo spirito vivo, penetrante e capace di qualonque intelligenza; ed un tratto così soave, sì disinvolto, sì manieroso, che rapiva gl’affetti e la venerazione di chionque trattava con lei. […]
Si ammiravano in lei una modestia angelica, una mansuetudine singolare ed una tranquillità d’animo sì costante e serena, che bastava il vederla per essere edificati e consolati. La sua profonda umiltà generava in lei una così bassa opinione di sé, che tutti i contrasegni della nostra perfetta confidenza in lei e la stima distintissima che si faceva della sua Persona, non solamente da noi, ma dal Re, mio Signor figliolo, dalla Regina, dalle Principesse del nostro seguito non giovavano ad altro che ad accrescere la sua confusione. Fuggiva quanto più per lei poteva simili onori, e sarebbesi sempre nascosta…se la pontuale e perfetta ubbidienza…non l’avesse costretta a non occultarsi».

Celeste incanto

Spirito penetrante, mai t’arrendi
dinanzi a cime impervie: sai scalare
tutto con sorprendente agilità!

Chiunque ti frequenti sempre avverte
presenza irresistibil del divino
che lascia in cor la voglia d’imitarti!
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L’improvvisa bonaccia

Mio padre, capace di crollare per un semplice mal di denti, era invece un marinaio infaticabile ed abile nuotatore con una notevole resistenza in apnea. Io invece una volta sola ebbi il coraggio di salire su di un barca a vela con mio zio. Il veder nelle virate la coltre d’acqua più alta del parapetto della barca e soprattutto il sentire lo sconvolgimento del mio stomaco con fortissimi conati di vomito mi convinsero che la terra ferma doveva essere il mio campo di battaglia!
Una volta comunque mi trovai in mezzo ad una tempesta sul Lago Maggiore. Il battello per la veemenza del vento e l’improvviso diluvio non riusciva ad attraccare all’imbarcadero di Luino. Essendo in comitiva prima cominciammo a far dei canti della montagna a più voci, poi ad una voce ed infine tutti con la coda tra le gambe e sbiancati in volto ci mettemmo a recitare i Requiem della buona… morte!
Anche la nostra Beata due giorni prima della Festa dell’Assunta nel 1689 ottenne dal Signore la grazia di un…armistizio interiore! Ma lasciamo a voi il godimento completo che si ricava da questa lunga lettera indirizzata al P. Lorenzo di S. Michele il 21 ottobre del 1689.

Giesú + Maria Gioseppe

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Molto Reverendo Padre Nostro Osservantissimo

Prostrata ai piedi di V. R. lo supplico della sua santa Beneditione. Sono ben sette settimane che ricevei la carissima sua, in tempo che veramente nero bisognosa, ma Iddio volse che ancho di questa consolatione ne fossi priva, mentre mi fu datta listessa sera che mi posi a letto constreta da dolori colici et altri, insieme con febre e gran mal di gola; e questo erra un niente in parangone di quello che pativo interiormente. Mi pareva che Iddio mi haveva discaciata da se, che ben i miei peccati lo meritavano, tanto mi si rapresentavano gravi, come pur tropo lo sono; di che mi spiace per haverli comessi contro un Dio si buono. La mia vita mi pareva chera statta piena dingani e che non havevo fatto altro che inganare V. R. e queli che mi guidano. Dicevo tra me stessa Non è maraviglia che Iddio scarichi li colpi della sua divina giustitia sovra una creatura cossi selerata come son io. Mi sentivo dire del continuo Sei persa, sei danata; gia è data la sentenza di maledisione sovra di te, non sperar piú misericordia. O Dio, Padre caro, che angustie erano queste per la povera anima mia! Dicco con tutta scincerita che non sono morta una volta, ma molte almeno; ho provato molte hore langonia di quella. Il mio nemico mi tormento anco asai con strepiti, rumori e con certe strida che una serra fece asai sburdire la Nostra Madre Priora. Mi dava ad └dintendere che lui mi aveva vinta e che gia ero sua. Io procuravo di fare atti di confidanza in Dio e imploravo quanto piú potevo il suo Divin aiuto, ma mi pareva che non mi volese udire, ne sentire, e qui mi si cresevano le angustie e sensa poter havere alcun solievo dalle creature. Rendo pero gratie al Signore che non ha permeso che io sia cascata in una ben che minima ofessa sua. Da questo ben vedo che sono sostentatta con la sua divina mano, che nel resto sarei gia molto profonda nel inferno. Ceso questa tempesta per virtú della Santa obedienza; il simile fece il male, ricevendo per obbedienza di Nostro Padre Provinciale di star bene, lintivigilia della SS. Vergine e il giorno della sua festa di fare la santa Communione con la santa Communita. Il che potei fare ogni cosa con laiuto di Dio, trovandomi cosi bene di sanita, come se non havesi mai hauto alcun male. Pasai dal mare tempestoso a quello delizioso, mi trovai subito in una gran quiete, trovai dentro di me colui che il mio cuore tanto cercava e bramava. Mi fece, per sua misericordia, godere della sua amabile presenza. Pasai tutta quella notte della Vergine con gran contentezza e consolatione; il desiderio che havevo di accostarmi alla Santa Communione era tanto grande che non capivo di me stessa, mi pigliavano certi impeti cossi grandi di desiderio di unirmi con Dio che mi sentivo portar fori di me stessa. Quando lebbi ricevuto, provo l’anima mia tal unione con Dio che ben intesi quelle parole di san Paolo, Vivo io, non piú io, ma vive in me il mio Dio. O Dio dell’anima mia, chi mi desse lingua di poter dire le misericordie che ricevei in questo tempo dalla vostra smisurata bontà? Ma in vero ne so dire, ne spiegarmi; lo vorei saper fare accio V. R., che sa quello che sono stata sempre, cossi pessima e cosi trista, ringratiase per me si bon Signore. Pasai tutta quella ottava con gran racolimento. Il giorno poi del ottava ricevei unaltra misericordia dal Signore; stando alla messa della communita, mentre si communicavano, quando arivo alla comunione una Madre, vidi nella particola un banbino tutto coperto di sangue. Listeso vidi quando me li accostai io. Nel ingiotir della particola senti un sovavisimo liccore, restandomi anco la bocca tutta piena del istesso licore che mi penetro tutta l’anima et il cuore, lasiandomi tutta confortata e con grandisima consolatione. Intesi che col suo presioso sangue voleva mondare l’anima mia da ogni machia di peccato. Sorti da quella con gran pace e quiete e con gran desiderio di servirlo e di patire tutti i travagli che lui piacera di mandarmi. Mi lasio anco un gran desiderio di esser dispregiata, avilita da tutti, ansi mi pare che haverei volsuto sobisarmi e profondarmi sotto terra, con un certo stugimento che non so come spiegarlo. Il giorno di San Giovani Batista, m’intendo la decolasione, nel accostarmi alla santa Comunione, vidi dalla banda sinistra del comunicatorio un angelo molto bello con una spada in mano, minaciandomi di tagliarmi la testa se a quello mi acostavo. Io restai molto conturbata e intimorita e non sapevo se dovevo accostarmi o ritirarmi. In quel ponto sentij una voce interna che mi dise Felice sarei se morisi per obbedienza. Questa voce minnanimo e mi accostai a quella. Nel ritornare, non lo vidi piú, restando doppo la communione con molta pace e quiete; ansi me la pasai molto bene con Nostro Signore. Alle volte questa cosa mi fa molta pena per non saper se fosse angelo bono o cativo, se bene Nostro Padre e il padre Confessore dicano che è stato cativo. Hora, mio caro Padre, sono alfine del folio e non ó potutto dirli tutto quello mi è pasato dallaltra in qua. Del altra sua non mi è restato nisun dubio; ansi mi pare che V. R. veda e intenda meglio di quello che io so spiegarmi. Giesú sia quello li paghi tanta carita che fa a questa miserabile e mi perdoni se li sono tropo fastidiosa. Questo haviene dalla gran confidanza che ó seco; per cio mi compatisca e si degni di raccomandarmi al Signore. Io nelle mie povere non manco mai. Suor Maria Teresa dice che non vorebe si scordase di lei. La Nostra Madre Priora lo saluta tanto; si degni di benedire la sua figlia.

Li 21 Ottobre i689
Di V. R.
indegna figlia, Suor Maria delli Angelii

La tempesta sedata

Mi par interminabil agonia
questa mia vita in preda all’abbandono
cocente del Signor, mentre il maligno
plaude beffardamente al mio tormento…
Poi d’improvviso il suon dell’obbedienza
pon fine allo sconquasso che atterriva
l’intero Monastero: il tempestoso
mare divien deliziosa bonaccia!
Indescrivibil pace mi pervade
nel ritrovar Colui che ricercavo
inutilmente… Per l’ardente brama
d’avere l’eucaristico alimento
sentivo in me l’anelito possente
a divenir tutt’una col mio Dio,
né mi curavo d’esser ritenuta
fuori di me per queste mie follie!
Visione
Non credo agli occhi miei quando intravedo
nell’Ostia consacrata la figura
d’un Bambinello di sangue chiazzato…
Inghiotto la particola provando
il nitido sapore d’un liquore
davvero soavissimo che impregna
l’anima e il cor, lasciando sicurezza
imperturbabile. Tutta mi sento
mondare da quel sangue, che infervora
ad affrontar novelli patimenti
pur di rassomigliar al Cristo amato!
Bonaccia

Non v’è tempesta alcuna sulla terra
che possa opporsi all’imperiosa voce
di Chi donare può bonaccia eterna!
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Attenti al cane

In genere questa scritta si vede davanti a parecchie abitazioni, ma scorrendo la folta corrispondenza della Beata coi suoi Direttori di spirito mi convinco sempre più di una cosa. Lei non si accorgeva di portarsi appresso la medesima scritta: dove per cane s’intendeva sia il demonio che lei stessa per via di certe sue rabbie devastanti! Leggere per credere.

Lettera del 26 marzo 1687 al padre Lorenzo:

«Il venerdi fui assalita di tentatione di odio, dira e di rabia contro Dio e contro de miei superiori. Fu si vemente, che mi vedevo rapirmi fora di me stessa sensa poter rifletere a quello che faccevo; mi lasiai andare in mille impatienze e sdegni verso di Nostra Madre e li parlai con molta superbia e orgoglio. Stando in simile bestialita, mi passò un lume interiormente che mi fece vedere il pericolo in qui stavo e, subito raveduta del mio fallo, mi getai a terra e con vero cuore mi humigliai, e con l’aiuto del Signore restai quieta. Doppo vene il Nostro Padre e di novo mi humigliò ben bene e mi fece fare la dovuta penitenza. Quando non sono bestia, la faccio di buon cuore, ma quando sono bestia, la faccio da vera bestia. Li 16. partì Nostro Padre per Asti e mi comandò per obbedienza che in tutto quel tempo che stava forri io restasi quieta. Godei per gratia del mio Dio il frutto della santa obbedienza, godendo molta quiete interna; solo si lassio vedere in forma di un groso cane legato con una cattena che con molta rabbia la stava rodendo. Durò la mia quiete sino che durò la fedeltà nel obbedire. Incominciando una sera a discorere sovra l’obedienza, dicendo fra me stessa Il Nostro Padre é pure un buon h’uomo in pensar che con la sua parola mi tiene quieta, et altri simili; in quel subito mi assalto il demonio, in forma h’umana, facendo atti e gesti molto indecenti. Io, con laiuto di Dio, mi accorsi del mancamento fatto, li chiedei di cuore perdono, e confidata nella sua Misericordia, pressi animo e li comandai in virtú di Dio e della otorita che tenevo da V. R. si partise, e cossi si parti, restando io molto confussa per il mancamento fatto. H’orra ben spesso il Nostro Padre si serve di questo comando, e mi riese listesso, ed in vero bisogna, che li confessi il mio mancamento, che non so fornire una volta di dobbedire alla cecca, ma voglio sempre ficar il nazo dove non mi tocca, come mi dise V. R., e con molta raggione.

Un venerdi dasera, stando facendo la dissiplina in comunità, mi asaltò il demonio e me laiuto a pigliarla, benche mi fece restar il bracio inmobile e tanto pesante che mi pareva di piombo; con tutto li colpi furono sensibili e restai si mal tratata, che per molti giorni mi movevo con molta dificoltà. Io, come mi accreseva il patire, non li comandai che si partise, ma il Nostro Padre mi á detto che non ó fatto bene e che lo scacci sempre da me, e che mi servi dell’otorita che mi á datto V. R.; e cossi lo faccio. Domenica, sortendo da fare la dissiplina, doppo che tutte erano ritirate a dormire, comparve in forma di monaca sula scalla che và al dormitorio alto; io quando vidi quella monaca, mi vene il baticore, temendo desser discoperta, ma dalla turbasione che mi fece interiormente, conobi che questa erra una fraude del demonio. Presi dacqua benedeta facendomi il segno della croce, li comandai in virtu di Dio e della otorita che tenevo che si partise e andase nel abisso del inferno, dove Iddio laveva destinato. Venerdi pasato pasai una teribile bataglia, sugerendomi il mio nemico che gia nel decreto di Dio ero riproverata, e che facessi pura quante penitenze io volevo, che ad ogni modo mi saria danata. Io li disi che quanto bene fossi da lui riproverata mi protestavo di voler vivere appogiatta alla sua infinita misericordia e che volevo amarlo e servirlo sino all’ultimo momento della mia vita. La matina del sabbato mi asalto di novo e mi dise con voce molto spaventosa Baggiana, voi dar credito a quel tosso che fa tutto il suo potere per farti precipitare piú presto nel inferno e ti comanda per obbedienza una cosa che non é in tuo potere acciò chaschi in peccato mortale e in disgratia del tuo Dio. Io li dissi Partiti da me, Padre delle menzogne, tissone del inferno, che sin che h’avero fiato nel mio corpo voglio obbedire. E subito si parti; o Dio, Padre mio, quanto devo al mio Signore per la continua assistenza che mi fa provare nelle mie bataglie, la forsa che mi dona per superare il mio nemicco, essendo io si fragile e miserabile, piena di miserie e iniquita e dingratitudine; questo mi fa restare del continuo nella confusione mia e nella mia baseza, e quanto piú abbondantemente versa sovra di me le sue misericordie, tanto maggiormente desidero di profondarmi nel abisso del mio niente. E quando sara quel giorno, Padre mio, che arivero a meter questo desiderio in esecutione, essendo io un vaso miserabilisimo epieno di superbia! V. R. si contenti di ottenermi da Dio questo conosimento, che tanto ne tengo di bisogno. Mentre prendo ardire ad’augurarli a V. R. felicissime le Sante feste pascuali colme di tutte quele gratie celesti che il Signore si compiace dare a chi fedelmente l’ama, come fa il mio sempre più caro Padre. E qui per fine lo suplico della sua santa Beneditione. Dal suo Convento di S.C. li 26 marzo 1687

Cane rabbioso

Cane rabbioso, inutilmente cerchi
di roder con le zanne la catena
dell’obbedienza datami da quanti
sanno di me curarsi. Sempre inventi
subdoli strattagemmi per staccarmi
da quel Signor che porto fisso in core!
Tizzone dell’inferno, vuoi che cada
nel regno dell’orrore… Le tue trame
giammai potranno l’alma svincolare
dall’amoroso abbraccio del suo Dio!

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Nuovo nome, muova vita

Quando mi feci frate nell’ormai lontano 1959, vigeva ancora l’usanza di assumere un nuovo nome e cognome per indicare il totale cambiamento di vita. Il cognome in genere si riferiva ad un mistero della fede oppure anche a qualche Santo. Sino all’immediato dopoguerra era il Provinciale che decideva tutto, dietro anche suggerimento del Maestro dei Novizi. Ai miei tempi invece ci veniva consentito di scrivere su di un foglietto tre opzioni. Io, che volevo dare un tocco di meridionalità alla mia nuova denominazione, ne scrissi solo due: F. Niccolò della Vergine del Carmelo e F. Nicola della Madonna del Carmine.
Provvidenza volle che la scelta del Provinciale cadesse sulla seconda, da me preferita. Ironia della sorte: in quasi tutti gli elenchi io compaio in maniera… anfibia: risulto infatti come F. Nicola della Vergine del Carmelo!
A Marianna Fontanella venne assegnato quello di Sr. Maria degli Angeli. Certo che ad esaminar bene la sua travagliata esistenza uno sarebbe tentato di darle un altro… cognome!

Degli angeli o dei diavoli?

Quando ripenso al gaudio assaporato
sentendo la mia vita accomunata
a quella dei celesti Messaggeri,
spesso mi chiedo, stropicciando gli occhi:
“Fu realtà quel nome a me donato?”.
Dai diavoli mi vedo circondata
ad ogni pié sospinto… Più ti cerco,
Signor, e più mi vedo allontanata
da quell’eterna pace che sospiro!

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Questa mia vita

Mi è sempre piaciuto mettermi poeticamente nei panni altrui. Questo mi consente di imprimere maggiormente nella memoria date, episodi e sentimenti. Provo pertanto a voltarmi indietro, cercando di riassumere la mia intera esistenza in qualità di… Marianna Fontanella, divenuta poi Sr. Maria degli Angeli.

Ripensando

Sempre ripenso a questo mio cammino
sovra la terra. Sin dagli anni belli
di quella pirma infanzia il cuoricino
sentivasi portato verso Dio!

Poi la malia di mondane cose
seppe appannar la vista… Mi ritrasse
dal baratro quel volto tumefatto
del Cristo, che voleva farmi sua!

Vincendo le materne ritrosie
volli tentar la vita religiosa:
mi ritrovai del tutto imprigionata
interiormente… Forse prematuro
il passo fu. L’attesa d’altro segno
inutile non fu. Potei scoprire
le figlie di Teresa, rivestendo
quell’abito che porta la fragranza
del dono della Vergine Maria!

Credevo che assumendo il nome nuovo
m’avrebbero i celesti Messaggeri
sempre difeso dal mortal nemico,
eppure mai si placa questa guerra…
Par il maligno un cane che rabbioso
voglia sbranarmi quando m’avvicino
a te, Signore, solo mio sospiro!

La morte mi parrebbe un gran sollievo,
se confrontata con il deprimente
disgusto di me stessa nel sentirmi
persino abbandonata dal mio Dio…

Perché la gente tanto in me confida?
Perché mi chiede sempre d’implorare
grazie divine, quasi che potessi
meglio far breccia nel superno Cuore?

Soltanto rari squarci del tuo Amore
sanno fugar le tenebre che l’alma
opprimono spietate… Mi sostiene
ancor dei tuoi ministri la pazienza:
lor sanno con fermezza dipanare
tutte le oscure trame del maligno.
Fin quando mi potranno sopportare?

Dimmi, Signor, che mai ti stancherai
di questa miserabil creatura
che seppe solo creder al tuo Amor!

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È finita la guerra!

Ricordate la gioia di Dante nel rivedere finalmente le stelle dopo la traumatizzante esperienza dell’Inferno? Credo sia avvenuto altrettanto per la nostra Beata quando il Signore finalmente fuga le tenebre interiore che l’hanno per così tanto tempo avvolta!
Il 21 luglio 1691, scrivendo al suo direttore spirituale, la Beata gli comunica:

«Sono sette mesi che per grazia di Dio hanno terminati li miei travagli interiori», aggiungendo che la quiete di cui finalmente gode fu preceduta da una visione il giorno della festa «del Beato Padre Giovanni della Croce». Mentre si trovava all’orazione «con grande aridità e tedio» le apparve improvvisamente il Cristo «con la croce in spalla, coronato di spine» con accanto S. Giovanni della Croce. «Mi disse che si terminavano li anni della mia purificazione; che cosa volevo per l’avvenire». Suor Maria rispose che voleva, come il suo S. Padre Giovanni, “patire ed essere disprezzata per amore”. «Nostro Signore distese il suo braccio e mi abbracciò con segno di gradimento, e restò l’anima mia con tanta brama di patimenti e di dispregi che mi dura ancora adesso».

Sospirata pace

Stamani avverto lieta sensazione:
indescrivibil pace l’alma inonda!
E’ come se la guerra prolungata
senza esclusiòn di colpi col maligno
si fosse per incanto dileguata!

E tu mi appari, dolce Salvatore,
portando la tua Croce sulle spalle,
seguito da colui che seppe amare
il legno della santa Redenzione!

Tu mi vorresti grato ripagare
per tanta dura lotta sostenuta…
Inconsciamente sgorgan le parole
fiorite sulle labbra di Giovanni:
“Patire disprezzata sol per Te!”.

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Verso nuove mete

Soltanto il Cristo può radicalmente cambiare il corso della nostra storia! Beato chi sa subito riconoscere nello straniero di Emmaus l’unico compagno veramente fedele del nostro viaggio!

Abbandonarsi

Abbandondarsi senza resistenze
alla soave azione del divino
Spirito, che s’insedia dentro l’alma
Facendole la gioia assaporare
D’essere incontrastato suo possesso!
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Plasmare le anime

Io sentii per la prima volta questo strano nome di “Maestro dei Novizi” nel settembre del 1959 quando feci il mio timido ingresso nel Convento di Concesa (MI) in riva all’Adda. Era una figura veramente austera. Doveva essere molto nervoso perché anche quando mangiava sembrava che dialogasse continuamente con se stesso. Se fossi stato un sordomuto, avrei potuto decifrare tutto quando andava rimuginando tra sé. A distanza d’anni dovetti ammettere che P. Serafino Rurale era un sant’uomo e lui capì la mia “conversione”, ricambiando genuinamente l’affetto.
Sinceramente, se fossi un pittore, sceglierei lui come modello per un quadro su S. Giovanni della Croce! Ma torniamo alla nostra Beata, frastornata dalla tegola che la Comunità le ha appena imposto: far la Maestra delle Novizie!

«Suor Maria degli Angeli aveva ormai trent’anni. Lo splendore della sua vita interiore non poteva rimanere nascosto e le superiore ritennero giunto il momento di mettere a servizio della comunità le ricchezze che il Signore aveva profuso in lei con tanta larghezza. Le affidarono perciò l’ufficio di maestra delle novizie.
Sgomenta e confusa, la Beata escogitò piccole astuzie per sottrarsi all’incarico, ricorrendo alla mediazione del suo provinciale e del suo direttore, protestando la sua incapacità. Ma la risposta del padre Lorenzo tagliò corto a tutte le esitazioni:

Il motivo che mi propone è molto frivolo…Mi dice che teme di non dare alla sua novizia il vero spirito della santa Religione, perché non può dare alle altre ciò che non ha per sé; et io le rispondo che… non ha da dar alle altre lo spirito che non ha, ma quello che gli è stato insegnato».

Maestra delle novizie

A ciel sereno un fulmine sconvolge
di questa monachella il ritirato
vivere, ricercando il suo Signore!

Sul candelabro voglion collocarla
dandole l’onerosa formazione
di chi fidente bussa a quel Carmelo…

A nulla valgon tante rimostranze.
Persino il Provincial e il Confessore
le dicon d’umilmente assoggettarsi!

Come potrà donar alle Novizie
il genuino spirito sapendo
d’esserne lei per prima sì carente?

Inappellabil giunge la sentenza:
s’industri d’insegnare solamente
quanto di veritier le fu inculcato!

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Occhio vigile

Dice il proverbio che l’appetito vien mangiando, ma io sinceramente ho constatato di persona che a non mangiare cresce maggiormente! Sta di fatto che le Consorelle, dopo averla assaggiata come Maestra delle Novizie, pensano di completare il menu facendola addirittura… Priora!

“Suor Maria degli Angeli si rivelò subito una perfetta formatrice di anime per le sue doti naturali di intelligenza e di discernimento, per l’innata delicatezza di tratto, per la sua virtù provata, ma soprattutto con l’esempio della sua vita. Possedeva in modo eminente l’arte di educare all’amore, al sacrificio, alla preghiera, alla generosità, al dono totale di sé, alla fedeltà alle piccole cose, alla pratica della virtù. Bastava guardarla, osservare come si comportava lei per sapere come deve vivere una perfetta carmelitana”

Sull’argomento i testimoni alla causa di canonizzazione sono tutti concordi, ma tra tutte, interessante e rivelatrice è in proposito la deposizione della madre Maria di S. Gioachino, sua ex novizia:

“Esercitò pure la sua carità verso le monache, amandole tutte senza differenza alcuna, e nelli religiosi trattenimenti non si mostrava gravosa ad alcuna, anzi esortava le religiose, e particolarmente le novizie, dicendoci e procurando imprimerci nella mente sentimenti di carità, dicendo: «Procurate di far sempre gran caso delle cose piccole, e così non cadrete facilmente nelle grandi. Chi fa caso del poco, non cade nel molto. Interpretate sempre in bene e fate stima di tutte le vostre sorelle…Procurate sempre un gran trattenimento interno con Dio, che è poi il principale…Mettete la vostra propria volontà nelle mani di Dio, e così facendo, verrete a tirare quella di Dio nelle vostre mani”.

Lo stesso stile si riscontra nel suo modo di guidare la comunità. Nel 1694 infatti, – con dispensa della S. Sede, perché non aveva l’età fissata dai sacri canoni per questo ufficio – , fu eletta priora.
In proposito, il padre Michele di S. Teresa che l’aveva conosciuta da vicino come suo confessore e provinciale, testimoniò che governava

«con tanta uguaglianza, che tutte erano contente, che dipendevano tutte dal dolce ed efficace comando della medema, accomodandosi all’animo d’ognuna, in modo però che con la dolcezza faceva osservare esattamente le regole della Religione, anche in cose piccole, cercando ogni mezzo adatto al temperamento delle monache».

Cosciente della sua responsabilità di promuovere la crescita spirituale delle consorelle a lei affidate, vigilava per correggere eventuali lacune o pigrizie. «Lo faceva – testimonia suor Maria del Crocifisso –con grande carità e piacevolezza, carità unita a zelo, che rapiva l’animo di tutte, a segno tale che ci erano più care le correzioni che venivano dalle serva di Dio, che le espressioni di affetto che venivano dalle altre».
Suor Teresa Battista della Passione conferma che «nel medesimo tempo si faceva amare e temere» e confessa che pur sapendo di essere una delle sorelle più amate dalla madre e provando per lei sentimenti di autentica venerazione, tuttavia «non poco la temevo».
La nipote suor Anna Cristina, figlia della sorella Elena Cristina, che la ebbe madre maestra e priora, infine, aggiunge:

“Era altresì arricchita del dono della penetrazione dei cuori. È noto in monastero, mentre essendo superiora, si accorgeva quando alcuna delle nostre monache, essendo all’orazione, pativano delle distrazioni, richiamandole con il tossire, essendo questo a me più volte accaduto…Come pure, essendo Essa superiora, e andando da ella a conferirli il mio interno, e al luogo di spiegarle quanto in me passava per la difficoltà che avevo, le dicevo tutt’altro…ella, penetrando il mio cuore, mi diceva: «Mia figlia, non siete venuta da me per dirmi quel tanto che mi dite; narratemi quel tanto che vi passa, che è il motivo per cui siete venuta”.

Tossire

Qualcuna nel sentir che la Priora
tossisce, penserebbe a raffreddore…
L’illumina il Signor interiormente
perché con quel colpetto provvidente
richiami le distratte consorelle
a concentrarsi nell’adorazione
silente dell’amato Redentore!

*

Tergiversare

M’attende la Priora per colloqui
impegnativi… Cerco strattagemmi
onde sviare tutta l’attenzione
da quanto veramente punge il core…

Al gioco sembra stare la Priora
per qualche istante. Poi tagliando corto
m’invita a metter sulla piaga il dito,
svelandole l’interno mio tormento!

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Bonaccia

Non v’è tempesta alcuna sulla terra
che possa opporsi all’imperiosa voce
di Chi donare può bonaccia eterna!

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È l’ora dell’addio

Siamo nel dicembre del 1717: arriverà fino a Natale la cara consorella? E’ questo l’unico assillo ormai non solo dell’intero Monastero di S. Cristina, ma anche di confratelli, laici e della la stessa Casa Savoia. Sentiamo le testimonianze delle testimoni oculari del suo santo trapasso alla riva dell’eternità!

Testimonianza di suor Maria del Crocifisso:

«Passò la Serva di Dio li sedici Dicembre dell’anno mille settecento diecisette di febre ardente in questo Monastero, avendo avuto avanti malattia di sette in otto giorni, et io fui presente al suo Decesso, et l’assistei pendente tutta la sua malattia, per essere in quel tempo io all’officio dell’Infermiera. La Serva di Dio qualche tempo avanti la sua malattia incominciò quasi à predire la sua morte, mentre andando avvicinandosi il tempo della mutazione della nostra Superiora, e temendo essa d’essere eletta, alli diciotto di Novembre del detto anno fece chiamare il fu Padre Luigi di Santa Teresa, allora Confessore Ordinario di questo Monastero e Direttore della Serva di Dio, et in questo Parlatorio lo pregò di fare in modo, che le Monache non la eleggessero per Superiora, al che il detto Padre le rispose, che esso non voleva ripugnare alla volontà di Dio, né al desiderio delle religiose. La Serva di Dio ripigliò, non volendole fare quella grazia, almeno le permettesse, che essa s’aiutasse col suo buon Gesù. Al che il Padre di nuovo le rispose Si, si, figlia, si aiuti col suo buon Gesù.. la Madre soggiunse Vostra Riverenza si ricordi, che mi ha dato licenza di iutarmi col mio buon Gesù. Io in tanto so questo perche uscita la Serva di Dio à pena da questo parlatorio, e da me incontrata, e veduta piangente e mesta, l’interrogai con replicate instanze di dirmi il motivo di sue afflizzioni, et ella alla fine mi graziò di notificarmi il sopranarrato, e passato trà il detto Padre Luigi et essa, e perche io le dissi, che non bisognava avesse pensato a queste cose, essa mi rispose Voi altre vi aiuterete di farmi superiora, et io m’aiutarò col mio buon Gesù, così vedremo chi porrà più. Gionto poi il nove Dicembre […] fu attaccata da grave febbre, et chiamati li Medici, stimarono subito il male grave, e mortale, e perche era longo tempo, che la Serva di Dio desiderava parlare al Padre Costanzo di San Luigi, fu anch’esso fatto chiamare, e gionto al Monastero, et visitata l’Ammalata, e parlando io col detto Padre della malatia della Serva di Dio, le dicevo, che bisognava che le dassero l’obbedienza di non morire, come già ne avevo fatta istanza al Padre Luigi, il quale mi aveva risposto, che non poteva darle tale obbedienza, perche sentiva un istinto interno, che le proibiva di quella dare. Il detto Padre Costanzo mi rispose O figlia, se sapesse quello l’ammalata mi hà detto, non mi fareste questa istanza, perche non è più à tempo, mntre m’hà detto, che Iddio le hà abbreviato i suoi giorni. Fu in detta malattia comunicata una volta per devozione, e doppo detta comunione fu udita […] à proferire le seguenti parole Oh Signore se volete darmi più da patire, datemene ancor più, solo vi chiedo, chemi lasciate la testa libera, acciò possi più amarvi, per il resto fate di me quanto volete. […].Il che udendo, approssimando il letto dell’ammalata le dissi Oh Madre non chiami più da patire, perche hà abbastanza patito. La Madre mi rispose Oh figlia,più, e più; se conosceste il bene, che è nel patire. Prese in detta malattia tutto il suo male con rassegnazione e pazienza, e non mai diede segno di rifiuto di alcuna medicina […] Fece qualche piccola resistenza nel prenderla, fu ad un certo cordiale di prezzo inviatole da Madama Reale, dicendo: che simili cose preziose non si dovevano dare ad una povera Religiosa, e massime ad essa, che era una creatura tanto imperfetta. […] Era tale l’ardenza della febre, che aveva la Serva di Dio, che visitata dal Signor Medico Claudio Gagna medico ordinario del nostro Monastero, io hò udito che disse alla presenza della Suor Maria di S. Giuseppe […]essere esso in trentasei anni, che esercitava la Medicina, e curava ammalati, non haver mai ritrovato una febre così ardente […] Al Padre Luigi, il quale le disse, che andasse offrendo il suo male, e suoi patimenti al Signore (rispose) Può credere Padre che patisco assai, mà l’offerisco à Dio con la maggior allegrezza del cuore, e non potrei mai dir basta nel patire, perche vedo il gran bene, ch’è il patire per Gesù. E perche vedeva il Padre Luigi noi altre Monache molto afflitte non solo per il male, che pativa la Serva di Dio , mà per la tema, che avevamo di perderla, disse il detto Padre alla Serva di Dio, che ricevesse l’obbedienza di non morire, anzi di guarire da quella malattia, essa le rispose Padre nostro io so, che l’obbedienza vuole quello che Iddio vuole, così io voglio quel che vuole la santa obbedienza per fare la volontà di Dio; hò fatto tanta violenza al buon cuore del mio Gesù, accioche mi facesse questa Grazia; me l’hà fatta, hora non posso più se non fare quello, che Dio vuole. Crescendo sempre più il male determinarono li nostri Padri di darli la santa Comunione pere viatico alle replicate istanze della Serva di Dio; e portatole il Venerabile nella cella, quasi quello le avesse dato forza, si mise a chieder perdono à tutte noi altre Monache con parole così tenere et umili, che noi altre intenerite non potessimo ritenersi di dare in singhiozzi. Il che veduto dal fu Padre Luigi, stimò a proposito d’avvicinarsi al letto…e d’imporle di troncare il suo discorso. [alla priora in carica, la madre Felice Teresa di san Giuseppe] che le raccomandava piangendo di non abbandonare il suo monastero] «ella rispose che non l’haverebbe mai abbandonato, mà che li raccomandava di far osservare esattamente le regole e costituzione, l’Umiltà, la Carità trà le une l’altre, e di bene educare le novizie. Indi il Padre Provinciale [Raffaele di san Benedetto]unitamente al Padre Costanzo le fecero istanza di benedire tutte le sue figlie e Provincia et ella rispose con voce compassionevole, piangente Oh, una povera peccatrice come son io, non deve dare la benedizione ad alcuno. Replicò il detto Padre Vostra Reverenza gliela dii per ubbidienza. Allora tutte noi monache, l’una dopo l’altra s’avvicinassimo al letto per ricevere la benedizione[…] e ad alcuna diede qualche avvertimento parlando sotto voce…tenendo però sempre gli occhi chiusi, e il viso volto dall’altra parte, però sempre intrepida, dicendo, udendo che noi altre singhiozzavamo Mie figlie, che giova à piangere? Si contentino che il Signore faccia la sua santa Volontà[…]. L’ultima (a ricevere la benedizione) fù la serenissima Principessa giuniore di Carignano. Gionta la quale, il padre Costanzo prese la parola e disse:madre, qua ci è ancora una figlia da benedire; Vostra Reverenza la benedica per obbedienza: E come la Madre l’havesse veduta, alzando alquanto la mano le disse Nostro Signore la benedica, e le dia un vero distacco da tutte le cose di questo mondo. Diede questo meraviglia à tutti gli astanti, perche dalle dette parole diede segno la serva di Dio d’aver conosciuta la detta Serenissima Principessa, e pure non poteva vederla per havere gli occhi chiusi e il viso rivolto dall’altra parte del letto, et essere venuta pian piano e non essere stato suggerito da alcuno che quella era la Principessa.
[…] Vedendo il Padre Luigi che la Serva di Dio andava mancando, prendendo il Crocefisso d’essa le disse Orsù Madre Maria degli Angioli; Ella è vissuta fino al presente per obbedienza, se il buon Gesù la vuole, con Lui muoia per obbedienza. La moribonda allora aperti gli occhi e fissateli nel Crocefisso con sguardo amoroso, come havesse veduta qualche cosa di gran contento, per il che noi altre credessimo, vedendola così allegra, che Gesù Cristo le fosse comparso visibilmente, e doppo chiusi gli occhi, dolcemente spirò, restando in volto, anche doppo spirata, con volto e sembianza maestosa».
Erano circa le 22,30 di sera, -aggiunge la madre Maria di S. Gioacchino-. Interessante il particolare seguente:
«Seguito che fu il decesso della Serva di Dio, volevano le nostre Religiose dare il solito segno delle campane, mà non fù ciò approvatodal Padre Costanzo e dal Padre Luigi, che ivi erano assistenti, à causa del gran concorso di più persone, che stavano su la Piazza attigua al nostro Monastero su l’aspettativa della nuova del felice passaggio della Serva di Dio, e così…fu sospeso il detto segno delle campane fino alla mattina seguente, e ciò al fine d’impedire il troppo concorso delle medesime persone à questo Monastero, che probabilmente si sarebbero quivi portate».

Il transito

Scrolla la testa il medico: la febbre,
che non conosce sosta, sta sfibrando
ormai la poveretta, che rifiuta
costose medicine… Le ritiene
indegne d’una tale peccatrice!
A stento vien convinta ad impartire
una benedizione alle sorelle,
che s’inginocchian trepide, volendo
carpir tesori dal materno core!
Ad occhi chiusi curvasi su ognuna
facendo scivolar parole d’oro.
Prevale la stanchezza… Verso il muro
rivolge la sua testa mentre il braccio
fatica a por la mano sovra il capo
di quante ancor rimangono. S’avanza
per ultima una giovin principessa
senza dir nulla. Ma schiudendo gli occhi,
su questa nobil figlia dei Savoia
la Madre invoca il genuin distacco
dai sì stimati beni della terra!
Il Provincial s’avvede che il trapasso
incombe ormai. Tremante prende in mano
Il santo Crocifisso comandando
alla stremata monaca: “Vivesti
sempre per obbedienza ed ora muori
per obbedienza, se il Signor lo vuole!”.
Un fremito ridesta la morente,
che fissa con incanto celestiale
il crocifisso Amor! Per noi contempla
il Cristo rifulgente nella gloria!
E nel richiuder gli occhi dolcemente
spira, restando in viso luminosa,
avvolta da novella maestà!

…………………………

Eredità visibile

Dire Moncalieri e non pensare subito al Castello, che dall’alto domina la cittadina, è inimmaginabile. Ebbene la nostra Beata, vera calamita di vocazioni claustrali, scelse questa località per impiantare un nuovo nido del Carmelo, essendo il Monastero di S. Cristina in Piazza S. Carlo a Torino ormai incapace di accogliere le aspiranti teresiane. Lei purtroppo non potrà mai trasferirvisi per il preciso diniego di Casa Savoia, che non voleva privarsi della vicinanza di un simile parafulmine spirituale. E lei, seppur a malincuore, obbedì.

Il monastero di Moncalieri

Troneggia sovra il colle quel Castello,
che pare tutelare la città…

Quantunque sovrastato, il Monastero
delle Carmelitane sa vegliare
con armi piu gioiose la città!

La campanella timida tintinna:
mentre sonnecchia ancora la città,
si spande la fragranza della lode
divina che cadenza la giornata
e sa beneficare la città!

……………………………….

Conclusione

Io ho sempre definito intelligente chi riesca a contare quanti dormano durante la sua predica! Ed altrettanto vale per lo scritto.
Se non mi sono addormentato io nello stenderlo, si suppone che sbadiglino poco anche gli altri nel… leggerlo!

P. Nicola Galeno della Madonna del Carmine

orari quotidiani

Feriali
S. Messa ore 07,15
Festivi
S. Messa ore 08,00
Vespri ore 17,00
Sabato
ore 17,30 Canto Solenne
della Salve regina

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