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Il giardino di Dio

Spiritualità carmelitana

«Nell’ organizzazione della vita della comunità e nell’ impegno personale di ogni monaca

la preghiera deve occupare il primo posto»

(Costituzioni delle carmelitane scalze)

CarmelitaneMoncalieri-032

Al Carmelo la preghiera è ragione di vita, respiro dell’anima, forte impegno apostolico, comunione profonda con la preghiera di Gesù, partecipazione al suo mistero pasquale.

S. Teresa, per combattere il male che affliggeva il mondo, decise di vivere gli insegnamenti evangelici «con ogni possibile perfezione» insieme a un piccolo gruppo di sorelle, il «piccolo collegio di Cristo», innamorate di Gesù e legate tra loro da una profonda amicizia. Per Teresa dunque Gesù e il suo Vangelo deve essere al centro della vita.

È necessario perciò riscoprire  il Suo volto, riascoltare le sue parole, riflettere sui suoi gesti, percepire i suoi desideri, lasciarsi coinvolgere dal suo donarsi per amore, lasciarlo vivere in noi per concentrare su di lui i propri sentimenti, le proprie aspirazioni, tutto il proprio essere.

«Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me»

(Gal 2,20)

E Teresa ci dice anche quale è la «porta» per realizzare questa comunione con Cristo: l’orazione.

Essere oranti è essere amici di Dio: «Tratar de amistad estando muchas veces tratando a solas con quien sabemos nos ama» (Vita 8,5). «Tratar de amistad» equivale a «essere amici», avere un rapporto di amicizia. Sempre. Nella concretezza della vita. «Sarete miei amici se fate quel che vi comando…questo vi comando: amatevi».

«Estando tratando». Nella ripetizione teresiana, c’è la coerenza di una amicizia segnata da momenti concreti in cui gli amici si incontrano, si guardano negli occhi, si parlano. Non solo qualche volta, in determinati momenti, ma sempre. Infatti, precisa Teresa, «anche il rapporto di parentela e di amicizia si perde con la mancanza di comunicazione» (Cammino di perfezione 26,10).

I due poli dell’ amicizia vengono allora richiamati per stabilire i due poli della preghiera:

  1. la preghiera-vita, che suppone un rapporto costante con Dio: «muchas veces»;
  2. la preghiera-esercizio, che richiede tempi opportuni dedicati a questa esperienza di incontro, di ascolto, di dialogo.

Tempi lunghi e forti per una realtà destinata a crescere dinamicamente fino a diventare una storia di amicizia che richiede costantemente la verifica nella vita.

«A solas». Nella solitudine. È chiaro che questa solitudine richiede lo spazio del silenzio interiore per ascoltare e parlare.

La solitudine è richiesta come un bisogno psicologico di concentrazione per essere in un rapporto vitale con Dio; ma anche come una necessità di far tacere quanto impedisce di percepire la presenza di Dio. La motivazione data da Teresa per questo «a solas» della preghiera, non è intimismo ma, ancora una volta, imitare Gesù: «perché così faceva il Signore quando pregava, e non perché ne avesse bisogno ma per il nostro insegnamento» (Vita 8,5).

Teresa ha meditato spesso sulla preghiera silenziosa e solitaria di Gesù, richiamata dagli evangelisti. Perciò propone il Cristo come modello della preghiera: «Sapete che sua Maestà ci insegna a pregare in solitudine» (Cfr. Mt 6,6.14,23; Mc 1,35.6,46; Lc 5,16.6,12).

Ella suggerisce sempre come verifica della preghiera l’amore verso i fratelli ed il loro servizio, fino a sperimentare che nella preghiera la solitudine si riempie di presenze e l’anima viene spinta a lasciare Dio per il prossimo.

«Con quien sabemos nos ama». È l’elemento principale della definizione teresiana, perché ci fa scoprire un Dio che ci ama per primo, un Dio che conosciamo e sappiamo Amico nostro, in una attiva e sempre viva comunicazione di amore. In questo sta il segreto della preghiera: consapevolezza che Dio ci ama, fede in Dio che ci è amico.

La preghiera allora ripropone il dialogo di amore della Rivelazione e ne è la risposta. È dialogo, ma in quanto è l’uomo che deve rispondere ad un amore che si è manifestato. Un «sappiamo» che è esperienziale, ma che dipende in definitiva dalla parola di Dio attraverso cui noi «sappiamo e crediamo all’amore che Dio ha per noi» (1Gv 4,16).

L’ascolto della Parola ci rivela Dio Amico degli uomini e la storia della salvezza come storia di comunione tra Dio e l’uomo.

Non si fa orazione semplicemente perché si riservano dei momenti alla preghiera, ma l’essere amici di Dio è preghiera.

La nostra risposta d’amore all’amore di Dio è possibile perché è Dio stesso che ha seminato nel nostro cuore la sua carità perché «L’amore è da Dio» (1Gv 4,8) e «In questo sta l’amore, Dio ha amato noi» (1Gv 4,10); «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5). «Dio è amore» (1Gv 4,8); «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15,15).Tutta la preghiera teresiana si fonda su questi principi evangelici fondamentali e sulla consapevolezza che Dio ci ama come un padre: «Se uno mi ama, il Padre mio lo amerà» (Gv 14,23)

«S. Teresa … nel capitolo 28 del Cammino di Perfezione dice: parlate con Dio come un padre, come un fratello, come uno sposo, come col Signore: tutti i volti dell’amore di Dio possono essere buoni per questo rapporto di amicizia. Quindi entriamo proprio nel nucleo centrale del Vangelo con questa preghiera…». Riflettendo «su quello che la santa dice, Il suo riferimento al Cristo orante del Vangelo, mi domando se la S. Madre [Teresa] non ha riscoperto qualcosa di quello che era la preghiera di Gesù, della quale i sinottici dicono che pregasse, ma non come pregava … La santa è maestra di preghiera, ci spiega il valore evangelico della preghiera. Se confrontiamo quanto dicono i sinottici sul Cristo che prega, con la definizione che Teresa dà della preghiera, forse noi scopriremo cos’era la preghiera di Cristo: e cioè un trattare d’amicizia, molte volte, nella solitudine con Colui da cui sapeva d’essere amato. In fondo la grande esperienza di Cristo nella preghiera non è altro che mettersi in rapporto col Padre, dal quale sa con tutta certezza d’essere amato, e in quella preghiera Gesù accoglie la parola di Dio, accoglie la volontà di Dio per il regno di Dio» (Jésus Castellano).

Lo stile di preghiera del Carmelo è divenuto ormai patrimonio della Chiesa universale e può essere vissuto da chiunque e in qualsiasi stato di vita: sacerdotale, religiosa, laica. Da tutti coloro che cercano Dio perché, di tutti Dio è Padre e a tutti vuol fare dono del suo amore.

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