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A tu per tu con Maria Degli Angeli

Io sono convinto che il fuoco, se potesse parlare, ci direbbe in questo caso. “Guarda che le cose più belle scritte dalla Beata, sempre per obbedienza, me le sono… pappate io! Quel giorno avevo fame e lei mi accontentò, facendo una bella fiammata…”.
Ed una volta tanto dobbiamo ringraziare un confratello molto illuminato, che disubbidendo alla consorella, non riservò la stessa fine agli scritti da lei ricevuti… Caro P. Lorenzo, gli ingrati confratelli potevano però erigerti un bel monumento, no?”.
Ho sotto gli occhi il libro intitolato Mi avete ingannata, mio Dio. Maria degli Angeli a cura delle nostre consorelle di Moncalieri, edito nel 2000 in vista del terzo Centenario della fondazione del Monastero. Forse il titolo, alquanto provocatorio, merita di essere integrato dalle successive parole della Beata: “Quando ero in libertà mi donavate delle consolazioni e dolcezze; ora che sono legata dai voti, non mi date altro che amarezze”.
Bisogna ammettere che la Beata ne aveva di franchezza, soprattutto nel dialogo amoroso con Dio! Quando venni per la prima volta a contatto con questi suoi sfoghi interiori, ebbi la nitida sensazione di trovarmi di fronte ad una seconda Teresa di Gesù. A poco più di cent’anni di distanza la Beata irrompe sulla scena della spiritualità carmelitana portando il suo tocco di italianità impregnata di francesismo.
Però mi mancava qualcosa: volevo sentirla nella parlata originale di allora, non attraverso il paravento dell’italiano moderno.
Grazie alla pazienza certosina di una consorella del Monastero, sono riuscito a mettere la mani sulla trascrizione fedele di tutto quanto la concerne. Pensate: tanti preziosissimi scritti suoi e degli illuminati Confratelli, che la diressero spiritualmente, giacevano miracolosamente intatti nell’Archivio Arcivescovile torinese. Dico miracolosamente perché con le varie soppressioni religiose troppo materiale prezioso è andato disperso o distrutto…
Ho espressamente chiesto alla consorella ricercatrice quale potesse essere il livello culturale della Beata. Cito testualmente:
«Circa la cultura della Beata non posso dare informazioni precise. So – da quanto lei stessa narra dei suoi ricordi di infanzia – che aveva in casa un precettore (nel censimento della parrocchia è indicato come “maestro di casa”) dal quale si rifiutò poi di andare a lezione in seguito a un episodio che è meglio non ricordare… Non si sa che cosa le avessero poi insegnato le Cirstercensi durante il periodo di permanenza della stessa nel loro educandato (circa un anno e mezzo). Dalle lettere ho potuto osservare che cita con disinvoltura il latino (con qualche svarione grammaticale) e che dimostra una discreta familiarità con la penna. Si nota che l’ortografia, molto incerta nella “Relazione della propria vita”, diventa molto più corretta nelle lettere; evidentemente il carteggio col padre Lorenzo, molto colto, la aiutava a migliorare grammatica e linguaggio!
Confrontando poi il modo di scrivere della Beata con quello di altre sue consorelle o di donne nobili del tempo (comprese le principesse) non mi pare di aver constatato una grande differenza. È evidente comunque che la nostra protagonista abbondava di intelligenza, di senso pratico e di acume critico» (Sr. I).
L’ impressione, che io ricevo anche ad una prima veloce lettura, è che la Beata abbia un’incredibile immediatezza espressiva. Lei scrive come parla e sempre ti coinvolge direttamente. Ed ecco perché anche le sgrammaticature (tali per noi di oggi, non tanto forse per i suoi contemporanei) diventano estremamente interessanti, grazie anche alle molte parole dialettali che aggiungono una nota di colore al discorso.
Io sono convinto che la piccola Teresa di Lisieux sarebbe stata felice di vivere a fianco della nostra Beata. L’una, che andava pazza per la poesia ed il canto, doveva soltanto sfornare le cose perché l’altra le sapesse subito scenografare da valente regista!
A questo punto qualcuno potrebbe chiedermi: “Ma dove vuole arrivare, Padre?”.
Mi spiego: voglio solo far venire l’acquolina in bocca a lettrici e lettori, offrendo loro un carosello di pagine autobiografiche della Beata corredate sempre da una mia lettura poetica. Per dirla in altri termini, mentre il loro orecchio tenta di star dietro alla foga della Beata, le mie poesie fanno da…colonna sonora!
Se nel richiudere il libro verrà loro voglia di approfondire la conoscenza di questa relativamente ignota Consorella, io mi riterrò più che soddisfatto senza domandare altro. Se invece il loro palato non dovesse gradire il mio menu, potrebbero sempre rifarsi col dire: “Ma guarda un po’ se a parlare di Maria degli Angeli doveva essere un “frate dei…diavoli”!

Padre Nicola Galeno della Madonna del Carmine

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