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Il 18 dicembre con una solenne funzione nel monastero carmelitano di “San Giuseppe della Madre di Dio” a Moncalieri (Torino) si sono chiuse, con la partecipazione del Padre Generale dei carmelitani scalzi, il padre Saverio Cannistrà e di numerosi carmelitani e sacerdoti, le celebrazioni che hanno commemorato il trecentesimo anniversario della morte della beata Maria degli Angeli, prima torinese e prima carmelitana scalza italiana a essere elevata all’onore degli altari. La “peregrinatio” delle sue reliquie, da Moncalieri, ha toccato tre chiese torinesi a Lei strettamente congiunte: Santa Cristina, unico edificio superstite dell’antico monastero dove visse, Santa Teresa, in cui fu salvata e custodita per centocinquanta anni la sua salma, infine la basilica di Maria Ausiliatrice dove aleggia lo spirito di san Giovanni Bosco che a Maria degli Angeli fu devoto e di cui scrisse una biografia in occasione della beatificazione. Sempre per onorarne la memoria le monache di Moncalieri hanno pubblicato, presso la casa Editrice San Paolo, il nuovo moderno profilo “Io sarò carmelita. Marianna Fontanella, Beata Maria degli Angeli”, a firma di Maria Teresa Reineri. Il 7 dicembre si è aperta, presso il Museo Diocesano di Torino, la mostra intitolata “La beata Maria degli Angeli. Politica e santità nella Torino barocca”, a cura del Comitato Scientifico del Museo e che sarà visitabile fino all’11 febbraio 2108.
Marianna Fontanella vede la luce a Torino il 7 gennaio 1661, undicesima nascita in seno a una famiglia nobile, agiata e religiosa, che ne conterà complessivamente tredici tra maschi e femmine. Come ultima bambina è, secondo consuetudine, destinata al matrimonio e affidata per l’educazione alle cure di un precettore che vive in casa. Singolare la passione per il ballo in cui eccelle e che la fa brillare in società dove ama esibirsi. La prima Comunione segna una svolta decisiva nella sua esistenza. Guidata sapientemente a una vita di intensa orazione dal suo direttore spirituale, don Emilio Malliano, si distacca a poco a poco dalle frivolezze che le hanno fino ad allora riempito le giornate.
A seguito della prematura morte del padre, il 30 novembre 1668, la madre, la contessa Maria Tana, assume la tutela dei figli e il carico di monacare le prime cinque sorelle. Proprio durante la gita a Saluzzo, nel luglio 1674, per assistere alla vestizione di una di queste, Marianna, con uno strattagemma, entra nel monastero cistercense di Santa Maria di Rifreddo e vi resta fino al gennaio del 1676: l’esperienza spirituale che vive non la soddisfa e, delusa, ritorna in famiglia nei primi giorni del gennaio 1676.
Nel maggio dello stesso anno, durante un’ostensione della Sindone, matura la decisione di farsi carmelitana scalza. Vinta l’opposizione della famiglia, entra il 19 novembre 1676 nel monastero di Santa Cristina e prende il nome religioso di “Maria degli Angeli”. L’anno successivo pronuncia i voti solenni. Segue un periodo (circa quattordici anni) di lunghe prove interiori, accompagnate da straordinarie grazie mistiche. Alla fine del 1689 cessano le dolorose “purificazioni”. Ha acquisito una grande maturità umana e spirituale, un perfetto equilibrio interiore che traspare da tutto il suo comportamento. I Superiori le affidano, nonostante la giovane età, ha solo trent’anni, l’educazione delle novizie. Si rivelerà una maestra d’eccezione, soprattutto perché sa insegnare “vivendo”.
Nel 1694 è eletta per la prima volta priora, carica che ricoprirà altre tre volte.
Nel 1695 ottiene, con l’appoggio di Madama Reale Giovanna Battista, che le autorità civiche torinesi eleggano san Giuseppe compatrono di Torino, assicurando che cosi avrà fine la guerra contro la Francia che da sei anni affligge il ducato. La pace di Vigevano, firmata nell’ottobre 1696, le dà ragione. Pronostica la nascita del principe ereditario, Vittorio Amedeo Filippo Giuseppe, che vede la luce nel maggio 1699 dopo quindici anni di attesa, e del fratello Carlo Emanuele, due anni dopo, tutte grazie che attribuisce all’intercessione del “suo” Santo più amato.
Nel 1703 fonda a Moncalieri un nuovo Carmelo che intitola proprio a san Giuseppe. Non avrà mai la possibilità di ritirarvisi per l’opposizione dello stesso duca Vittorio Amedeo II, che pure le ha concesso il permesso dell’erezione, ma che non vuole privarsi della vicinanza della consigliera più ascoltata.
Durante l’assedio di Torino nel 1706, rassicurata da due successive visioni della Madonna, esorta la popolazione e i combattenti a resistere perché, alla festa di Maria Bambina, l’otto settembre, Torino vedrà la vittoria. E’ rimasta famosa la sua frase, ripetuta sui bastioni e in città dal beato Sebastiano Valfré: “Alla Bambina vinceremo. La Bambina sarà la nostra liberatrice”.
Le dame di corte, che entrano in monastero al seguito di Madama Reale o della duchessa Anna per unirsi alla preghiera delle monache, sono spettatrici curiose, e pettegole. delle sue estasi frequenti. Personaggi illustri del clero, dell’aristocrazia e semplici popolani conferiscono con lei per sottoporle problemi spirituali e materiali. Madama Reale, la duchessa Anna e lo stesso duca, poi re, Vittorio Amedeo II hanno con la Madre un rapporto privilegiato, come dimostra la corrispondenza che si conserva all’Archivio di Stato di Torino.
Sarà maestra anche per le monache di Moncalieri cui scriverà lettere di grande maturità dimostrando la modernità del suo pensiero.
Altro fatto singolare è la previsione della peste bovina che colpisce il Piemonte negli anni 1713-1715. Il carmelitano padre Michele di Santa Teresa testimonierà al Processo come la Madre avesse avuto la visione di Gesù pronto a colpire i peccatori con la peste e che Lei, appellandosi alla misericordia divina, fosse riuscita a far convertire quel giusto castigo in un altro meno devastante.
Le consorelle nel 1717 ne vorrebbero la rielezione a priora, consce delle eroiche virtù che illuminano ogni atto della sua giornata, ma il fisico, naturalmente delicato, macerato da mortificazioni e penitenze quotidiane, va spegnendosi. Chiude gli occhi alla vita terrena
il 16 dicembre 1717 nel cinquantasettesimo anno di vita, quarantunesimo di religione.
La fama di santità di Maria degli Angeli è tale che, alla notizia del decesso, i torinesi si riversano come un fiume in piena verso Santa Cristina (“la folla si accalcò con tanta ressa che fu necessario mandare un corpo di guardie per regolarne l’afflusso, dopo che era addirittura crollata la balaustra dell’altar maggiore sotto l’urto della fiumana che avanzava”) per venerarne la salma, metterne a contatto rosari, libri di preghiera o, semplicemente, modesti oggetti posseduti, ottenere frammenti di qualunque cosa le sia appartenuto, anche pochi fili di paglia del suo giaciglio.
La salma, inumata nel sepolcreto delle monache sotto il coro grande, sta in loco fino al 1802 quando, per le leggi napoleoniche che chiudono il Carmelo, è trasferita nella chiesa dei padri carmelitani di Santa Teresa di Torino, dove tra alterne vicende resta fino al 1988 per la definitiva collocazione nel monastero di Moncalieri.
La causa di beatificazione, iniziata nel lontano 1720, un po’procrastinata per gli eventi politici che coinvolsero il Piemonte, si concluse solo il 25 aprile 1865 a firma di papa Pio IX.
Le celebrazioni centenarie hanno fatto riemergere l’attualità di questa splendida figura di carmelitana che, da autentica figlia di santa Teresa, seppe combattere con le armi della penitenza e della preghiera, sostenute da un amore ardente per Dio e per il prossimo, a favore della Chiesa e dei fratelli.

 

M. T. Reineri


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