Santa Teresa d’Avila, grande devota di S. Giuseppe, assicura nei suoi scritti di non averlo mai “pregato di una grazia senza averla ottenuta”. E aggiunge: “Chi non ci crede, ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoti”.
Si sa quanto la Santa Riformatrice si sia prodigata per inculcare nei suoi figli la devozione a San Giuseppe e quanto il Carmelo sia stato fedele all’insegnamento della Madre, tanto che il Papa Benedetto XIV (1740 – 1758) dichiarò che fu il Carmelo “a portare dall’oriente all’occidente la lodevole usanza di onorare S. Giuseppe con solennissimo culto”. Fin dal 1480 infatti il breviario carmelitano includeva l’Ufficio proprio del Santo e ne celebrava la festa con grande solennità.
Innumerevoli le chiese e i monasteri carmelitani intitolati a San Giuseppe, a cominciare da quello di Avila, il primo fondato da S. Teresa: dei diciassette sorti durante la sua vita, ben dodici furono intitolati al Santo.
Il 6 aprile 1680 i Carmelitani ottennero dal Papa Innocenzo XI la facoltà di celebrare una particolare festa in onore del Patrocinio di San Giuseppe. In seguito, nel 1847, Pio IX estese tale celebrazione liturgica alla Chiesa universale.
Nel solco di questa devozione del Carmelo teresiano per San Giuseppe si inserisce l’opera e la figura della Beata Maria degli Angeli, che svolse un ruolo singolare nella società del suo tempo e, col Beato Sebastiano Valfré, suo contemporaneo, diede inizio a quella lunga schiera di Santi e Sante che sono la gloria più fulgida di Torino, sua città natale. La santità della nostra Beata brillò soprattutto nello zelo ardente per le anime. Alimentato dall’esperienza forte di un’intensa preghiera e sostenuto dalla penitenza generosa e da una carità ardente, esso, come insegna Teresa d’Avila, si concretizzò “in opere ed opere” a favore di chiunque avesse avuto bisogno del suo aiuto o della sua preghiera. Fu proprio attraverso questa forma di apostolato, abbastanza insolita per una carmelitana, che la nostra Beata ebbe modo di propagare la devozione a San Giuseppe.
Le Carmelitane scalze di Moncalieri venerano una bella statua secentesca in terracotta policroma del Santo, proveniente dal Carmelo di S. Cristina di Torino. Al piedino di Gesù Bambino è sospeso un piccolo sacchetto di tela grezza, con un biglietto che ricorda come la Beata Maria degli Angeli vi raccogliesse di volta in volta il denaro necessario per pagare gli operai impegnati per la costruzione del nuovo monastero, con la certezza che San Giuseppe avrebbe provveduto quanto le occorreva.
E’ il famoso “borsellino di S. Giuseppe”, di cui parlano diffusamente tutti i biografi della stessa, per testimoniare la sua devozione, la sua fiducia, il suo amore verso il santo Patriarca.
Nella Cronaca, un manoscritto inedito conservato nell’Archivio del monastero, si legge come Suor Maria degli Angeli, ancora giovane professa, avesse sentito in cuore il desiderio di fondare un nuovo Carmelo; prima ancora di pensare al luogo della fondazione, “ben pensava di volerlo mettere sotto il titolo del suo Glorioso Padre e Patriarca S. Giuseppe”.
“Ai suoi piedi incominciò, ad esempio della sua Santa Madre, a fare ricorso, e procurava promuoverne in tutti la devozione e la gloria”.
Le testimonianze sul fervore con cui zelava la devozione al Santo sono molto numerose: a chiunque le chiedeva preghiere per ottenere qualche grazia, ella esortava a interporre con fiducia la sua intercessione.
Così fece con la Duchessa Anna d’ Orléans, moglie del Duca regnante, Vittorio Amedeo II, che soffriva moltissimo per la mancanza di un erede maschio. “ Disperando ormai quello che tanto…sospiravasi…ritiratasi un dì nel chiostro di S. Cristina, come soleva, a sfogare con la Madre i suoi sospiri, replicò le sue istanze di muovere con le sue orazioni…la divina Pietà a consolare le sue brame…” La Beata “s’intenerì oltremodo alle angustie” della Duchessa “sicché, spinta da superiore impulso, le promise che se ella le avesse ottenuta la licenza di fondare un monistero del suo Ordine sotto il titolo di S. Giuseppe, da quel giorno in un anno” si impegnava “col Santo a farle avere la grazia del Principe sospirato” .
Esattamente un anno dopo, il 6 maggio 1699, nacque Vittorio Amedeo di Piemonte.
Il cronista fa notare che era un mercoledì , l’ultimo dei mercoledì dedicati al Santo per ottenere la grazia sospirata.
Il Duca però, per ragioni di Stato, tergiversava nel concedere il permesso per la fondazione.
Nel frattempo il bambino si ammalò gravemente e “ritornando nei Sovrani il timore di perdere quel frutto…fecero di nuovo ricorso alla Madre Maria degli Angeli, pregandola a implorare da S. Giuseppe la sanità del bambino. Non perdette tempo l’accorto zelo” della Madre che “con santa intrepidezza rispose: ‘ Non neghino a S. Giuseppe ciò ch’Egli dimanda e già gli si è promesso, ed Egli conserverà ciò che ha conceduto”.
Il Duca si affrettò a concedere la licenza promessa e il bambino guarì!
Il 16 settembre 1703 fu inaugurato il Carmelo di Moncalieri, sotto il titolo di “San Giuseppe della Madre di Dio” ed è l’unico monastero carmelitano della ex Provincia piemontese a essere sopravvissuto, tra varie vicende, alla soppressione napoleonica.
Il primo biografo della Beata, il padre Elia di S.Teresa, a proposito della sua devozione a S. Giuseppe, racconta che una volta, fu trovata in estasi davanti a un quadro del Santo. “Devotissima di Maria e Giuseppe, al solo mirarne i ritratti, venìa rapita in estasi d’amore e di meraviglia”.
Un giorno, mentre si trovava con le consorelle per la consueta ricreazione del mezzogiorno, la Beata Maria degli Angeli improvvisamente si fece triste e, rivolta alle sue monache, disse che per quell’anno sarebbero rimaste senza grano perché i francesi avevano incendiato le messi della loro cascina di Collegno, a poche miglia da Torino.
La notizia fu confermata la sera dal fattore del monastero che venne a darne notizia alla comunità: uno dei tanti episodi che costellavano ormai la vita quotidiana.
La Madre intensificò preghiere e penitenze per implorare il dono della pace sospirata e, mentre pregava, un giorno si sentì rispondere dal Signore che la grazia sarebbe stata concessa se la città di Torino si fosse posta sotto il patrocinio di San Giuseppe.
Ne informò immediatamente la duchessa Maria Giovanna Battista10, con la quale aveva rapporti di profonda amicizia e dalla quale sovente veniva consultata per consigli spirituali.
Madama Reale, che la stimava moltissimo per la sua santità e che tante volte aveva sperimentato la sua prudenza e saggezza, ne restò colpita e si affrettò a scrivere un biglietto al Consiglio dei Sindaci della città, proponendo che pubblicamente si eleggesse il Santo a compatrono di Torino.
Il primo biografo della Beata Maria degli Angeli assicura che “ nell’accettazione della proposta non ci fu chi fosse in forse, ma implorossi con approvazione e godimento universale il Patrocinio del Santo, e con magnifica solennità che nel giro di tre giorni convertì il tempio di Santa Cristina in un piccolo Cielo”.
San Giuseppe non deluse le attese dei suoi devoti: il 7 ottobre 1696 il Duca Vittorio Amedeo II firmò la pace di Vigevano che, se non metteva fine all’incertezza di una situazione politica molto instabile, dava momentaneamente un po’ di tregua alle popolazioni giunte ormai al limite della resistenza.
Riconoscente al nuovo Comprotettore e alla Priora di S. Cristina che tanto si era adoperata, pur rimanendo sempre nell’ombra, la Duchessa Giovanna Battista, volle assicurare una degna celebrazione della festa del Patrocinio di S. Giuseppe, istituendo un “ fondo perpetuo” a questo scopo.
La Beata Maria degli Angeli, si preoccupò anche di ottenere dal Papa un “Officio
proprio in onore si S. Giuseppe”. Clemente XI acconsentì di buon grado e consegnandolo di persona al marchese di Prié,” ambasciatore di sua Maestà cesarea” con ordine di portarlo a nome suo alla detta Madre, gli raccomandò che “ facesse la medesima avvertita che detta Sua santità raccomandava alle di lei orazioni la sua persona e li bisogni di Santa Chiesa”.
Il Padre Anselmo di S. Luigi Gonzaga, incaricato di stendere una nuova biografia della Madre Maria degli Angeli in occasione della sua beatificazione, nel 1865, dichiara che, in base alle deliberazioni prese dal Consiglio dei Decurioni nel 1703, la festa del Patrocinio di San Giuseppe si estese “ a tutto lo Stato sabaudo… la terza Domenica dopo Pasqua…D’allora in poi e sino al 1847…il Corpo Decurionale assisteva in forma solenne a tal festività che, dopo la soppressione del monastero di S. Cristina venne stabilita nella chiesa di Santa Teresa”.
Non si sa esattamente la ragione per cui dopo quella data venne a mancare questo ossequio della città al Santo Compatrono: potrebbero avervi contribuito gli avvenimenti politici che interessarono il Piemonte e tutta l’Europa – siamo alla vigilia del famoso ‘48! – tutt’altro che favorevole a simili manifestazioni di pietà. Ma potrebbe anche essere avvenuto perché proprio da quella data, 1847, il Patrocinio di S. Giuseppe fu esteso alla Chiesa universale.
Purtroppo oggi a Torino nessuno se ne ricorda più, ma nella Diocesi è viva la devozione al Santo, come è testimoniato dalle chiese a Lui dedicate e perfino da Congregazioni religiose maschili e femminili che portano il suo nome.




