Il «San Giuseppe della Madre di Dio» di Moncalieri
( dalla rivista «El Mensajero de San Hosé»)
Al viandante che percorre le strade di Moncalieri, in periferia di Torino, e che trova aperta sulla scoscesa viuzza Savonarola la chiesa di Santa Teresa, se vi entra, assicuro che resterà subito conquistato dalla tela di grandi dimensioni che domina il presbiterio. Lo sguardo scorrerà nella piccola e ricca chiesa barocca del ‘700, a un’unica navata ottogonale, sovrastata dall’apoteosi teresiana con cui Antonio Milocco decoro la sua cupola, ma resterà subito afferrato appena scopre il quadro che domina la chiesa teresiana. Il lettore lo troverà riprodotto nella copertina di questo numero del “Messaggero”.
Un San Giuseppe maestoso, vestito del suo classico mantello giallo, con lo sguardo rivolto verso l’alto, sostiene col braccio sinistro il Bimbo divino, con lo sguardo affascinato da una Santa Teresa di rara bellezza e di insolito scorcio pittorico, che a sua volta lo guarda rapita. Maria indicando gli elogi che di S. Giuseppe ha dettato la Parola sacra, cedendogli in secondo piano il ruolo di protagonista, non può rendergli un omaggio più profondo ed espressivo.
Il fortunato proprietario di questa tela, il Carmelo di Moncalieri, fu fondato nel 1703 dalla Beata Maria degli Angeli (1661-1717). Di nobile famiglia savoiarda, santa e precoce priora del carmelo torinese di S. Cristina, favorita di doni soprannaturali straordinari, ottenne dai Duchi di Savoia il permesso per fondare un nuovo Carmelo a Moncalieri – allora lontana da Torino – per aver garantito profeticamente la nascita dell’erede che desideravano, come di fatto avvenne. La priora torinese lo dedicò a «S. Giuseppe della Madre di Dio ». Nutriva segretamente il desiderio di sottrarsi un giorno in esso per sfuggire alla popolarità che la assediava nella capitale piemontese. Però, quando giunse il momento, superiori e Famiglia ducale di Savoia glielo impedirono. E dovette continuare a vivere e a morire in Torino. Fu beatificata nel 1865. un santo sacerdote piemontese, che precedentemente aveva fondato in Torino una nuova opera a servizio dell’adolescenza e della gioventù, scrisse per l’occasione la sua biografia e la fece stampare nelle prime tipografie in cui preparava per la vita centinaia dei suoi ragazzi: la sua « Tipografia di San Francesco di Sales». Si chiamava Don Bosco.
Soppresso nel 1802 il Carmelo di S. Cristina di Torino, all’inizio della tempesta che si abbattè sulla chiesa nell’ Italia del XIX secolo, quello di S. Giuseppe della Madre di Dio di Moncalieri, superate innumerevoli difficoltà, sopravvisse, fiorisce e conserva, dal 1988, per volontà dell’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Anastasio Ballestrero, carmelitano scalzo, l’urna contenente i resti della sua fondatrice.
Il bel quadro che ha dato occasione alla stesura di queste righe, lo aveva commissionato la Città di Torino nel 1699, per il suo carmelo di S. Cristina, al pittore austriaco Daniel Seyter, nato a Vienna nel 1649, ma stabilitosi dal 1688 a Torino, dove morì nel 1703. Gli pagarono 750 lire. Seyter godette nella capitale piemontese di grande prestigio artistico, inserito tra nobili e cortigiani, come dimostrano gli affreschi che lasciò nel palazzo reale. Il suo quadro giuseppino passò presto dal carmelo di Torino a quello di Moncalieri. Ha tutte le caratteristiche dell’arte religiosa del Barocco centro-europeo dell’epoca.
In esso la figura di S. Giuseppe, per la forza e il gesto ampio assume protagonismo in tutta la tela. Padre terreno di Gesù, lo supplica e certamente aspetta tutto dal Divino. Si noti come, nonostante tale protagonismo in movimento di S. Giuseppe, a occupare il centro geometrico e personale (di primo piano) della tela è Cristo,che, sebbene attento a Teresa, si lascia sorreggere tuttavia dal suo Padre terreno. La Serva del Signore partecipa a questo omaggio iconografico al suo Sposo «Giuseppe della Madre di Dio», mostrando le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto in lui e che sono scritte nel Libro. La figura di Teresa, por l’atteggiamento e la sua bellezza, per gli effetti particolari di luce sul volto e sulla cappa, mi sembra eccezionale nel catalogo dell’arte teresiana. Gli sguardi innamorati del Dio dell’Umanità Sacratissima e della sua Sposa per eccellenza, di incrociano reciprocamente parlandosi, reciprocamente prigionieri. Sono l’incrociarsi, il dialogo, la reciproca schiavitù che costituiscono la vita e danno senso all’esistenza quotidiana di ogni carmelo teresiano. Anche di questo di Moncalieri, che presto compirà trecento anni di vita.
P. Juan Bosco ocd




