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“Dov’è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo”.

Questi brevi versetti del Vangelo di Matteo mettono a fuoco il nucleo del racconto attorno a cui la fantasia popolare, lungo i secoli, ha aggiunto tanti elementi di folclore: il carattere regale dei tre personaggi, il colore
della pelle, i nomi esotici, il valore simbolico dei doni ecc.
In realtà al centro del brano evangelico c’è Gesù, fatto oggetto di accoglienza o di rifiuto, di amore o di odio. La luce della misteriosa stella che conduce a lui i magi dal lontano Oriente è la sua luce offerta a tutti gli uomini, ma accolta solo da pochi. “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… ma i suoi non l’hanno accolta” (Gv 1, 9;11).
L’antitesi tenebre-luce che caratterizza tutta la missione di Gesù si rispecchia da una parte nell’atteggiamento dei “suoi”- Erode, i sacerdoti e gli scribi – e dall’altra in quello dei pagani che, pur non sapendo, sanno accogliere il messaggio della stella.
Sacerdoti e scribi conoscono le Scritture, sanno tutto del Messia, ma arroccati nelle loro false sicurezze, si chiudono alla luce di Dio. I magi, “il popolo che camminava nelle tenebre” si aprono invece allo splendore di quella luce, si mettono in viaggio alla ricerca del Bambino e trovatolo, si prostrano e lo adorano. La loro prontezza e la loro disponibilità rivelano l’ansia della ricerca, il desiderio della luce, la semplicità del cuore, l’animo aperto ad accogliere il dono di Dio, la fame e la sete della verità.
Letto con attenzione, il loro modo di comportarsi di fronte al richiamo della stella manifesta tutte le caratteristiche di una autentica sequela. Per seguire Gesù, per accogliere il suo messaggio, per lasciarsi coinvolgere dal suo mistero bisogna lasciar cadere le proprie difese ed esporsi alla sua luce col cuore libero da egoismi e da idee preconcette.
Certo a noi non appare nessuna stella misteriosa, ma il Signore, perché ci ama e perché ci ha “predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” accende sul nostro cammino tante piccole luci che ci indicano la strada e ci pongono di fronte a scelte determinanti per la vocazione a cui siamo stati chiamati. Talvolta è la Parola di Dio, che ascoltata tante volte con indifferenza, improvvisamente ci illumina dentro e ci apre davanti orizzonti nuovi che danno significato alla nostra vita e postulano una risposta generosa e scelte decisive; a volte può essere l’incontro con una persona che ci colpisce per la coerenza della sua fede; a volte – e questo accade molto più sovente – sono gli eventi stessi della nostra giornata, cose apparentemente insignificanti, che illuminati dalla luce della fede, acquistano un valore sorprendente e indicativo; a volte può essere l’incontro col dolore, con l’insuccesso, con la malattia che improvvisamente fanno impallidire le tante luci fatue di cui avevamo cosparso la nostra esistenza e ci schiudono davanti gli spazi infiniti dell’eternità.
Se il nostro sguardo è vigile e se nel cuore il desiderio della luce rimane sempre vivo, le nostre attese non resteranno deluse: Dio ci ama e, nella sua infinita tenerezza, ci segue con pazienza, accendendo tante “stelle” sul nostro cammino, aspettando che finalmente i nostri occhi le scorgano e il nostro cuore si apra finalmente al calore della sua luce.
C.S.


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