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«Ecco, egli è qui per la caduta                                                                                                                                                                                                     e la risurrezione di molti in Israele                                                                                    

e come segno di contraddizione».                                                                                                                             

 

Se un cristiano non è segno di contraddizione nei luoghi in cui vive, non testimonia Cristo. La contraddizione è infatti dovuta all’essere fedeli amici di Gesù, che pur essendo l’Altissimo (Salmo 90), il re della gloria forte e valoroso (Salmo 23), diventa un bambino sottomesso ai suoi genitori e da presentare al tempio come tutti gli altri.                                                             Essere segno di contraddizione per un cristiano significa far prevalere ciò che unisce su ciò che divide, soltanto in questo modo si avvererà la profezia del profeta Isaia (11, 6-8):

‘Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso’.                                                  

La realtà tanto contraddittoria agli occhi degli uomini viene così vinta da chi sa vedere con gli occhi di Dio, il Quale nel gruppo dei suoi discepoli ha scelto Pietro, il pescatore che il Signore mette a capo della Chiesa pur sapendo che lo rinnegherà per tre volte; ha chiamato Matteo, esattore delle tasse malvisto nella società ebraica; ha accolto Simone, appartenente al gruppo degli zeloti, i bodyguards della religione e dell’indipendenza politica.Cosa poteva unire caratteri, linee di pensiero, stili di vita tanto diversi, se non il fatto di seguire tutti non una dottrina o un insieme di insegnamenti, ma la persona di Gesù? Per creare unione in un contesto ossimorico è necessario rispondere alla chiamata del Signore a seguirlo e sforzarsi di vedere il fratello come lo vede Lui. L’amicizia con Dio non è riservata a pochi, ma davvero tutti possono coltivarla, da chi ha raggiunto incarichi elevati a chi non ha un lavoro, da chi ha un’eccessiva stima di sé e vorrebbe cambiare tutto il mondo con le sue forze a chi non ha neanche il coraggio di affrontare la propria vita, da chi conduce una vita disordinata e caotica a chi ne vive una schematica e dettata dalla convenienza.

Il Signore riesce a cucire insieme realtà completamente diverse tramite il filo della comprensione, del perdono e della carità.  Lui stesso, Dio, si è fatto uomo; Lui, uomo, si è fatto bambino; Lui, adulto, si è fatto crocifiggere. Non esiste contraddizione più grande e più incomprensibile alla logica, se non a quella dell’amore.                                                                                    Perché la mamma di Tafida, bambina di cinque anni tenuta in vita artificialmente, con danni irreversibili al cervello e con una prospettiva di venti anni, ha lottato affinché i giudici le concedessero una possibilità? In che modo nelle nostre comunità cristiane convivono temperamenti e personalità completamente diversi fra loro? Perché un genitore accudisce il figlio malato anche se il giorno dopo deve alzarsi presto per andare a lavorare? Soltanto l’amore può rispondere a questi interrogativi tanto contraddittori quanto ricchi di affetto e tenerezza.

Per quanto concerne la vita kenotica, identificata con quella ascetica o monastica, la contraddizione è vissuta anche nella sua struttura: come è possibile che l’esperienza personale con Dio sia intrecciata a quella comunitaria? Santa Teresa d’Avila ha voluto che le due ore di orazione, cioè di dialogo con il Signore, fossero misurate dalle due ore di ricreazione, nelle quali si ha il riscontro con le sorelle; come spiegare quella che San Giovanni della Croce nel Cantico Spirituale chiama la ‘musica silenziosa’ o ‘solitudine sonora’? L’ossimoro è retoricamente evidente, ma comprensibile solo vivendolo. La presenza dello Sposo è infatti percepibile unicamente in un solo a solo con Lui, la Sua voce udibile esclusivamente nel silenzio.

La stessa realtà di Dio è apparentemente contraddittoria, in quanto Lui è Uno e Trino, ma il solo elemento che unisce intimamente Tre persone distinte in Una è l’intima relazione di amore. Il cristiano è dunque chiamato ad essere fonte di relazione anche nelle circostanze più paradossali e contrastanti, perché il sentirsi profondamente amati da Dio non può che spingere ad essere come Lui.

 


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