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Padre GIUSEPPE CAVIGLIA

(Cogoleto 27-08-1934 – Torino 16-01-2017)

Novizio: 11 ottobre 1949

Professo: 12 ottobre 1950

Sacerdote: 5 aprile 1959

Dal febbraio 1974 al giugno 1998

 

Breve Profilo biografico

Il 16 gennaio di questo anno 2017 , all’ospedale San Vito in Torino, nelle prime ore della mattinata è tornato alla Casa del Padre Padre Giuseppe (Francesco) Caviglia, carmelitano scalzo, da sette anni nella comunità nel Convento di Santa Teresa a Torino. Aveva un grave tumore al fegato, scoperto nel mese di luglio. Lo ha accettato con serenità, ma anche con la voglia di “tornare”, e poi ha vissuto fino in fondo l’aggravarsi della malattia con serenità, lucidità e attenzione ai tanti che lo venivano a visitare.

Ligure di nascita (Cogoleto 27 agosto 1934) è entrato ad undici anni nel Convento del Deserto di Varazze, adibito a Seminario minore. All’età di 15 anni vestiva l’abito carmelitano nel Noviziato di Loano emettendo i primi voti il 12 ottobre 1950. Inizia i suoi studi al Convento di Sant’Anna in Genova, li proseguì in seguito a Roma, ove studiò teologia e fu ordinato Sacerdote il 5 aprile 1959.

Dopo l’ordinazione, come tutti, ritornò nella sua Provincia Genovese, ma non vi rimase molto. Infatti un altro carmelitano genovese, Generale dell’Ordine in quel tempo, il Padre Anastasio Ballestrero, lo chiamò nuovamente a Roma per ricoprire l’Ufficio di Segretario della Facoltà del Teresianum. Fu così che divenne un volto familiare a tanti carmelitani di tutto il mondo che studiavano a Roma, molto gradito a tutti per la sua cordiale disponibilità a venire incontro alle svariate necessità degli studenti , per il suo costante sorriso e per un senso di paternità che cominciava a sviluppare nonostante l’età giovanile. Fu proprio a Roma che, già da quando era studente, incominciarono a chiamarlo con l’affettuoso nomignolo di “Peppone”, a causa della sua imponente statura e del suo “faccione”.

Era scritto però che il suo legame con Padre Anastasio Ballestrero non terminasse con la cessazione del mandato di Generale dell’Ordine. Quando infatti nel 1974 padre Anastasio venne consacrato Vescovo di Bari, volle al suo fianco come segretario padre Giuseppe. A Bari si unì a loro sr. Antonina Volpe, delle suore della Carità dell’Immacolata di Ivrea, e da quel momento si formò un terzetto inseparabile che si accompagnò nella buona e nella cattiva sorte per quasi venticinque anni, fino alla morte del Cardinale, avvenuta il 21 giugno 1998 a Bocca di Magra, ove si era ritirato nel 1989. Furono anni importanti sia nel più breve periodo di Bari, sia, soprattutto, nei dodici anni di Torino quando l’Arcivescovo, divenuto nel frattempo Cardinale, ricoprì per sei anni il prestigioso ed oneroso compito di Presidente dei Vescovi Italiani.

Quando non ci sarò più ritorna in Provincia” era il testamento del Cardinale. E difatti P.Giuseppe alla morte del Cardinale rientrò nella sua Provincia di origine, la Provincia Ligure dei Carmelitani Scalzi, servendola per quasi diciannove anni, fino ad oggi, e ricoprendo vari ruoli di responsabilità. Fu Priore ad Arenzano dal 1999 al 2002; poi Priore a S.Anna in Genova dal 2002 al 2005; Direttore del Messaggero di Arenzano dal 2005 al 2010; infine superiore del Convento di S.Teresa in Torino nel 2010 ed in seguito nel 2014. Questo suo “ritorno” a Torino aveva un sapore particolare: vi ritornava come superiore ad iniziare una presenza nuova per i Carmelitani di Liguria, chiamati a continuare in questo convento la presenza dei confratelli di Milano che si ritiravano. Al di là di queste responsabilità istituzionali si dedicò intensamente al servizio delle Monache Carmelitane di clausura, come confessore e padre spirituale, tutte doti che gli erano congeniali, e che mise a servizio anche di molti laici che lo ricercavano per la sua saggezza, il suo senso dell’amicizia, e il suo spirito soprannaturale. Sia durante il suo servizio presso il Cardinale, sia dopo la sua dipartita, promosse e seguì con passione e competenza le edizioni dei numerosi scritti di P. Anastasio, quasi tutte trascrizioni di corsi di Esercizi spirituali, contribuendo in maniera decisiva alla diffusione del suo magistero profondo e sapiente. Utimamente, quasi come un presagio di commiato, aveva pubblicato “Un’ombra che non fa ombra”, un’accoppiata di due biografie parallele – quella del Cardinale e la sua – a suggellare un rapporto di comunione intenso e mai finito, neppure dopo la morte di padre Anastasio, e che, soprattutto ora che anche Sr. Antonina ha da pochi mesi oltrepassato la soglia di questo mondo, si è ricomposto in una dimensione definitiva di luce, di gioia e di pace.

Padre GIUSTINO ZOPPI

P.S. La salma di P. Giuseppe viene tumulata nel Cimitero di Arenzano, nella cappellina dei Padri Carmelitani Scalzi.

 

L’ESTREMO SALUTO A P.GIUSEPPE

Il commiato da p.Giuseppe, come annunciato, si consuma in due tappe, ambedue significative: la prima nel Duomo di Torino e la seconda nel Santuario di Arenzano. Più solenne e rappresentativa quella di Torino, più semplice e familiare quella di Arenzano.

A Torino infatti era principalmente la chiesa torinese che rendeva omaggio ad un servitore di Dio e della Chiesa che si situava sì in secondo piano rispetto alla preminente figura del Card. Ballestrero, ma che non di meno aveva conquistato il cuore dei preti e della gente che aveva a che fare con l’Arcivescovado.

Ad Arenzano invece era la Provincia ligure dei Carmelitani Scalzi che si raccoglieva attorno ad un suo figlio per riconfermargli il proprio affetto, la propria stima, la propria ammirazione verso chi, uscito dal suo grembo, aveva percorso le strade più ampie del Carmelo, italiano e non, e della Chiesa italiana non solo nelle due diocesi di Bari e di Milano ma di tutte quante le diocesi, quando al Cardinale fu affidata la Presidenza della CEI.

 

Torino, 18 gennaio ore 11. Devo percorrere un po’ di corsa il tratto che separa la nostra piazzetta di S.Teresa dalla Cattedrale, per arrivare in tempo alla concelebrazione con il Card. Poletto. La chiusura della bara all’ospedale san Vito mi aveva lasciato appena il tempo di rientrare con l’auto a casa, dove potevo parcheggiare, per raggiungere il luogo del funerale.

Il feretro è già lì, ancora adagiato sull’auto delle pompe funebri, quando giungo sul sagrato per incontrarmi con il cerimoniere, Mons. Giacomo Martinacci, e mettere così a punto gli ultimi particolari. P.Piergiorgio e la sua cantoria sono già posizionati e i tanti sacerdoti, circa una quarantina, già pronti in sacrestia. Dalle nostre case di Liguria sono rappresentate tutte le comunità, a parte la lontana Bocca di Magra, impegnata con gli esercizi spirituali ai preti. Da Genova non possono venire gli studenti, che proprio a quell’ora stanno dando gli esami; i ragazzi di Arenzano hanno scuola ma qualcuno riesce a venire; molti poi sono ammalati. Tuttavia non è esiguo il numero dei nostri religiosi che testimoniano il loro affetto per questo confratello dal percorso inusuale per chi sta in Provincia: 12 anni a Roma, 25 a servizio del Cardinale. Anche la gente è numerosa, nonostante il giorno lavorativo ed il freddo pungente.

All’ultimo minuto Mons. Martinacci mi chiede di fare una presentazione iniziale della vita di P.Giuseppe dopo il saluto del Cardinale, a cui posso ottemperare anche grazie ad un breve profilo che avevo messo a disposizione della gente.

L’omelia del Cardinal Poletto è molto bella, intensa ed incisiva, e, soprattutto, ricca di riferimenti  personali grazie ad un rapporto vicendevole di lunga data e costante nel tempo. Le tre sue visite a p.Giuseppe quando era al Cottolengo ne sono una chiara dimostrazione. Grazie eminenza, per aver accettato volentieri il mio invito, e per il dono di queste parole!

Alle 12.15 siamo sul sagrato per l’ultima benedizione della salma, salutata dai carmelitani presenti con il canto di “Rosa Carmeli”. Ora bisogna sbrigarsi perché occorre essere ad Arenzano per le 15.

Ma non è ancora ora di partire… ci attende una sosta dovuta. Dove? Sulla piazzetta della nostra chiesa, là dove p.Giuseppe ha offerto i suoi ultimi anni di testimonianza carmelitana e di ministero sacerdotale. C’è un folto gruppetto di amici assiepato tra le auto parcheggiate quando arriva il feretro: una preghiera, una benedizione, un po’ di emozione… e poi siamo pronti a partire.

 

Arenzano ore 15.30. Eravamo arrivati da 45 minuti quando ha inizio la celebrazione che sono io a presiedere: le panche della chiesa sono piene, in presbiterio il bel ventaglio dei seminaristi nella loro vestina bianca, una bella corona di sacerdoti all’altare. Sono presenti anche molti confratelli che non sono potuti venire a Torino. Anche il parroco di Arenzano, don Giorgio suo grande amico, non è voluto mancare. Ed i suoi parenti più stretti ora ci sono tutti.

Vicini a me il vicario provinciale P.FrancoRudasso e p.GiulioCamia compagno di ordinazione sacerdotale di P.Giuseppe insieme a p.RaffaeleBruzzone, tuttora in Canada. La bella foto ricordo di p.Giuseppe mi offre lo spunto per un’omelia che si propone di cogliere proprio in quella immagine (che P.Giuseppe stesso aveva scelto per il suo ricordino) i punti salienti del suo percorso di vita e delle caratteristiche del suo ministero sacerdotale: in particolare la figura del Cardinale nel prezioso bassorilievo sulla sua tomba che richiama un legame che lo caratterizza in maniera decisiva , ed il luminoso sguardo del suo volto in primo piano, segno di un’apertura serena alle persone che Dio gli invia. Concludo azzardando una definizione di padre Giuseppeche ne colga l’essenziale:  “un uomo di Dio ricco di umanità”.

Anche qui il tempo stringe: alle 17 il cimitero chiude e noi vogliamo arrivarci a piedi, in processione. Spira un vento fortissimo e gelido sulla piazza quando porgiamo l’estremo saluto con il canto del “Floscarmeli”, e poi subito ad incamminarci per la strada del cimitero, mentre le campane suonano la loro mesta ma sempre bella melodia. Fr. Angelo intona il Rosario che interrompiamo al quinto mistero quando approdiamo al Cimitero. Gli operai ci hanno atteso e così abbiamo il tempo per un’ultima preghiera, il canto della Salve Regina ed il saluto a parenti e conoscenti.

Nella nostra bella cappellina, ottimamente restaurata qualche anno fa per opera di p.RobertoSangermani, c’è ancora un posto libero, proprio a terra, sotto il loculo di P.Guido, scomparso un anno fa. E’ lì che viene adagiata la sua bara ove giace il suo corpo, mentre il suo spirito è altrove, ricongiunto, noi crediamo, con sr.Antonina ed il caro Card. Ballestrero, che ora potrà nuovamente mettere all’opera il suo segretario per un compito che non ha nulla di terreno ma che ci tocca da vicino: la sua glorificazione!

 

  1. Giustino Zoppi

 


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