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Un ritiro è una questione d’amore. Ti metti sotto lo sguardo di Dio e vedi quanto ti ama, così come sei. Personalmente. Chiunque tu sia. Al punto in cui sei. Dio è così, Amore. Nella sua essenza. Il suo amore per te non dipende dal tuo amore per lui. La sua fede in te non diminuisce a causa della tua mancanza di fede in lui. Egli cerca il tuo cuore. Su, offriti!
Potresti dire: «Dio non mi interessa »; e non cambia niente, lui ti ama lo stesso. Egli conserva la nostalgia della felicità dei suoi figli. E della loro vicinanza. È fin troppo evidente. Dio non è indifferente al fatto che l’ami o non l’ami: un amante non è mai indifferente. Dio desidera sempre. Però rispetta. Non vuole estorcere il tuo amore. Non forza la tua porta, ma bussa delicatamente. Appena tu apri un poco, il suo Spirito entra con dolcezza – come un soffio leggero. A volte basta poco perché tu senta il tuo cuore respirare meglio.
Entrare in ritiro, allora, è aprire la porta del tuo cuore e osare guardare Dio che è là. E vedrai che ti rivelerà suo Figlio Gesù: «Questi è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo» (Mt 17,5). Dio desidererebbe vedere risuscitare suo Figlio Gesù in te. Desidera la tua rinascita spirituale. Tutto il tuo essere è in gioco. A quale splendore sei chiamato!
Colei che ha scritto questo «ultimo ritiro» è una grande credente e una grande innamorata. I suoi giorni terreni sono contati e lei lo sa molto bene. Nervosismo, smarrimento, ripiegamento su se stessa, per di più aggravati dal dolore fisico? Al contrario, tutto qui è attesa, preparazione, ricerca più che mai intensa. Diventare già qui, ora, come Gesù, passando se è necessario – ed è necessario – attraverso la Croce: ecco il grande sogno di Elisabetta.
Ella è abitata da un’ideale sublime: essere «conforme all’immagine del Cristo», traguardo che il Nuovo Testamento propone a ogni cristiano (vedi Rm 8,29). Elisabetta non persegue questo ideale prima di tutto per se stessa, per la propria gloria e la propria felicità, ma per la gioia e l’amore di Dio, divenendo, da quaggiù, «lode della gloria», del suo immenso Amore che salva.
Ecco il suo grande compito («ufficio»), realizzato sulla terra come in Cielo. Essere una «lode di gloria», lode dell’amore del Padre che ci salva in Gesù: san Paolo ce ne parla come di un impegno per tutti (Ef 1, 4-6), per noi gente ordinaria, laici, consacrati, ciascuno nel proprio stato, nella propria vita concreta, da incarnare nel quotidiano.
Chi conoscerà Gesù, avrà compreso tutto di Dio. Nel momento in cui la sua vita si sta spegnendo, Elisabetta ripete più che mai a se stessa: «Non voglio conoscere che Gesù», «il Crocifisso per amore», in quel «mistero» che non avremo mai finito di sondare. Gesù è il nostro «Maestro» unico, l’«Immagine» («Esemplare») che orienta la nostra identità cristiana, fino alla «identificazione» con lui.
Dove incontrare Gesù? Egli è molto vicino. Noi siamo il tempio di Dio (1 Col 6,19). Gesù, col Padre suo, ha posto la sua dimora in noi (Gv 14,23; 15,4), avendo invocato lo Spirito nei nostri cuori (Gv 14,17; Rm 5,5; 8,9; Gal 4,6). Elisabetta si slancerà dunque nel «fondo dell’abisso senza fondo»: l’abisso è la sua anima che si riversa nella Trinità infinita, come un fiume immenso, dove non si può distinguere quando diventa l’Oceano di cui subisce il flusso e il riflusso.
Nel profondo del tuo essere scorre un Oceano che è per te una sorgente inesauribile ed eterna. Un giorno tu ne berrai a larghi sorsi. Perché restare così a lungo assetato e arido? Gesù ti invita a cambiare la sete e la sorgente. Ecco l’obiettivo del ritiro. Possiedi, anche tu, nel fondo del tuo cuore un «cella interiore».
Noi siamo così razionali, così calcolatori, gelosamente concentrati sui nostri interessi personali, così dimentichi del grande Interesse che è Dio, che un poco di ebbrezza soprannaturale ci verrebbe proprio a pennello e ci servirebbe da eccellente rimedio. Elisabetta, come la sposa del Cantico dei Cantici, ha gustato il vino dell’Amore e non può più dimenticare l’Amato.
Nota anche, in questo primo «giorno» di ritiro, quanto Elisabetta sia vicina a Maria. Maria è l’ «inenarrabile»: nessuno ha meglio penetrato il «mistero» di Gesù e ne è stato così penetrato. Maria è la grande iniziata, che desidera introdurti alla conoscenza di Gesù. Vuole insegnarti la felicità di dire «sì».
Elisabetta supplica Maria di «formare la sua anima», di farne una «immagine vivente» di Gesù. «Madre di grazia», perché madre di Gesù che è la «pienezza» della grazia (Gv 1,16) – grazia che non è altro che lo Spirito del Padre e di Gesù – Maria è, per la sua presenza materna, la bellissima icona dello Spirito. È come un sacramento dello Spirito che ci dona Gesù.
Eccoti qui, all’inizio di questo «ritiro», una pagina densa, molto profonda, come si richiede quando si desidera tuffarsi nell’amore di Dio, che ci è dato in Gesù. Non avremo mai finito di comprendere e di rispondere. Come non avremo mai finito di essere amati.

(Conrad de Meester – OCD)

Il testo di Elisabetta

 

1. «Nescivi». Non ho saputo più nulla. Ecco ciò che canta la sposa dei Cantici dopo essere stata introdotta nella cella interiore. Mi sembra che questo debba essere anche il ritornello di una lode di gloria in questo primo giorno di ritiro in cui il Maestro l’ha fatta penetrare al fondo dell’abisso senza fondo, per insegnarle ad assumersi il compito che sarà suo per l’eternità e al quale deve già esercitarsi nel tempo, che è l’eternità cominciata, ma sempre in divenire.
« Nescivi! » … Non ho saputo più nulla, non voglio sapere più nulla, se non «conoscerlo, Lui, la comunione alle sue sofferenze, la conformità alla sua morte» [Fil 3,10]. «Quelli che Egli da sempre ha conosciuti, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo» [Rm 8,29], il Crocifisso per amore. Quando sarò interamente identificata con questo Esemplare divino, tutta passata in Lui, e Lui in me, allora porterò a compimento la mia vocazione eterna: quella per cui Dio m’ha «scelta in Lui» [Ef 1, 4] in principio [agli inizi], quella che perseguirò in aeternum [per l’eternità], quando immersa nel seno della mia Trinità sarò l’incessante lode della sua gloria, «Laudem gloriae ejus » [Lode della sua gloria : Ef 1,12].

2. «Nessuno ha visto il Padre, ci dice san Giovanni, se non il Figlio e coloro ai quali il Figlio voglia rivelarlo » [cfr Gv 6,46 e Mt 11,27]. Mi sembra che si possa dire anche: «Nessuno ha mai penetrato il mistero di Cristo nella sua profondità come la Vergine». Giovanni e la Maddalena sono andati molto a fondo nella comprensione di questo mistero, san Paolo parla spesso dell’«intelligenza che gli è donata» [Ef 3,34], eppure, come restano nell’ombra tutti i santi quando si guarda allo splendore della Vergine!…
È l’inenarrabile, «il segreto che custodiva e meditava nel suo cuore» [Lc 2,19] e che nessuna lingua ha potuto rivelare, nessuna penna esprimere! Questa Madre di grazia va formando la mia anima affinché la sua piccola figlia sia una immagine vivente, «luminosa» del suo primogenito, il Figlio dell’Eterno, Colui che fu la perfetta lode della gloria del Padre suo.

 

(da “Ultimo Ritiro di Laudem Gloriæ” Elisabetta della Trinità)

 

Elisabetta al pianoforte

 


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