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La splendida pagina del Vangelo di san Luca, che sembra proiettare un improvviso fascio di luce sulla opaca scena delle vicende umane, sobria e semplice nella sua limpida bellezza, dischiude al nostro cuore il mistero dell’amore di un Dio che si incarna, che si fa povero, debole, bisognoso di tutto, un tenero Bambino tra le braccia della più pura delle madri. Un mistero ineffabile, di fronte al quale la mente vacilla, mentre il cuore si inabissa nel silenzio adorante della contemplazione, il linguaggio privilegiato dell’amore. Una povera grotta, sperduta nel buio di una notte fonda; una vergine madre adorante, un bimbo avvolto in fasce, gli angeli, i pastori, quella luce sfolgorante che irrompe nelle tenebre, preludio misterioso del fulgore della Risurrezione. È il Natale di Gesù.
« Egli è venuto tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto » dichiarerà l’evangelista Giovanni nel suo Prologo.
Non l’hanno accolto…Ma quanti non l’accolgono ancora, sordi ai richiami di quell’Amore che si offre, si dona, invita e aspetta, senza rumore di parole, senza gesti clamorosi, senza far violenza, in un perenne gesto di attesa e di infinita pazienza!
S. Luca, descrivendo il faticoso pellegrinare di Maria e Giuseppe in cerca di un luogo dove riposare, dichiara che “non c’era posto per loro nell’albergo”. Ma – viene spontaneo domandarcelo – c’è forse posto per loro nel frastuono paganeggiante dei nostri Natali, dove la fantasmagoria di luci effimere, l’imperversare degli slogan pubblicitari, la superficialità dei rapporti umani, il vuoto di valori autentici hanno fatto dimenticare perfino perché e per Chi facciamo festa?
Gli Angeli, annunciano ai pastori “una grande gioia” perché “oggi” è nato per loro il Salvatore. Tutto il senso della storia sembra convergere in quell’oggi, che dà compimento a tutte le promesse antiche e dischiude all’uomo orizzonti infiniti di speranza, in cui nasce nel cuore la certezza che Dio non si è dimenticato del suo popolo, che per l’umanità oppressa sotto il peso della propria caducità, sorge un’alba nuova di luce, anticipo di quel giorno che avrà il suo compimento nell’eternità.
« E ci coglie quasi un fremito di esultanza[…] al pensiero che tutto ciò che stiamo meditando, se pura è la nostra fede, inconcussa la nostra speranza, fervente il nostro amore, tutto ciò per noi è attuale, si compie “oggi e qui ”, in noi e per noi. […] In quell’intramontabile “oggi”, la gloria del Padre che avvolge i pastori, l’efflusso della gioia, la comunicazione della pace, non sono che un anticipo destinato a crescere, a divenire pienezza: l’azione di Dio non è condizionata dal tempo, i frutti della salvezza sono già germinalmente presenti e operanti nel neonato Gesù »(G.M. Medica).
Natale cioè non è un avvenimento storico da relegare lontano nel tempo, ma una realtà sempre viva, attuale: Dio si incarna nell’oggi della nostra storia quotidiana, negli avvenimenti oscuri del nostro vivere, in ogni frammento di tempo che passa, perché tutto viene a noi carico della Sua presenza. Pellegrino come duemila anni fa, quando ancora nel ventre verginale di Maria, passava di casa in casa mendicando un posticino per passarvi la notte, Gesù bussa in ogni istante alla porta del nostro cuore per potervi essere accolto e irrompervi col fulgore della sua presenza portatrice di speranza, di pace, di perdono, di amore. Ma perché Lui possa nascervi, perché il suo Natale diventi per noi una dolce realtà, perché l’annunzio di gioia e di pace portato dagli Angeli ai pastori si compia anche per noi, bisogna fargli spazio e sgombrare il nostro cuore da tutte le incrostazioni della superficialità, dell’egoismo, del peccato, da tutto quello che, facendoci schiavi delle nostre passioni o succubi di una mentalità dominata dalle leggi della società dei consumi, vuota e affannosamente occupata alla ricerca di una felicità effimera, ci frastorna e ci istupidisce, annullando la nostra capacità di ascolto, la nostra sovranità di creature libere e pensanti, la suprema libertà di essere quello per cui siamo stati creati: essere « figli nel Figlio » , proiettati verso un destino di felicità incommensurabile in un eterno presente d’amore e di pace. Se questo avverrà, allora davvero per noi sarà Natale, un buon Natale!
C.S.


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