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“Mi viene in mente una di quelle scene che vedo d’estate in riva al mare. Delle volte ci sono dei bambini che giocano sulla riva, sotto l’occhio vigile del padre o della madre. alcune volte questi bambini piccoli da seduti si mettono in piedi, e con passo incerto cominciano a camminare sulla sabbia per raggiungere il padre o la madre. Vedo quei genitori rimanere fermi, con le braccia spalancate. Non vanno incontro ai figli. Non è un gesto di mancanza d’amore, ma esattamente il contrario. Si fidano dei passi incerti di quelle creature. Vogliono mostrare loro che sono in grado di arrivare fin dentro quelle braccia che li aspettano. La preghiera è questo. È il percorso incerto che delle volte facciamo per arrivare fra le braccia di Qualcuno. Ci sentiamo soli, spaesati, incerti, proprio come quei bambini. Ma è la fiducia che Dio ha in noi a lasciarci protagonisti di quell’esperienza. La solitudine che delle volte proviamo nella nostra vita spirituale è una solitudine abitata. E persino quando è buio, quel Dio ha riempito di stelle la nostra notte. Dobbiamo imparare a leggere quelle stelle. Dobbiamo cercare la nostra stella cometa.”

Da “La stella il cammino il bambino” di Luigi Maria Epicoco


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