La solenne rivelazione di Gesù nel tempio è come un improvviso sprazzo di luce che solo per un istante squarcia il velo di silenzio, di semplicità, di umiltà operosa che avvolge la sua esistenza terrena nella casa di Nazaret.
“Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era con lui”
ci dice San Luca, alludendo a una splendida crescita sia fisica che spirituale, ma nel segno della quotidianità, senza la presenza di fatti straordinari, senza che nulla riveli in Gesù la sua singolare condizione di Figlio di Dio. Solo Maria sapeva e conservava nel cuore tutto quello che si riferiva a suo figlio.
Ritornato a Nazaret, il fanciullo riprende la sua vita di sottomissione e obbedienza ai genitori.
A una lettura superficiale, la manifestazione di Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme può apparire come una fatto isolato, senza alcun riferimento con la sua missione; in realtà essa è la prima rivelazione di ciò che costituisce l’essenza e il fulcro del suo esistere: la perfetta comunione con la volontà del Padre.
“ Bisogna che il mondo sappia che io sono nel Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato” (Gv 14, 31);
“ Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato” ( Gv 4,34);
“ Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”(Mt 7,21).
Basta scorrere con attenzione i vangeli per accorgersi della insistenza di Gesù su questo tema: tutta la sua vita appare in funzione della volontà del Padre, dalla nascita, al Getsemani, alla Croce.
Il periodo della vita nascosta a Nazaret – corrispondente, secondo i più recenti studi a circa trentaquattro anni -, non costituisce solo un periodo di preparazione, ma fa parte anch’essa del piano divino della salvezza. Lo sottolinea fortemente il Catechismo della Chiesa cattolica quando vede nell’obbedienza di Gesù a Maria e a Giuseppe “l’immagine nel tempo della obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione … a Giuseppe e a Maria annunziava e anticipava la sottomissione del Giovedì santo: Non… la mia volontà. L’obbedienza di Cristo nel quotidiano della vita nascosta inaugurava già l’opera di restaurazione di ciò che la disobbedienza di Adamo aveva distrutto”.
E’ importante per la nostra vita cristiana riflettere sulla ricchezza e la fecondità salvifica della vita di Nazaret. Al di là delle manifestazioni concrete di un’esistenza oscura segnata dal duro lavoro, dalla povertà, dall’intimità dei rapporti familiari in un contesto di eccezionale santità e comunione di ideali, sentiamo di essere di fronte a uno degli aspetti più commoventi del mistero della vita terrena di Gesù.
Un mistero da contemplare nel silenzio adorante della preghiera perché diventi per noi scuola di vita, insegnandoci a scoprire il valore salvifico della sofferenza, della fatica quotidiana umile e nascosta, della rinuncia, del servizio, della carità silenziosa, di tutte quelle virtù insomma che non fanno notizia, non suscitano scalpore e tuttavia contribuiscono in modo misterioso, ma reale, alla piena realizzazione umana e cristiana della persona singola e della società in cui essa vive e opera.
S. Teresa di Lisieux incarna stupendamente questo ideale di santità con la sua dottrina sul valore delle “piccole cose” offerte per amore : “Voglio …non lasciarmi sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le più piccole cose, e farle per amore:”.
“Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era con lui”
ci dice San Luca, alludendo a una splendida crescita sia fisica che spirituale, ma nel segno della quotidianità, senza la presenza di fatti straordinari, senza che nulla riveli in Gesù la sua singolare condizione di Figlio di Dio. Solo Maria sapeva e conservava nel cuore tutto quello che si riferiva a suo figlio.
Ritornato a Nazaret, il fanciullo riprende la sua vita di sottomissione e obbedienza ai genitori.
A una lettura superficiale, la manifestazione di Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme può apparire come una fatto isolato, senza alcun riferimento con la sua missione; in realtà essa è la prima rivelazione di ciò che costituisce l’essenza e il fulcro del suo esistere: la perfetta comunione con la volontà del Padre.
“ Bisogna che il mondo sappia che io sono nel Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato” (Gv 14, 31);
“ Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato” ( Gv 4,34);
“ Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”(Mt 7,21).
Basta scorrere con attenzione i vangeli per accorgersi della insistenza di Gesù su questo tema: tutta la sua vita appare in funzione della volontà del Padre, dalla nascita, al Getsemani, alla Croce.
Il periodo della vita nascosta a Nazaret – corrispondente, secondo i più recenti studi a circa trentaquattro anni -, non costituisce solo un periodo di preparazione, ma fa parte anch’essa del piano divino della salvezza. Lo sottolinea fortemente il Catechismo della Chiesa cattolica quando vede nell’obbedienza di Gesù a Maria e a Giuseppe “l’immagine nel tempo della obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione … a Giuseppe e a Maria annunziava e anticipava la sottomissione del Giovedì santo: Non… la mia volontà. L’obbedienza di Cristo nel quotidiano della vita nascosta inaugurava già l’opera di restaurazione di ciò che la disobbedienza di Adamo aveva distrutto”.
E’ importante per la nostra vita cristiana riflettere sulla ricchezza e la fecondità salvifica della vita di Nazaret. Al di là delle manifestazioni concrete di un’esistenza oscura segnata dal duro lavoro, dalla povertà, dall’intimità dei rapporti familiari in un contesto di eccezionale santità e comunione di ideali, sentiamo di essere di fronte a uno degli aspetti più commoventi del mistero della vita terrena di Gesù.
Un mistero da contemplare nel silenzio adorante della preghiera perché diventi per noi scuola di vita, insegnandoci a scoprire il valore salvifico della sofferenza, della fatica quotidiana umile e nascosta, della rinuncia, del servizio, della carità silenziosa, di tutte quelle virtù insomma che non fanno notizia, non suscitano scalpore e tuttavia contribuiscono in modo misterioso, ma reale, alla piena realizzazione umana e cristiana della persona singola e della società in cui essa vive e opera.
S. Teresa di Lisieux incarna stupendamente questo ideale di santità con la sua dottrina sul valore delle “piccole cose” offerte per amore : “Voglio …non lasciarmi sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le più piccole cose, e farle per amore:”.
C.S.



