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Sull’ origine e la provenienza di questo facsimile della Sindone posseduto dal nostro Carmelo, e considerato uno dei più fedeli all’originale, non esiste alcuna documentazione sicura. Tante volte, anche in passato, ci sono state rivolte domande sull’argomento, ma tutto quello che possiamo dire di certo è quanto risulta da un’iscrizione posta sul margine del telo, in cui si dichiara che la copia fu eseguita nel 1634.
Importanti sono al riguardo due brevi documenti in cui si dichiara che la copia in questione fu messa a contatto diretto con la Sindone: il primo, del 30 maggio 1931, in cui Mons. Michele Grasso, Cappellano di S.M. il Re e Custode della SS. Sindone, testimonia che « il giorno 25 maggio 1931 in questa Reale Cappella alla presenza delle loro Altezze Reali il Principe e la Principessa di Piemonte e di Sua Eccellenza Monsignor Arcivescovo di Torino, e col loro assenso, il Facsimile della SS. Sindone, portante la scritta “extractum ab originali 1634” che da molti anni ed ancora attualmente si trova in possesso delle Molto reverende Monache Carmelitane Scalze di Moncalieri fu disteso in tutta la sua lunghezza sopra la vera Sindone e lasciato per alcuni istanti a contatto immediato colla Preziosissima Reliquia ».
Il secondo, molto breve, risale al 1978 quando, in occasione dell’ostensione della Sindone, fu richiesta la nostra copia da esporre per la pre-lettura della stessa nell’apposito locale predisposto per i visitatori. Prima di restituirla al monastero, Monsignor Cottino la mise nuovamente a contatto con l’originale.
Non si conosce né il nome del donatore, né l’epoca in cui le carmelitane ne vennero in possesso. Possiamo proporre solo delle ipotesi di ricerca, basate su dati storici certi che fanno luce sulle relazioni che il Carmelo ebbe con i membri di Casa Savoia, proprietari della Sindone, tenendo presente che soprattutto nel ‘600, per incarico dei Duchi, furono eseguite in varie circostanze copie del telo sindonico per farne dono a personaggi illustri di passaggio a Torino.
Premesso questo, bisogna risalire ai tempi di Madama Cristina, la prima Madama Reale, che fin dall’infanzia ebbe “ una particolare simpatia per le Carmelitane Scalze ”.
Già nel 1623 aveva ottenuto dal Papa Urbano VIII il breve per la fondazione di un monastero di monache di questo Ordine a Torino. I gravi fatti politici che coinvolsero il ducato immediatamente dopo fecero però dimenticare il progetto che fu ripreso e portato a termine il 19 marzo 1639 quando il Carmelo torinese fu inaugurato sotto il titolo di Santa Cristina. La fondatrice – come attesta una breve relazione manoscritta della fondazione – aveva fatto costruire per sé e per le sue dame un appartamento « per comodità della reale sua persona, quando ella entrava e molte volte soggiornava…nel monastero ».
Le relazioni di amicizia con la casa ducale si intensificarono nella seconda metà del secolo diciassettesimo per la presenza in Santa Cristina della Beata Maria degli Angeli, singolare figura di carmelitana, proveniente da una delle famiglie più distinte della città e resasi presto famosa per l’eroicità delle virtù, per gli straordinari doni mistici di cui era favorita e per le particolari doti di sapienza che elargiva nell’illuminare quanti ricorrevano a lei per consiglio.
Tra questi si distinguevano lo stesso Duca Vittorio Amedeo II, sua madre, la seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Nemours , la duchessa Anna di Orleans e altri eminenti personaggi della vita politica ed ecclesiale del tempo. È possibile – ma, ripetiamo, è solo una supposizione – che la copia della Sindone sia stata donata al monastero da una delle due Madame Reali e che poi, al tempo della soppressione napoleonica , nel 1802, sia stata messa in salvo con altre suppellettili e oggetti di culto per sottrarli a furti o profanazioni. Molti di queste cose pervennero più tardi al Carmelo di Moncalieri.
La Beata Maria degli Angeli era devotissima della Passione di Gesù e, per misterioso disegno della Provvidenza, la sua vocazione al Carmelo nacque proprio durante una ostensione della Sindone a Torino. Lo racconta lei stessa con la sua consueta semplicità e vivacità di stile in una breve memoria autobiografica conservata in copia manoscritta nell’archivio del nostro monastero. Questo particolare farebbe propendere per l’ipotesi di un dono personale fatto a lei, ma trattandosi di un oggetto tanto prezioso, è strano che non se ne faccia menzione in nessun documento. Il Carmelo di Moncalieri, fondato da lei nel 1703, soppresso nel 1802 e restaurato, dopo alterne vicende, nel marzo 1820, conserva – come abbiamo riferito sopra – parecchie cose preziose provenienti dal soppresso monastero di Santa Cristina; gli oggetti sono quasi tutti contrassegnati da etichette, ma per il facsimile della Sindone non c’è nessuna indicazione. Pare perciò improbabile che provenga dal monastero di Torino.
Esclusa quindi l’ipotesi di un dono fatto alla Beata è lecito pensare che la copia in questione sia stata regalata direttamente al Carmelo di Moncalieri, dove le principesse di Casa Reale, durante i loro periodici soggiorni al castello, sovente erano ospiti della comunità.
Scorrendo i documenti antichi del monastero si trovano registrati parecchi donativi fatti al medesimo da alcune di queste illustri benefattrici: tra esse i nomi che ricorrono più di frequente sono quelli della Principessa Felicita e soprattutto della Ven. Regina Maria Clotilde . Dalla biografia scritta da Luigi Bottiglia “Maria Clotilde Adelaide Saveria di Francia, Regina di Sardegna” si deduce che sovente essa si recava al Carmelo per unirsi alla preghiera delle monache e per trattenersi in colloqui spirituali con loro. Tra l’altro è riportato un simpatico episodio che indica il clima che si stabiliva tra lei e la comunità durante tali visite: « In Moncalieri, nel monastero delle Carmelitane, ove per lo più passava le ore che le restavano libere, fu più volte veduta genuflessa avanti la superiora, Madre Paola Teresa, che per la vecchiezza resa impotente a muoversi, si stava seduta in una seggiola: ed in quell’umile positura voleva udire le massime di perfezione e d’amore di Dio dalla religiosa che, non potendo in altro modo fare dolce violenza per sollevarla, batteva col suo bastoncino il suolo, perché si alzasse ».
Fu lei a donare al Carmelo di Moncalieri la copia della Sindone?
Un’altra ipotesi – e a noi sembra la più plausibile – è che la donatrice sia la Principessa Maria Clotilde di Savoia, “la Santa di Moncalieri”. I suoi rapporti col nostro monastero furono di una cordialità eccezionale: conserviamo di lei alcune lettere e biglietti autografi che testimoniano il suo interessamento e la sua profonda amicizia nel periodo successivo alle leggi Rattazzi che avevano decretato la soppressione del monastero. Pur non essendo più proprietarie dello stabile e non potendo ricevere novizie, le monache poterono restare in monastero grazie alla vigile protezione della Principessa che di volta in volta suggeriva loro come comportarsi e cosa rispondere ai vari commissari governativi che giungevano per dei sopralluoghi.
Quando il comune di Moncalieri decise di adibire “l’ex convento delle carmelitane ”a scuola, il 24 agosto 1895 la Principessa, con regolare contratto, acquistò a titolo personale il monastero, divenendone legittima proprietaria. Poi lo lasciò per testamento alle Carmelitane che, riacquistata la personalità giuridica, poterono riaverlo a pieno titolo nel 1938.
Forse non si va lontano dal vero ritenendo che anche la copia della Sindone sia un dono della Principessa: a farcelo pensare è un piccolo particolare che può essere indicativo. Pare accertato che anticamente il telo sindonico originale avesse una fodera scura e che a farlo sostituire con l’attuale di tinta rossa fosse stata proprio la Principessa Clotilde. Anche il nostro facsimile ha una fodera rossa. È una coincidenza casuale?
Sarebbe bello saperne di più, ma forse è solo una curiosità culturale che nulla aggiungerebbe al valore simbolico dell’oggetto in questione.
Ci auguriamo che il sostare di fronte a questa riproduzione della Sindone aiuti i visitatori a meditare – come si augurava il Cardinale Ballestrero nel 1978 – sulla passione e morte di Gesù e a scorgere in essa « un segno al quale possiamo fare riferimento e al quale ispirarci per vedervi non solo il Signore, al quale crediamo e che amiamo e adoriamo, ma anche tutti i fratelli crocifissi ai quali siamo legati dalla carità e nei quali possiamo e dobbiamo amare il Salvatore ».

C.S.


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