','');} ?>
+39 011 641888

Molto vicino, molto bello, molto grande, tutto Amore, ma invisibile…così è Dio. «Circondato di luce» e «nascosto nelle tenebre», così Elisabetta lo presenta oggi, meditando sulla necessità della fede. Ella dà molta importanza a questa purezza della fede, che è sottomissione a Gesù ed espressione del suo amore confidente e gratuito. «Basta credere», diceva un giorno, con un’espressione lapidaria (L 273). Un mese prima Elisabetta scriveva ad una giovane amica : «Tu mi dici di chiedere al Buon Dio un segno […]; malgrado il mio desiderio intenso di farti piacere, non posso farlo, non è il mio stile, mi sembrerebbe di uscire dall’abbandono» (L 293).
Per Elisabetta, il segno c’è e questo segno basta: Gesù. Dobbiamo avere il coraggio di fidarci di quanto Egli ci ha rivelato: ce n’è abbastanza per amare Dio e il nostro prossimo, in quanto cristiani. La sua vita d’amore fino al dono totale, la sua personalità unica, la sua resurrezione, e la grazia del suo Spirito che agiva nei cuori dei primi testimoni come agisce nel nostro: questo basta per accostarsi a Lui e al suo messaggio. «Voglio essere perfettamente docile », aveva detto Elisabetta al Cristo, «poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre Te» (NI 15).
A ventisei anni, sa che presto andrà «davanti allo Sposo». Non lo vede se non con gli occhi della fede. «Anch’io devo cercare il mio Maestro che si nasconde bene», confidava poco tempo prima a Guite, «ma allora ravvivo la mia fede, e sono più contenta di non godere della sua presenza, per far gioire Lui del mio amore» (L 298).
Elisabetta ci tiene moltissimo a questa limpidezza della fede tutta pura, tutta donata, tutta lode. Credente fino alla cima dei capelli, afferma oggi con fierezza che, «quando si sente ancora sfiorata» da un desiderio egoista di «sentire», di «gioire» o di immergersi nella «luce», «si duole profondamente per il suo poco amore e guarda subito il suo Maestro per farsi liberare da Lui».
Basta Gesù, e la fede in Lui. «Lasciare tutto per unirsi a Colui che ama»! Guidata da «la bella luce della fede», luce sparsa dalla «sola lampada» che è il Cristo, vuole «nelle tenebre sacre» camminare verso la Gerusalemme celeste. La fede è la camera oscura, che ci procura una immagine autentica e veridica, benché limitata, del paesaggio divino. Ce ne offre già «la sostanza» e quanto più cresce l’Amore di Dio, «gli occhi del cuore» (Ef 1, 18) sono illuminati dal di dentro e vedono a loro volta. Intuitivamente. Con il cuore, che comprende e medita. È il caso di Elisabetta.
Chi vuole pregare dovrà sempre confrontarsi con l’alterità di Dio. Parlare con un essere umano è diverso: vedi il suo viso, intendi il suono della sua voce, la tua parola suscita la sua risposta, scaturisce la conversazione. Dio, non lo vediamo e non lo percepiamo con le orecchie. Ma Gesù afferma che «il nostro Padre, che è nel segreto, vede nel segreto» (Mt 6,6). Se Gesù ci insegna a pregare «Padre Nostro», implicitamente fornisce la prova che questo Dio invisibile ci ascolta e che neppure una sola nostra parola cade nel vuoto.
Ne segue che pregare è una conversazione particolare a cui ci si deve abituare. Sarà forse una questione d’amore? Parlare nel tuo cuore e nei tuoi pensieri con qualcuno che non vedi, con un assente che ami, lo fai molto spesso. Il tuo amore allora chiama spontaneamente a raccolta la tua attenzione. Hai dentro di te un’immagine di lui, un’immagine di lei, un semplice ricordo, il suo nome, il suo «lui», il suo «lei» e così l’attenzione del tuo spirito e l’affetto del tuo cuore finiscono per incontrarsi. Tutti conoscono questo fenomeno di prossimità interiore a qualcuno che non si vede.
Certo, per esprimere Dio, «che è spirito» (Gv 4,24), nessuna immagine sarà adeguata, nessuna parola, nessun concetto. Tuttavia le nostre parole umane sono dei cartelli indicatori validi e autentici, che ci proiettano nella direzione giusta e per mezzo di esse il nostro amore raggiunge il suo obiettivo. Gesù utilizzava anche delle parole umane per parlare al Padre suo e per parlarci di Dio. «Il Padre tuo che vede nel segreto» ti comprenderà perfettamente. Il problema e i limiti sono i nostri, non i suoi.
Con Dio non esiste distanza materiale, Egli è assai vicino, è in te. Allora per pregare, «basta credere», direbbe Elisabetta, e basta pregare. Per il resto, in ogni epoca ed in ogni angolo della terra gli esseri umani, spontaneamente, si sono messi a pregare. Il problema non è di poter pregare, ma di farlo bene.
Per pregare bene, bisogna essere sufficientemente silenziosi e interiormente attenti – Elisabetta approverebbe pienamente -. Tu impari progressivamente. Incomincia, persevera; è correndo che hai imparato a correre. La preghiera ha in sé il suo particolare maestro, assistito dal Maestro interiore che è lo Spirito di Gesù. Lo Spirito del Figlio del Padre è in te e ti aiuta a pregare (Rm 8, 15-27). I «Tre» sono presenti, «nel Cielo della tua anima»: «Immergi il tuo sguardo» in Dio, dice Elisabetta, e per due volte ripete che, grazie alla fede, il velo è già sollevato «un poco». Sarai, come lei, «saldo nella fede» ?

(Conrad de Meester – OCD)

Il testo di Elisabetta

9. Ieri san Paolo, sollevando un poco il velo, mi permetteva di immergere lo sguardo nella «sorte dei santi nella luce» [Col 1,12], per scoprire qual è la loro occupazione e tentare, per quanto possibile, di conformare la mia vita alla loro, per compiere il mio ufficio di laudem gloriae [lode di gloria]. Oggi è san Giovanni, il discepolo che Gesù amava, che mi dischiude «le porte eterne» [Sal 23,7], perché io possa riposare la mia anima nella «santa Gerusalemme, dolce visione di pace!…».
E innanzitutto, mi dice, non c’è luce nella città, «perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» [Ap 21, 23]. Se voglio che la mia città interiore abbia una qualche conformità e somiglianza con quella «del Re dei secoli immortale» [1 Tm 1,17] e riceva la grande illuminazione di Dio, è necessario che spenga tutte le altre luci e che, come nella città santa, l’Agnello ne sia «la sola lampada».

10. Ecco la fede, la bella luce della fede, che mi appare. Questa sola deve illuminarmi, per presentarmi davanti allo Sposo. Il salmista canta che Egli «si nasconde nelle tenebre» [Sal 17,12], ma poi sembra contraddirsi quando dice che «la luce lo avvolge come un manto» [Sal 103,2]. Ciò che deduco da questa apparente contraddizione, è che devo sprofondare nella «tenebra sacra» facendo la notte e il vuoto in tutte le mie potenze; allora incontrerò il mio Maestro, e «la luce che lo circonda come un manto» avvolgerà anche me, poiché Egli vuole che la sposa risplenda solo della sua luce, «avendo lo splendore di Dio».
Si dice di Mosè che era «saldo nella fede, come se avesse visto l’Invisibile » [Eb 11, 27]. Mi sembra che tale debba essere l’atteggiamento d’una lode di gloria che vuole continuare attraverso tutto il suo inno di grazie : «salda nella sua fede, come se avesse visto l’Invisibile»…, salda nella fede nel «troppo grande amore» [Ef 2,4] … «Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi…» [1 Gv 4,16].
11. «La fede – dice san Paolo – è fondamento delle cose che si sperano, prova di quelle che non si vedono » [Eb 11,1]. Che importa all’anima, che si è raccolta sotto la luce che questa parola ha fatto nascere in lei, sentire o non sentire, essere nella notte o nella luce, godere o non godere … Essa prova quasi vergogna di fare differenza tra queste cose; e se si accorge di essere ancora toccata da esse, si disprezza profondamente per il suo poco amore, e si rivolge subito al suo Maestro per farsi liberare da Lui. Essa lo «innalza» secondo l’espressione di un grande mistico [Ruysbroec], «sulla cima più alta del suo cuore, al di sopra delle dolcezze e delle consolazioni che vengono da Lui, poiché ha stabilito di lasciar perdere tutto per unirsi a Colui che ama». Mi sembra che a quest’anima, incrollabile nella fede nel Dio-Amore, si possano riferire le parole del Principe degli apostoli: «Senza vederlo, credete in lui; esultate perciò di gioia indicibile e gloriosa» [1 Pt 1, 8].

(da “Ultimo Ritiro di Laudem Gloriæ” Elisabetta della Trinità)

 


Share This