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In tutta la «Passione secondo Giovanni» viene di continuo affermata la superiorità di Gesù: nessuno ha potere su di lui. Si consegna volontariamente alla morte quando giunge l’«ora».
La regalità di Gesù in Giovanni si manifesta non nonostante la passione, ma proprio nella passione. La gloria (ebraico kavòd, letteralmente «peso») è nella passione in se stessa. È una teologia che parte da Marco e ha il suo vertice in Giovanni. La morte è il momento culmine della regalità, della glorificazione: «Padre, glorifica il tuo Figlio» (Gv 17,1). La morte è, per Giovanni, «innalzamento», «ritorno al Padre».
Gesù è l’«Io sono» del roveto ardente, davanti a cui i soldati nel Getsemani indietreggiano e cadono a terra. In Giovanni Gesù è il regista degli avvenimenti. Dà addirittura ordini: «Se cercate me, lasciate che questi se ne vadano». È il buon pastore che «depone» la vita per le sue pecore.
Soprattutto nel processo romano viene affermata la superiorità di Gesù: nessuno ha potere su di lui (19,11). Gesù obbedisce al Padre. L’io fisico e l’io psicologico sono sacrificati in pieno all’io teologico (volontà del Padre). Gesù tace quando si tratta di difendere l’io fisico e l’io psicologico; parla solo quando si tratta di far emergere la volontà del Padre (l’io teologico).
È questo io teologico che fa paura a Pilato. È curiosa la paura di Pilato, registrata dall’evangelista. Un uomo abituato ai processi e alle condanne, qui ha paura. Una paura che cresce. Gridano: «Si è fatto Figlio di Dio». All’udire queste parole – dice Giovanni – Pilato ebbe ancor più paura». E qui arriva quel «Di dove sei?», culmine di quella serie di «dove», tipici di Giovanni. Gesù non risponde,
perché la risposta non è data ai potenti.
In Giovanni tutto è a servizio di un progetto. E Pilato, proprio lui che non riconosce la verità («Che cos’è la verità?») è costretto a proclamare più volte la verità, come Balaam. Del resto, perfino Satana è sempre costretto a fare il gioco di Dio, a sputare le verità che gli bruciano. Pilato, suo malgrado, è costretto a fare il profeta, con quella scritta in ebraico, greco e latino. Diventerà famoso anche lui: il suo nome sarà pronunciato ogni domenica da milioni di cristiani nelle lingue di tutto il mondo: «Patì sotto Ponzio Pilato».
Cristo ha un modo strano di regnare. Dopo duemila anni – si sente dire – il mondo è ancora pieno di caos. È proprio in mezzo a questo caos che Dio segretamente regna, nel cuore di un piccolo resto… Quando tutto gioca contro, qualcuno accanitamente crede, spera ogni speranza, fin dai tempi di Abramo. La storia continua con le sue tragedie. E attraverso questa storia di dolore, di ferocia, di contraddizioni, Dio regna.
Dio agisce al di fuori dei quadri umani: Regnavit a ligno Deus. Un modo talmente divino di regnare, che l’uomo stenta a comprendere. Il massimo della forza nel massimo della debolezza. Non nel benessere, non nella salute e nella forza fisica, non nel successo apostolico, tra gli applausi… Quando tutto l’«umano» è tenuto in scacco, si fa avanti Dio e salva il mondo.

Tratto da “Le luci del sabato” Domenico Machetta, Ed. Elledici

Letture

Dal libro del profeta Daniele       Dn 7, 13-14

Guardando nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fi­no al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Salmo 92

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo     Ap 1, 5-8

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della ter­ra si batteranno il petto. Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!
Dal vangelo secondo Giovanni    Gv 18, 33b-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giu­deo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno con­segnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».


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