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L’ultima domenica dell’anno liturgico ci mette sull’«attenti». Il tema della vigilanza fa da «cerniera» all’anno liturgico: lo si troverà ancora all’inizio dell’Avvento. Ultimi tempi, ultime realtà, escatologia; «novissimi», come si diceva una volta. Realtà ultime: non come cose che devono accadere nel futuro, ma come già presenti, però definitive.
Il linguaggio di Daniele, come del resto anche quello dell’Apocalisse, ci invita a trovare il senso della storia, a scoprire negli eventi le orme dell’eternità. Nel linguaggio apocalittico è essenziale il «simbolo», la lettura simbolica della storia. Leggere «simbolicamente» (dal verbo greco sümballō) la storia significa saldare i testi biblici con ciò che capita. Il contrario della lettura simbolica è la lettura «diabolica» (dal verbo diaballō). La lettura simbolica ci avvicina a Dio, mentre la lettura diabolica è frutto di tentazione, è fare il gioco di Satana, il cui intento è creare divisione.
Gesù oggi ci invita ad aprire gli occhi, a saper «leggere» gli eventi e a vivere nell’attesa della sua venuta. Del resto questo è l’atteggiamento di chi vive la liturgia (Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta!), per cui ciò che viene detto su Gerusalemme diventa «tipo» di quello che capita nella storia. Dio fa irruzione nella storia e porta a compimento il suo progetto: «Egli è vicino, alle porte». Dio sta costruendo la città stabile, incostruibile da architetti umani: «Perimetro totale diciottomila cubiti. La città si chiamerà da quel giorno in poi: là è il Signore» (Ez 48,35).
Questo conviene ricordarlo anche quando si celebra la festa della «dedicazione» della propria chiesa, come avviene in Piemonte in questa domenica. Il tempio non è qualcosa che l’uomo costruisce per Dio, ma è qualcosa che Dio costruisce per l’uomo: «Una casa farà a te il Signore» (2 Sam 7,11). Se il tempio lo facciamo noi, rischiamo di entrare nella tentazione di possedere Dio; se lo costruisce Dio, siamo da Lui posseduti. Ai luoghi di culto dunque si sostituisce una situazione interiore. Il Padre cerca adoratori in spirito e verità, e l’adorazione abbraccia tutta la vita, aprendo orizzonti di eternità.
Daniele annuncia con sicurezza la risurrezione finale, per un giudizio secondo equità. S’impone dunque una meditazione sui «novissimi», con molta franchezza biblica. Una riflessione precisa sulla morte, sul giudizio, sull’inferno e sul paradiso: «Si risveglieranno gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna».
Penultima domenica dell’anno liturgico, prima della festa di Cristo Re: riflessione puntuale sulle cose definitive, invito a lasciar cadere ciò che è caduco e a puntare sull’essenziale, esortazione urgente a leggere i segni dei tempi. Senza costante tensione alle cose celesti non è possibile capire i veri problemi dell’uomo. «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». È vivere nell’atmosfera di una grande vigilia.
«Marana-tha» è il grido di gioia incontenibile delle liturgie dei primi cristiani. L’opera di Satana è impedire che questa Gerusalemme celeste sia anticipata qui in terra, rendendo inautentiche le nostre liturgie, mentre il progetto di Dio è che la storia diventi liturgia celestiale. La vera tragedia dell’uomo è l’indifferenza al mistero e tutte le nostre tristezze derivano dal fatto che perdiamo di vista il nostro fine ultimo e non ci confrontiamo con l’evento che noi chiamiamo «morte», ma che in realtà è il momento del grande inizio.

(Tratto da “Le luci del sabato”, Domenico Machetta, LDC)

 

Dal libro del profeta Daniele Dn 12,1-3

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.

Dalla lettera agli Ebrei Eb 10,11-14.18

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.
Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».


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