Commento al brano Lc 5,1-11
Leggiamo e rileggiamo attentamente questa grande pagina ecclesiale, facendo emergere alcuni dati importanti.
1. C’è un’irruzione della gente («cum turbae irruerent»), per ascoltare la parola. C’è fame di parola. Ricordiamo che l’ascolto della parola di Dio è il tema di fondo del Vangelo di Luca. C’è un’urgenza.
2. Gesù sale sulla barca di Simone (con intenzione), e insegna.
3. «Prendi il largo (Duc in altum) e calate le reti per la pesca». E poi la battuta di Simone che è centrale in tutto il testo: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Un particolare molto interessante: il verbo greco usato per indicare la fatica è «kopiáo», usato normalmente per la fatica apostolica! Provetti pescatori, avrebbero potuto deriderlo…
4. La confessione di Pietro:
– confessio fidei: lo chiama «Signore»;
– confessio culpae: si riconosce peccatore;
– confessio laudis: era pieno di stupore.
5. La chiamata: «D’ora in poi sarai pescatore di uomini (interessante il verbo greco «zogréo» = pescare lasciando vivo). C’è una «translatio»: da pescatore di pesci, pescatore di uomini; come Davide, da pastore di pecore…
6. «Lasciarono tutto…». Mentre gli altri evangelisti dicono: «lasciarono la barca e il padre…», Luca, sempre il più radicale, dice «lasciarono tutto…».
Quale «meditatio»?
Indichiamo tre piste.
1. Calando questo testo nel nostro quotidiano, troviamo una luce per i problemi attuali della Chiesa. C’è una ricerca seria di parola di Dio e di preghiera, soprattutto tra i giovani. Mancano ovunque dei pastori, uomini della Parola, non tanto studiosi della Bibbia (quelli non mancano), quanto oranti della Bibbia, coloro che profeticamente sanno saldare i testi sacri con i fatti della storia, facendo «lectio divina».
2. L’esperienza della sterilità. Preti scoraggiati, gruppi che si sfasciano, religiosi che abbandonano, da una parte; e dall’altra gente goliardica che organizza convegni e parate liturgiche, senza preoccuparsi della mancanza di conversione o di chi vive nel «doppio messaggio» (di chi riesce, per esempio, a mettere insieme certe trasmissioni televisive con gli incontri di Chiesa). Si pesca tutta la notte senza prendere nulla. Allora eccolo qui il problema cruciale: il problema delle Chiese deserte, dei seminari senza vocazioni, dei cristiani che chiedono i sacramenti per pura formalità; il problema della pastorale sterile, dei catechismi che non cambiano niente. Non c’è Lui. «Sulla tua parola…». Con Gesù e in obbedienza a Gesù, il lavoro funziona.
3. Forse il segreto sta in quel «lasciarono tutto…». Il distacco più difficile rimane sempre quello dal proprio io. E in quell’«io» c’è tutta la sfera delle abitudini, del modo di pensare, il mondo delle relazioni… È un lavoro faticoso e perseverante che comporta tanta preghiera, umiltà del farsi guidare, fedeltà al sacramento della Confessione…
Da “Le luci del sabato” Domenico Machetta LDC
Letture
Prima Lettura Is 6,1-2.3-8
Dal libro del profeta Isaia
Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 137
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!
La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.
Seconda Lettura 1 Cor 15,1-11 forma breve 15, 3-8.11
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
[ A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. ]
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
[ Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. ]
Vangelo Lc 5,1-11
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.



