','');} ?>
+39 011 641888

Nell’anno C si legge Luca, ma nella 2ª domenica del tempo ordinario la Chiesa propone sempre, come Vangelo, un testo appartenente alla sezione iniziale di Giovanni.
È quasi un lancio del tempo «per annum». Quest’anno leggiamo le nozze di Cana, che si trova in una collocazione strategica del Vangelo di Giovanni: è messo al termine di una settimana che richiama la settimana della creazione.
È interessante notare questi sette giorni in cui vengono dati a Gesù sette titoli cristologici che saranno ripresi nel Vangelo:

Agnello di Dio
Rabbì
Il Messia
Colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i Profeti
Il Figlio di Dio
Il re d’Israele
Il Figlio dell’uomo
A Cana «Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Cana è l’inizio dei segni. Il libro dei segni va fino al cap. 12, poi parte il libro dell’ora («È giunta l’ora»). Ma proprio di questa ora si parla qui a Cana: c’è una Donna che fa anticipare l’ora.
Il Vangelo di Giovanni è stato scritto «perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiamo la vita nel suo nome» come dice Giovanni nella prima conclusione del suo Vangelo. E qui a Cana il testo conclude così: «Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». È dunque anticipato tutto nell’evento di Cana. È anticipata la Pasqua. C’è il tono pasquale dalle prime battute: «Il terzo giorno ci fu uno sposalizio a Cana». Sappiamo che cosa significa questa espressione (il terzo giorno, tertia die) per i primi cristiani.
C’è la Donna nuova, perché c’è la creazione nuova. Non dimentichiamo il modo tipico di raccontare di Giovanni. Al di dentro del fatto c’è sempre una notizia teologica. Ricordiamo solo i punti fondamentali. Emerge subito un dato molto importante: Giovanni inquadra tutta la vita pubblica di Gesù tra due scene in cui è presente Maria: Cana e il Golgota. Due scene ecclesiali. A Cana Gesù dà inizio ai segni e manifesta la sua gloria, avviando il cammino di fede dei suoi discepoli. Sul Golgota c’è per Giovanni l’atto di nascita della Chiesa: il modo di descrivere la morte fa supporre l’effusione dello Spirito. Intanto Maria in Giovanni non è chiamata con il suo nome: è la «Madre di Gesù», è la «Donna» della nuova creazione.
Cosa vuol dirci Giovanni con le nozze di Cana? Oggi, in questa 2ª domenica «per annum» c’è il tema nuziale, come si nota anche nella 1ª lettura che è sempre in collegamento con il Vangelo. La 1ª lettura è una specie di Cantico dei Cantici all’interno del Terzo-Isaia.
Ma chi sono gli sposi? I veri sposi di Cana chi sono?
La 1ª lettura dice che il Signore gioisce per Gerusalemme come lo sposo gioisce per la sposa: conosciamo questo magnifico cantico, perché ricorre sovente nell’Ufficio. Gesù è lo sposo. Nozze dunque, ma nozze senza vino: «Non hanno vino» (non: «Non hanno più vino»). Le nozze, il banchetto, e in particolare il vino, nella letteratura biblica sono molte volte elementi messianici.
Il 1° segno avviene sull’acqua che serviva per la purificazione dei giudei (interessante il particolare di tipo religioso). L’acqua non viene sostituita, ma trasformata. La Torah, l’AT non viene sostituito, ma trova il suo «compimento» nel banchetto del Regno.
«Riempite d’acqua le giare». «E le riempirono fino all’orlo». È l’abbondanza dei tempi messianici, come nella moltiplicazione dei pani. Sei giare contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. Dunque 600-700 litri!
«Non hanno vino» dice la Madre. La risposta di Gesù (intraducibile nelle nostre lingue) non è sgarbata, ma indica un rifiuto. Che cos’è avvenuto dunque? Una creatura prevale su Dio! Gesù dice: «Non è ancora giunta la mia ora». E Maria, senza una piega, con molta calma e sicurezza, dice ai discepoli: «Fate ciò che lui vi dirà». C’è un’intesa profonda, segreta, tra Gesù e sua madre che in quel momento diventa potentissima sul cuore del Figlio (per un piano misterioso di Dio!).
Maria è la Chiesa-Sposa, Maria è la Madre, la «Donna della risurrezione», che anticipa i tempi dello Spirito (su di lei la Pentecoste è già avvenuta): capisce la volontà del Figlio, vede il suo cuore, e vede le necessità dell’uomo.
La Chiesa attraverso la Liturgia, attraverso il mistero dell’Eucaristia, vive ciò che è espresso nel mistero di Cana. Quel «vino nuovo» è legato a una obbedienza: «Fate ciò che lui vi dirà». È la parola dominante in questa domenica. La voce di Maria, la Madre, continua ogni giorno a risuonare nel nostro intimo. «Fate ciò che lui vi dirà». A Cana emerge il modo di essere di Maria: l’attenzione, qualità primaria di una vera donna. Maria nei miei confronti è attenta!
Maria ci porta a Gesù, ci prepara ad incontrare Gesù. Pensiamo al ruolo del sabato nella tradizione della Chiesa, come preparazione al Giorno del Signore. Per questo il sabato è un giorno particolare dedicato a Maria.

Da “Le luci del sabato” don Domenico Machetta LDC

Letture della II Domenica del Tempo Ordinario, Anno C

Dal libro del profeta Isaìa (Prima Lettura Is 62,1-5)

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
Dal Salmo 95

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (Seconda Lettura Cor 12,4-11)

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Dal vangelo secondo Giovanni (Vangelo Gv 2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.


Share This