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Domenica II dopo Natale

Siamo davanti alla vetta della Bibbia. Giovanni inizia il suo Vangelo cantando. La sinfonia di apertura è un inno delle sue comunità, un inno liturgico, perché sia chiara una cosa: che le Scritture non sono un libro di lettura o di
studio, ma sono testimonianza di fede.
Ecco allora il solenne inno al Logos, alla Parola: un canto al mistero dell’Incarnazione. Anticamente la Messa si chiudeva con questo prologo: splendido ringraziamento!
Ci sono alcuni versetti che interrompono il cammino ritmico dell’inno, e riguardano il Battista, per dare continuità, per legare il prologo al resto del Vangelo.
Se prendiamo quelle due inserzioni, le stacchiamo dall’inno e le piazziamo di seguito al termine del prologo, tutto diventa chiaro.
Giovanni canta Gesù, il Verbo incarnato: Dio che discende, che si abbassa (è stato chiamato «kénosis» questo abbassamento), che opera un esodo, perché l’umanità possa fare esodo. Dio discende perché l’umanità possa salire.
Il Logos discende e poi ascende portando con sé i salvati, i prigionieri, conducendo schiava la schiavitù (Sal 67/68).
C’è una sintesi del prologo in Gv 16,28: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre». Questo emerge anche nella forma letteraria: il fuoco, il centro di tutto è il v. 14: «Et Verbum caro factum est», e poi tutto risale e ritorna… al seno del Padre, al mondo dell’eternità da dove si era partiti. C’è una magnifica struttura concentrica, un chiasmo, dove il centro è il Verbo che si fa carne.
Lo scopo dell’Incarnazione non è ridurre Dio alla nostra portata, ma trasferire noi alla portata di Dio, come canterà la lettera ai Colossesi: «Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore» (1,13), dopo averci «liberati dal potere delle tenebre». Il Verbo dunque è venuto per salvarci: non è un collega, ma un Salvatore!
Dal mondo dell’eternità parte il grande esodo del Verbo.
Inizia solenne: «In principio», come il libro della Genesi.
C’è il verbo essere (era… era…) per indicare la preesistenza.
Poi userà il verbo divenire per indicare il mondo delle creature. «Era presso Dio» («pròs» con l’accusativo): dialogo, movimento, comunione di vita all’interno della Trinità. Il Verbo in dialogo con il Padre. Parlano anche di ciascuno di noi, perché la lettera agli Efesini dice che siamo stati progettati «prima della creazione del mondo» (1,14)!
Poi la creazione: il Verbo esce come sposo dalla stanza nuziale, e «tutto è stato fatto per mezzo di lui». Dice che di ciò che esiste nulla è stato fatto senza di lui! «Senza» («Chorís» dal verbo chorízo, separare): una parola che tornerà nel cap. 15: «Senza di me non potete far nulla».
Dio allora parla attraverso la creazione, poi parlerà attraverso
la voce dei profeti, da ultimo… il Verbo della vita arriva al punto di farsi toccare con le mani (1 Gv 1,1).
«E il Verbo si fece carne».
Dice «carne», non dice solamente «uomo». È qui lo scandalo. Come può essere Dio il carpentiere di Nazareth?
«Carne» indica il massimo della fragilità, il culmine dell’abbassamento.
Se Dio è amore, dev’essere condivisione.
Ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana.
Allora: tutto ciò che il Verbo tocca, funziona, assume valore salvifico. Ogni minuto della vita quotidiana di Gesù è per la salvezza del mondo. E qui c’è la risposta unica all’enigma del dolore e della morte! Non ci sono risposte umane: il mondo scarta il problema. Noi dobbiamo gridare a tutti questa bella notizia: tutto ha un senso se vissuto per amore! È la missione di ogni discepolo. A un patto: se stiamo «sul seno del Figlio» come Giovanni nell’ultima cena…
«Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre (letteralmente “sul seno”), è lui che lo ha rivelato». Il Figlio è la rivelazione (l’esegesi) del Padre; e noi riveleremo il Figlio solo se vivremo in intimità con lui.

Da “Le luci del sabato” Domenico Machetta Ed. LDC
Letture

Dal libro del Siràcide (Sir 24, 1-4. 8-12, neo-vulg. 24,1-4.12-16)

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».
Salmo Responsoriale (Dal Salmo 147)

Rit.:Il Verbo si è fatto carne
e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. (Ef 1, 3-6. 15-18)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

[ In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta. ]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[ Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. ]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


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