Elisabetta prolunga oggi la sua meditazione su tutto quello che il Signore vuole fare per noi, per te, se trova in te il «bel silenzio» interiore. «Rapito dalla tua bellezza», ti attirerà «nella solitudine», «che è Lui stesso»: ammirabile «luogo spazioso»! Tutta «la sua buona volontà» si metterà in azione. «Egli parlerà al tuo cuore». Scambio da cuore a cuore! Comunicazione di vita divina! Dio «completerà il suo lavoro» in te e tu sarai «mosso dal suo Spirito», come spiegava san Paolo nello splendido capitolo 8 della lettera ai Romani, parlando della vita dello Spirito nel cuore dei figli di Dio.
Questo è vero per tutti i figli di Dio. «A condizione che ogni volta», insiste Elisabetta, «tu conservi la sua parola» e «ti lasci fare» da Dio. A te la scelta. Il Signore rispetta la tua libertà. Ma perché egli possa portare a termine la sua opera in te e divenire l’incanto del tuo cuore, non devi lasciarti condurre dalla tua sola volontà, spesso assai condizionata dai «moti di natura». Essere «perfettamente docile» (NI 15) è diventare disponibile ai desideri del Cristo e alle mozioni dello Spirito.
È necessario che «mi possieda per mezzo della volontà», dice allora Elisabetta, che renda la mia volontà «libera», per «fissarla in quella di Dio». Allora veramente tutto in me gli piacerà, «agirò in modo divino». La Santa Trinità potrà in tutta libertà «fare in me la sua dimora». Possiederò il «Bene sostanziale»: «Dio stesso», immensamente più grande di ogni bene fugace e passeggero! E chi mi sta intorno si accorgerà che la mia vita è cambiata.
Tutto questo Elisabetta vuol dire a ciascuno di noi, quali che siano la nostra vocazione e la nostra situazione. Insiste: «Anche il matrimonio è una vocazione» (L 242). Benedette siano le idee chiare e gli incontri generosi dei nostri genitori, e dei suoi! E quanti richiami concreti, dolcemente persuasivi, il Signore può far sbocciare nei cuori degli sposi. A tutti offre le sue grazie, continuamente.
Può darsi pure – come nel caso di Elisabetta – che il Signore, parlandoti al cuore, non ti affidi il compito di essere segno del suo amore per il tale o il tal altro dei suoi figli amati attraverso il matrimonio. Parlandoti al cuore, potrebbe sussurrarti: «Vorrei che tu serbassi tutto il tuo cuore per dimostrare a me, direttamente, il tuo amore».
Forse sei ancora giovane, e hai la vita davanti a te. Non hai mai pensato a consacrare tutta la vita, corpo e anima, essere e avere, a Gesù e al suo servizio nella Chiesa? Così? Per Lui? Egli ha bisogno di persone così e su di esse i tuoi fratelli e sorelle cristiani sposati fanno affidamento.
Dio ha bisogno degli uomini. Le mansioni sono molto diverse: preti, religiosi o religiose inviati(e) nell’apostolato. Laico, laica, impegnati(e) nel mondo come operatori pastorali o in un istituto secolare. Contemplativo o contemplativa a tempo pieno, come Elisabetta…Ascolta bene e «fa’ ciò che Egli ti dirà» (Gv 2,4).
Tu sei affascinato da Gesù, lo ami, gli parli. Gli offri spesso un fiore. E se volesse tutto il tuo giardino? Un venerdì santo, Elisabetta lo sentiva nel suo cuore che le chiedeva: «Hai abbastanza amore per il tuo Gesù?» (D 124).
Gesù, il tuo unico Amore! Il tuo amore per sempre, che racchiude ogni altro amore! Come sarebbe bello… Che dono! E che regalo finalmente, per lui: tu!…Lo sai, Dio è molto umile, e accoglie per poter donare di più. Anche Elisabetta ha cominciato con piccole cose. Il tutto cresce gradualmente. Se nel fondo del tuo cuore avverti la pacificante presenza di Gesù che ti guarda e ti fa cenno, allora soffermati a lungo a renderne grazie. A volte, è solo perché il tuo sguardo non ha incontrato il suo che tu non hai ancora visto niente. Bisogna avere il coraggio di dire: «Se questo ti piace…».
Elisabetta Catez, ragazza benestante, comprendeva l’enorme ricchezza che le era offerta in Gesù, «perla preziosa» [Mt 13,46]. «Non ve n’é che Uno, è Lui, il solo Vero! […] Sotto il suo sguardo l’orizzonte diviene così bello, così vasto, così luminoso…Io l’amo appassionatamente e in Lui ho tutto! Vuoi volgerti con me verso questo sublime ideale? Non è immaginazione, ma realtà» (L 128).
Tu sogna l’avvenire, ma non sognare troppo. Sogna soprattutto Lui. Egli non ti dice: «Adesso sbrigatela da solo». Dice invece: «Seguimi, procediamo insieme, io sarò nel tuo cuore, hai solo da chiamarmi». Non appena chi ha il discernimento necessario per aiutarti a scoprire la tua strada ti dà via libera, slanciati. La chiamata del Signore è unica.
Accoglierai il dono della perseveranza tra le tue mani levate in preghiera. Nella preghiera rinascerai mille volte. Subito se vuoi. Ogni vero incontro include una nuova chiamata. La voce di Gesù potrebbe diventare roca a forza di gridare, ma non smetterebbe di chiamarti. Se la strada è tortuosa, ad ogni tornante ti troverai davanti Lui che ti ha preceduto.
«Non temere, perché non dovrai più arrossire…poiché tuo sposo è il tuo Creatore…viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore…ma con affetto perenne ho avuto pietà di te… Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto…(Is 54, 4-10).
Quando un ragazzo e una ragazza si incontrano bene e decidono di sposarsi, la loro attenzione non è concentrata sulle difficoltà che potrebbero sopravvenire. Sognano di conservare sempre quella luminosità del cuore che rende l’amore forte e fedele. La prova – inevitabile su questa terra – potrà purificare e rinsaldare l’amore, renderlo più umile e vero, ancora più bello. Un ideale è sempre esigente, e trova la realizzazione piena nell’umiltà. Rinnoviamo spesso davanti il Signore «il nostro primo amore» (Ap 2,4).
(Conrad de Meester – OCD)
Il testo di Elisabetta
- «Il Signore mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene…» [Sal 17,20]. Il Creatore, vedendo il magnifico silenzio che regna nella sua creatura, osservandola tutta raccolta nella sua solitudine interiore, è rapito dalla sua bellezza e la fa entrare in questa solitudine immensa, infinita, in quel «luogo spazioso» cantato dal profeta, che è Lui stesso: «Entrerò nelle profondità della potenza di Dio» [Sal 70,16]. Parlando per mezzo del suo profeta il Signore ha detto: «La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» [Os 2,14].
Eccola, quest’anima, entrata in questa vasta solitudine in cui Dio si farà sentire! «Infatti la parola di Dio – dice san Paolo – è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla» [Eb 4,12]. È perciò questa parola che completerà il lavoro di spogliamento dell’anima, perché per sua natura intrinseca opera e crea ciò che fa sentire, purché ogni volta l’anima acconsenta a lasciarsi fare.
- Ma non è sufficiente ascoltare questa parola, bisogna custodirla! E proprio custodendola l’anima sarà «santificata nella verità»; ed è quanto desidera il Maestro: «Santificali nella verità; la tua parola è verità» [Gv 17,17]. A chi custodisce la sua parola, non ha forse promesso: «Il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora in lui » [Gv 14,23]? È tutta la Trinità che abita nell’anima che l’ama in verità, cioè custodendo la sua parola!… Quando l’anima ha compreso la sua ricchezza, tutte le gioie naturali o soprannaturali che possono venirle dalle creature o da Dio stesso, non fanno che invitarla a rientrare in se stessa per gioire del Bene sostanziale che possiede, e che non è altro che Dio stesso. E così, dice san Giovanni della Croce, ha una certa somiglianza con l’Essere divino.
«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli». San Paolo mi dice che «Egli opera tutto in conformità al suo volere» [Ef 1,11], e il mio Maestro mi suggerisce ancora di rendergli omaggio nel «fare tutto in conformità al suo volere ». Di non lasciarmi mai dominare dalle impressioni, dai primi moti della natura, ma di possedermi per mezzo della volontà…E perché questa volontà sia libera, bisogna – secondo l’espressione di un pio scrittore – «farla entrare in quella di Dio» [Ruysbroec]. Allora sarò «mossa dal suo Spirito», come dice san Paolo [Rm 8,14]. Tutto quello che farò sarà divino, eterno, e, ad immagine del mio Immutabile, vivrò già in terra in un eterno presente.
(da “Ultimo Ritiro di Laudem Gloriæ” Elisabetta della Trinità)



