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Il tempo non è solo una grandezza fisica. L’essere umano percepisce questo nel momento in cui si accorge che ‘sta perdendo tempo’; questa espressione non è un modo di dire qualunque, ma la chiara percezione dell’animo del fatto che non sta utilizzando nel modo giusto una ricchezza a lui affidata. Un altro modo di dire interessante ed antitetico al precedente è: ‘E’ finito il tempo!’; questo vuol dire che l’ho riempito troppo, tanto che me ne servirebbe altro, e lo spirito percepisce questo stacanovismo.

L’uomo è chiamato non solo a rendersi conto che il tempo -in questa accezione detto kρόνος- scorre, che le stagioni cambiano, la rosa che oggi sboccia domani appassisce, il figlio che ieri era un bambino oggi è un adulto, ma anche a saper riempire in pienezza questa preziosa risorsa, così da kρόνος diventa καιρός, ovvero “tempo di grazia”.

Kαιρός è dare un senso, vivere tanto in profondità il tempo presente da riconoscere la grazia di Dio che passa in quel momento e in quel luogo preciso. Il cristiano sceglie sempre il καιρός e lo vive intensamente, poiché è il tempo della salvezza; «Ecco καιρός il favorevole, ecco il giorno della salvezza», afferma San Paolo (2 Corinzi 6,2).                                                    Kαιρός è riconoscere Gesù che passa oggi per chiamarci a vivere in pienezza la nostra vita con Lui; scrive l’evangelista san Matteo nel capitolo 4, versetti 18-22: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono”.                                                                                                                                 Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni hanno saputo cogliere l’attimo in cui il Signore è passato e li ha guardati. Oggi passa e guarda anche me. Mi dice: “Seguimi! Non mi vedi nascosto nei più piccoli atti che compi, come negli avvenimenti più importanti della tua vita? Approfitta di questo momento, che sia di gioia o di tristezza, di felicità o di dolore, di sicurezza o di precarietà, di decisione o di dubbio, per stare con Me”.

Maria è donna del kαιρός perché ha saputo vivere pienamente ogni momento, da quello in cui ha ricevuto la visita dell’Arcangelo Gabriele, durante il quale l’universo tacque per far risuonare il “sì” che avrebbe cambiato la storia e la vita di ogni uomo, a quello in cui si trovava ai piedi della croce trafitta dal dolore e immersa in quel silenzio che solo Dio poteva comprendere.

Scrive Santa Teresa di Lisieux, nella poesia “Perché ti amo, Maria”, a proposito dell’esperienza mariana del dolore, tutta umana e proprio per questo accostabile alla nostra:

“Leggendo nel vangelo la vita tua, Maria,
mi posso avvicinar, guardare verso te.
Il credermi tua figlia difficile non è,
perché soffrir ti vedo, mortale come me”.

Maria ha saputo fidarsi di Dio in ogni attimo della sua esistenza, percependo tutto come “tempo di grazia”, tempo in cui il Signore è presente ed è partecipe delle nostre gioie o sofferenze esattamente come le proviamo.

Kαιρός è prendere coscienza dei segni dei tempi per comprendere come l’Amore, la Misericordia, la Bontà di Dio possano passare attraverso di me all’altro, soltanto così la nostra vita diventerà piena, diventerà luce per gli altri. Si prenda come esempio la fondazione del movimento dei focolarini da parte di Chiara Lubich nel 1943, durante i bombardamenti di Trento nella Seconda guerra mondiale: questa ragazza di 23 anni ha avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà per capire come poter reagire, in quel momento di disperazione e di guerra, secondo la logica evangelica.                                            Vivere nel “tempo di grazia” significa agire, perché soltanto l’amore compie delle scelte capaci di trasformare il kρόνος in καιρός, la frivolezza nella profondità, il dolore in tenerezza, la tristezza in gioia.                                                                          Il cristiano è dunque chiamato a non vivere in streaming la sua vita, ma a cogliere la presenza di Dio nei fatti che si susseguono; in questo modo l’alto consumo di tempo darà frutti di santità e amore.

 

 


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