','');} ?>
+39 011 641888

Domenica del Battesimo di Gesù

C’è subito il «tocco» di Luca: «Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì…».
Guardate bene questa espressione, fate l’analisi logica, cercate il soggetto… Si parla del cielo che si apre per la preghiera di Gesù! Il battesimo passa in secondo piano.
Si compiono le profezie dell’Avvento: «O cieli, squarciatevi!». A Luca interessa dirci una cosa: quando Gesù prega il cielo si apre, c’è una teofania (la voce del Padre, la presenza dello Spirito): c’è dialogo, collegamento tra cielo e terra. Perfino nel Getsemani appare un angelo. La presenza degli angeli manifesta la presenza del «celestiale» sulla terra. Mentre Gesù prega si apre il cielo. Anche la scena della Trasfigurazione, per Luca, è un momento di preghiera di Gesù: porta i tre apostoli sul monte a pregare, e mentre prega… La liturgia della Chiesa lungo i secoli produrrà lo stesso effetto, perché la liturgia sarà il prolungamento della preghiera di Gesù. C’è un’unica Preghiera, un unico Orante.
Se la preghiera di Cristo non continua nella Chiesa il cielo rimane chiuso. In ogni Eucaristia è presente la Trinità in modo vertice: la presenza di Dio si acuisce al massimo. Lo annunciano queste scene trinitarie del Vangelo. Scende lo Spirito in modo misterioso ma reale, «come una colomba»; non dice sotto forma di colomba, ma come farebbe una colomba. La colomba è uno dei simboli biblici che rimandano allo Spirito Santo:

  • La colomba di Noè è portatrice di pace.
  • Il nome «Giona» significa colomba. Giona è il profeta della conversione, del rinnovamento.
  • La «sposa» del Cantico viene chiamata «mia colomba». Lo Spirito Santo è lo «sponsale» all’interno della Trinità.
  • Il popolo d’Israele, destinato a diventare «consorte» di Dio, sposa, è chiamato «colomba», ed è quello che dovrà essere la Chiesa, tanto che… lo Spirito e la Sposa diranno «Vieni!» (Ap 22,17).
  • Anche il profeta Osea paragona il ritorno dall’esilio al ritorno di colombe al loro nido.

Si sente infine la voce del Padre che chiama il Figlio «amatissimo» (agapetós). E noi saremo, in lui, amatissimi!
Questo è il senso di quel «carissimi» che Giovanni usa nelle sue lettere: agapetói!

Da “Le luci del sabato” Domenico Machetta Ed. LDC
Letture
Dal libro del profeta Isaia (Prima Lettura Is 40,1-5.9-11)

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. – Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Dal Salmo 103

Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda.

Costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi.

Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (Seconda Lettura Tt 2,11-14; 3,4-7)

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta sal­vezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’em­pietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli ap­partenga, pieno di zelo per le opere buone. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore no­stro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua mise­ricordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spi­rito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella spe­ranza, eredi della vita eterna.

Dal vangelo secondo Luca (Vangelo Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Share This