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Siamo ormai alle soglie del nuovo anno liturgico che si apre col “tempo forte” dell’Avvento, il periodo che ci prepara a celebrare degnamente il mistero del Natale.
Tempo di attesa, di desiderio, di ascolto di Qualcuno che ci sta aspettando, che ci sta cercando, ci sta venendo incontro in uno slancio di infinita tenerezza per riscattarci da tutte le nostre povertà, dalle nostre insicurezze e colmare tutte le nostre attese.
“Ecco, sto alla porta e busso” (Ap 3,20). È un amico discreto, dolce, paziente Colui che batte alla porta del nostro cuore, una porta che si apre solo dal di dentro, solo se noi gli permettiamo di entrare. Egli non ci farà mai violenza, rispetta la nostra libertà fino ad accettare il nostro rifiuto, la nostra indifferenza, la nostra durezza quando gli sbattiamo la porta in faccia.
Egli bussa…e aspetta. Ma come ascoltare la sua voce nel frastuono di una vita che diventa sempre più frenetica, caotica, pressata da mille cose, da mille impegni, in un crescendo di messaggi che ci piovono addosso da tutte le direzioni, togliendoci la possibilità di fermarci un momento per chiederci il perché di tutto questo correre, affannarsi, darsi da fare?
L’Avvento – che anticamente era vissuto con un carattere penitenziale molto simile alla Quaresima – potrebbe costituire, almeno per i cosiddetti cristiani impegnati, un momento di pausa, di silenzio, un’occasione per rientrare in se stessi e riflettere sul perché del proprio lottare, soffrire, sul senso stesso della propria vita, sulla validità di certe scelte esistenziali o semplicemente quotidiane che richiederebbero calma e discernimento.
La luce della fede dovrebbe trasfigurare la nostra vita e colorare di speranza il nostro cammino, aiutare noi e gli altri, quelli che ci vivono accanto, a elevarsi sul grigiore di una società che diventa sempre più individualista, chiusa, povera di ideali, sfiduciata perché ha perso di vista gli autentici valori ed è condizionata più o meno consapevolmente dai canoni del cosumismo e del benessere ad ogni costo.
Apriamo la porta a Cristo perché la sua luce, la sua pace, il suo amore, la sua forza entrino dentro di noi e ci trasformino, rendendoci a nostra volta portatori di speranza e di gioia.
Noi, come contemplative, viviamo intensamente questo momento di attesa del Signore, cercando far fiorire in noi i sentimenti della Madonna in attesa di Gesù. Perciò cerchiamo di intensificare il silenzio, di ridurre i rapporti con l’esterno (i colloqui in parlatorio sono limitati a casi di vera necessità), di rinvigorire il nostro impegno ascetico per fare più spazio al Signore e accogliere nel nostro cuore tutto il travaglio di chi vive nel dolore, nella sofferenza, nell’abbandono, nel buio di un’esistenza senza luce e senza speranza, per trasformarlo in ardente preghiera e in offerta.
Accogliendo la richiesta di alcune persone, quest’anno abbiamo deciso di aprire la nostra chiesa il sabato e la domenica pomeriggio, alle 17, per permettere, a chi lo desidera, di unirsi alla nostra celebrazione dei Vespri. È un primo timido tentativo in cui vorremmo coinvolgere le comunità parrocchiali della nostra zona che lo desiderano, allo scopo di rendere più visibile la comunione che già esiste tra di noi.
A tutti auguriamo un buon Avvento, denso di desiderio, di speranza, di ascolto, di attesa di Gesù, perché il Natale possa essere davvero la festa della luce e della gioia.
Concretizziamo il nostro augurio con l’esortazione di Sant’Agostino:
«Sia dunque Dio a crescere, Dio che è sempre perfetto:
Egli cresca in te.
Quanto più conosci Dio, quanto più lo accogli in te, tanto più Dio sembra
crescere in te…
Ieri lo conoscevi un poco,
oggi lo conosci un po’ di più,
domani lo conoscerai ancora meglio!
C.S.


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