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Da tempo le carmelitane di Moncalieri nutrivano il desiderio di rinnovare l’urna contenente le reliquie della beata Maria degli Angeli, poste in un’urna provvisoria, povera ma dignitosa, dal  1988, quando il corpo della santa, grazie all’intervento del cardinale Ballestrero, dalla chiesa di Santa Teresa in Torino, dove era esposta dall’anno della beatificazione (1865) fu trasferita definitivamente  nel monastero da Lei fondato nel lontano 1703 a Moncalieri. Quella ricca in bronzo dorato che ne conteneva il corpo a Torino non poté essere utilizzata perché contrastava con le dimensioni e lo stile della chiesa delle carmelitane, protetta gelosamente dalla Soprintendenza ai Beni Culturali della Città.

L’occasione propizia è stata offerta dal III centenario della morte della Beata e così, nella primavera di quest’anno, una teca di cristallo, semplice, ma elegante nella sua essenzialità, ne custodisce il corpo. È stata realizzata su disegno dell’architetto Enrico Gemignani che ne ha seguito l’esecuzione e la collocazione con estrema cura, preoccupandosi di fare in modo che la trasparenza dell’urna permettesse la piena visibilità dell’architettura dell’altare davanti a cui è collocata.

Com’è noto Maria degli Angeli non uscì mai dalla clausura torinese di S. Cristina, dove ebbe sepoltura nel 1717. Fino al 21 settembre 1802 quando, nottetempo, soppresso il monastero durante la “bufera napoleonica”, per timore di profanazioni, insieme alle ossa della prima Madama Reale Cristina di Francia, fondatrice di quel monastero, furono portate nella Chiesa di S. Teresa che, essendo anche parrocchia, non corse il pericolo della soppressione. Le reliquie furono tumulate nel coretto dei Padri Carmelitani, in attesa che il processo di beatificazione giungesse a termine e che il clima politico fosse più favorevole.

Il 7 marzo 1865 si poté procedere finalmente alla ricognizione delle spoglie – la precedente risaliva al 1733 – atto previsto dalle norme della beatificazione alla quale, dopo tanta attesa, si era finalmente giunti. Presenziarono oltre un centinaio di persone, tra gli altri mons. Clemente Manzini ocd, già parroco di S. Teresa e in seguito vescovo di Cuneo, oltre che vice-postulatore della causa, il vescovo di Pinerolo Lorenzo Rinaldi e don Bosco che l’anno seguente scriverà della Beata una biografia.

È suggestiva la descrizione della cerimonia del trasporto delle casse con le reliquie (corpo e indumenti) al piano superiore del convento, presso l’antico coro dei padri: “Fu uno spettacolo imponente e maestoso quella processione di cento e più persone con ceri accesi, che precedevano con divoto raccoglimento quelle venerate reliquie, mentre che i Reverendissimi Vescovi ed il clero recitavano i salmi De Commune Virginum, prescritti dal cerimoniale”.  All’apertura, la salma “parve ancora intera”, le ossa “coperte da pelle disseccata”. Nei giorni successivi furono eseguite relazioni e perizie mediche, come scrupolosamente prescritto dal diritto canonico. Da queste sappiamo che Marianna Fontanella era alta 149 cm.

Come era prassi ai tempi, parte delle reliquie venne separata. Furono poi distribuite dopo la beatificazione, a Roma e a Torino, in particolare, dove oggi sono venerate in alcune chiese: S. Cristina, Maria Ausiliatrice a Valdocco, la Chiesa del Suffragio del beato Francesco Faà di Bruno, per citarne alcune. Per rispondere al desiderio delle Carmelitane di Moncalieri furono lì destinati i residui del cervello, del polmone destro e del fegato che saranno successivamente racchiusi in un artistico reliquiario. Piccole reliquie di “devozione” sono oggi sparse un po’ in tutto il mondo.

Celebrata a Roma la beatificazione (14 maggio 1865) si poterono collocare alla pubblica venerazione le reliquie della prima torinese e prima carmelitana scalza italiana elevata all’onore degli altari. Si stabilì che le spoglie dovessero essere coperte da “cera o d’altra materia, che preservandole meglio dal contatto dell’aria fosse per dar loro quell’esterna forma che più si conviene per una pubblica esposizione”. Il lavoro fu affidato a Giuseppe Cantù, modellatore e assistente al Museo Anatomico della Regia Università di Torino, economo dell’Accademia delle Scienze e titolare col padre di un importante laboratorio di ceroplastica. Per il modello del corpo fu designato il lattoniere Francesco Laurella che preparò una “custodia in foglia di metallo battuto a martello”. La parte che posa sul dorso in un sol pezzo, l’altra costituita da diversi contenitori, ciascuno con un piccolo coperchio, unite tra loro con fermagli a uncino e maglie, formanti un corpo umano, facili alla scomposizione. Gli interni furono foderati in raso cremisino, congiunti mani e piedi in cera realizzati dallo stesso Cantù. Il volto fu invece coperto da una finissima reticella metallica fino al 1899, quando fu sostituita da un delicato volto in materiale plastico con quella singolare peculiarità degli occhi che ti guardano sorridenti.

Il progetto dell’urna fu affidato all’ing. Giovenale Delponte di Moncalvo, realizzata in bronzo dorato dal fonditore e cesellatore Giovanni Lauro. La struttura, con ricche lavorazioni a fogliami, ramaggi e putti, ha pareti di cristallo e grate “a mandorla”; quella di fondo rivestita di velluto cremisino. L’urna fu collocata nella medesima chiesa di S. Teresa, sotto l’altare della Sacra Famiglia, già di patronato dei Tana, la famiglia materna della Beata.

La gioia delle carmelitane che riuscirono finalmente ad avere tra loro le spoglie mortali della loro santa Fondatrice corrispose al disappunto dei devoti torinesi che si videro privati della loro santa, tanto più che il luogo da cui l’urna fu prelevata  si presenta vistosamente vuoto. Sarebbe auspicabile che in futuro potesse ospitare nuovamente l’artistica urna del 1865, con una statua della Beata, contenente una sua reliquia insigne. In questo modo anche a Torino i devoti di Marianna Fontanella potrebbero avere un particolare luogo di devozione, mentre, grazie alle varie iniziative in corso e allo zelo del Rettore della chiesa di Santa Cristina, originariamente annessa al monastero in cui visse la beata Maria degli Angeli, coadiuvato dalle sue infaticabili collaboratrici, ne tiene vivo il ricordo e la devozione.

Daniele Bolognini


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