Una reale benefattrice
A salvare definitivamente il Monastero fu finalmente la Principessa Clotilde: quando, nonostante la sua protezione, ebbe certezza che i locali dell’ «ex convento delle carmelitane» stavano per essere adibiti dal Comune ad uso scolastico, il 24 agosto 1895 acquistò con i suoi fondi personali il monastero e lo lasciò per testamento alle carmelitane, una volta che avessero potuto riavere personalità giuridica.

Per la comunità quelli erano stati anni durissimi, vissuti nel segno della precarietà e dell’incertezza, mentre l’orizzonte si faceva sempre « più cupo e minaccioso. Sebbene lontana, la buona principessa vegliava su di loro. Nel 1876 scriveva da Prangins: «Spero che nulla v’è di nuovo per le mie Carmelitane e che tranquillamente possano continuare la loro vita; tutte sieno ben persuase che non le dimentico».Qualche mese dopo, rispondendo a una richiesta di aiuto da parte della priora, comunicava: «Reverendissima e cara Madre. Ricevetti la sua lettera del 8 di questo mese e scrissi a mio Padre, cercando di fare quanto potevo e sapevo in favore del loro Monastero. Come sarei felice che le lasciano tranquille; sarebbe per me, l’assicuro, una vera consolazione. Il mondo non capisce che precisamente ai giorni nostri i Conventi come i loro sono più che mai necessari per fare un contrappeso al tanto male che si fa ogni dove, alle offese che il Signore riceve dappertutto…». Il Re ormai si era stabilito a Roma e il Governo prendeva una linea sempre più ostile alla Chiesa e alle sue istituzioni. «Non ostante gli ordini del Re - infatti - più volte il Governo ha posto l’occhio sopra questo monastero, col pretesto di averne bisogno. Anche la Provincia di Torino lo ha cercato per farne una Caserma pei Carabinieri, ed il Comune ha sempre la speranza di averlo per mettervi delle scuole, o farne uso per opera di beneficenza».Nel 1878 Maria Clotilde si stabilì a Moncalieri e le relazioni con il Carmelo divennero più frequenti e affettuose. Il 17 giugno 1885 la Principessa scrive alla Priora del Carmelo, Madre Teresa Adelaide: «Resta inteso che domani mattina verso le 9, sarò al Monastero, ben felice di rispondere all’invito che mi fa di servire da Madrina pella Vestizione. Se si possa altro me lo faccia pure sapere, sono ben volentieri e di tutto cuore alla sua disposizione». In una lettera successiva, inviata da Stresa il 26 agosto seguente, l’augusta protettrice inviava auguri alla priora, rammaricandosi di non poter essere presente «in quest’anno a prender parte…alla bella festa che le fanno le sue figlie con tanta affezione». Sulle monache però incombeva sempre lo spauracchio della esclaustrazione. Il 26 settembre 1886 la Principessa faceva pervenire alla priora la seguente lettera: «Mia buona Madre. La ringrazio della sua lettera e l’assicuro che facciamo tutti quanto si può per loro. In questo punto stia tranquilla. Voglia rispondere per me ai quesiti seguenti: 1°Le Carmelitane di Savona sono in casa propria o no – e quelle di Firenze, i due monasteri. In Lombardia ve ne sarebbero nel medesimo caso, od in altre città non lontane? 2°Al momento dell’ultima visita nel 1883 credo (o mi dica l’anno preciso) hanno anche dovuto dare la lista delle monache per iscritto? In questo caso mi dia il nome delle monache presentate. 3° Desidero aver la lista di tutte le monache presenti colla data della loro Professione. Avrei bisogno della risposta al n.1 per le 9 o 9 ½ se fosse possibile di questa mattina; pelle altre di questa sera o domani mattina. Mandi la prima a me e le altre al Teologo se crede meglio, perché questa mattina egli sarà fuori». Concludeva la lettera chiedendo scusa per il disturbo e intanto suggeriva alla priora di incominciare «senza sgomentare nessuno, una Novena allo Spirito Santo per aiutare tutte le persone che debbono occuparsi dei loro affari, perché si ha proprio bisogno di lumi». Nel citato documento di Mons. Brusa si legge che «la Reale Protettrice tanto fece che le povere monache furono avvisate che ordini superiori avevano rigettati i progetti che si riferivano al convento delle Carmelite di Moncalieri». Subito dopo aggiunge che una volta, però, «le suore si videro comparire un commissario da Firenze con ordine di visitare tutto il convento per destinarlo ad uso carcerario. La benefattrice non ebbe tempo di impedire la visita, ma ottenne che anche questo progetto andasse fallito». Trascriviamo in proposito un biglietto della Principessa alle monache, del settembre 1886, in cui cerca di tranquillizzare la priora: «Non si affanni di quanto succede», e le suggerisce come comportarsi «se quest’oggi vi fosse qualche domanda o visita», consigliandole di attenersi «alla carta che le ho rimessa ieri», e raccomandandole di mandargliela «non più tardi delle 2 oggi… da Pinotta», per aggiustare le loro cose». E con finezza esortava la Madre, evidentemente molto angustiata: «Si faccia tanto coraggio, ha bisogno di calma per lei e per le altre». Dopo il 24 agosto 1895, data dell’Atto «di vendita a S. A. I. R. Maria Clotilde di Savoia, Principessa Napoleone Contessa di Moncalieri per parte del Comune di questa Città di Moncalieri del Fabbricato, Giardino, Cortili, Chiesa e dipendenze già costituente il monastero delle Ven.de Carmelitane Scalze» finalmente ritornò la sospirata quiete! La Principessa; più tardi, nel 1899, acquistò dagli eredi Roncaglia anche il giardino esterno e dai proprietari che le avevano acquistate dal demanio dopo la soppressione, le case che delimitavano la clausura verso Via S. Croce, per assicurare finalmente alle monache le condizioni richieste per la loro vita di silenzio e di preghiera. Il monastero rifiorì rapidamente e continua tuttora il suo servizio di lode e di intercessione a favore della Chiesa tutta, nello spirito e con le finalità apostoliche raccomandate da S. Teresa di Gesù.
