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Profilo biografico

 

Padre Maurizio nel giorno della sua Ordinazione
Nato a Cesano Maderno (Milano) l’8 ottobre 1935, ricevette il battesimo col nome di Edoardo.
Poco si conosce della sua infanzia e del periodo dell’adolescenza. Dopo il servizio di leva si iscrisse all’Accademia militare, distinguendosi subito per le sue capacità. Rimase però turbato dalle istruzioni militari che, spiegavano nei dettagli come usare la spada per uccidere. Abbandonò l’Accademia e si lavorò in una tipografia, mentre andava maturando il desiderio di consacrare la sua vita interamente a Dio. Nel 1960 entrò come postulante al Carmelo di Concesa di Trezzo d’Adda (MI).e nel 1962 ricevette l’abito, prendendo il nome religioso di fra Maurizio di Gesù Bambino; il 12 giugno 1971 fu ordinato sacerdote.
In Religione ricoprì numerosi incarichi: maestro degli studenti, maestro dei novizi. Nel 1989 si trasferì in Terra Santa, sul monte Carmelo, dove gli venne affidatala casa di El-Murhaka (Il Sacrificio), in cui si dedicò all’accoglienza dei pellegrini e, soprattutto, poté vivere quella vita di solitudine e comunione con Dio che tanto lo attirava.
Nel 1996 gli fu diagnosticata una rara forma di tumore. Dopo un breve periodo di cure a Milano, rientrò in Israele, dove si spense serenamente, distrutto dal male, ma perfettamente abbandonato alla volontà del suo Signore. «Chi lo ha assistito ricorda lo straordinario atteggiamento che padre Maurizio tenne durante questi mesi della sua passione in ospedale, sempre calmo e sereno, nonostante il male che lo divorava con lancinanti dolori. Mai un lamento. Rifiuto dichiarato della morfina per un’accettazione cosciente del dolore da unire a quello redentore di Cristo, per la Chiesa, per le vocazioni, per la pace».
Il diario del padre Maurizio è stato pubblicato dalla Mimep-Docete col titolo di L’ostrica perlacea.

 

 

Accettando la «notte»


 

Ho consegnato al cuore di un confratello le lacrime della mia gioia!
La confortante esperienza della riconciliazione sacramentale, con l’ammissione del mio nulla e l’accettazione della mia debolezza, mi hanno regalato tanta gioia soave e riconoscente.
Sono anche rimasto confuso: perché Gesù mi fai oggetto di tanta consolazione? Non ho meriti da far valere, nulla da presentare, nessuna virtù da esibire, titoli da mostrare, e Tu mi ricolmi di delizie?
Come capire tutto ciò, dal momento che anche questo malanno sornione,[grave forma di tumore maligno] che mi porto addosso, mi impedisce di esserti grato come vorrei? Resta solo la tua bontà ad emergere, Signore mio, ed era del tutto imprevedibile; è solo tua la paternità di tanto bene. Nessuno si fa avanti per attribuirsi qualcosa di ciò che mi accade.
Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, Tu solo l’Altissimo; Tu unico, assoluto, portentoso, magnanimo; sorprendentemente buono, teneramente Padre, impensabilmente tenero, impareggiabilmente gratuito. Tutto voglio proclamare della tua bontà. Spesso gemo per non poterti dare qualcosa di mio, nel desiderio di vederti gioiosamente sorpreso!…
Prego tutto il giorno e non prego mai, soffro e non soffro mai, brucio di desiderio ed ho il cuore spento, anelo alla patria celeste e cammino come un pellegrino senza meta, amo con tutto di me e non vi è alcuna risposta sponsale, do le mie ultime forze e mi ritrovo sempre più mortalmente debole e basta, spero senza posa e tutto pare esasperarsi, credo e nessun credito fa cenno a una risposta. Eppure, c’è un silenzio in me che pare un velo arcano e soavissimo, luogo segreto e fecondo di echi teneri e indimenticabili.
So, Dio mio, che te ne stai a guardare la mia pena d’amore, da dentro il muro della mia sensibilità; so che la tua iniziativa è all’opera e strugge la sostanza del mio essere.
«Nasconditi» pure ma non potrò mai dimenticare quello che mi hai insegnato: assecondando la tua iniziativa d’amore, raggiungerò la pienezza di tutto, soprattutto accettando la «notte» come clima ove si consuma il vero incontro con Te.
Rimprovera pure la mia durezza di cuore, la superficialità del mio vivere, la freddezza della mia preghiera, ma tienimi con Te!
Mi sentirò felice anche di essere l’ultimo dei tuoi discepoli!
Signore di tutto di me, capisco che non è più tempo che io soffra un dolore amoroso; il dolore doloroso pare essere l’unico che possa iscriversi ora nel tuo disegno d’amore per me. Comunque… non voglio essere uno che controlla la propria posizione e le tue disposizioni, allontanandomi da quell’abbandono che ti è gradito! Per questo lascio tutto nelle Tua mani, riservandomi unicamente l’impegno di tenere fisso lo sguardo su di Te e di leggermi in Te.
Aiutami, Gesù, a rimanere sotto i tuoi occhi. A lasciarmi individuare, riscaldare, costruire. I tuoi occhi, nel buio luminoso del mio travaglio, sono l’unica luce creduta ed amata.
Proteggimi come la pupilla dei tuoi occhi, nella quale ami accogliermi
dalla mia amata condizione di nulla; sollevami dalla polvere in cui mi trascino; Tu che hai creato l’uomo dalla polvere, e dalla polvere sai risollevarlo e ricrearlo, opera di nuovo le meraviglie che hai compiuto, fino alla più perfetta redenzione.Amen

 

 

17 aprile 1997 Haifa – Israele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo tu m’incanti

 

 

Dio mio, una delle cose che il Carmelo mi ha restituIto è il silenzio di me, e l’eco quasi assordante delle voci che parlano di Te.
Tutto mi incanta, tutto mi parla, tutto mi interessa, tutto mi innamora ma se guardo bene, solo Tu mi incanti, mi parli, mi interessi mi innamori! Solo in Te e niente senza di Te! Dio mio, in Te ho tutto e tutti e, per di più, raggiunti nelle mani del Creatore e del Redentore, dove ogni cosa è sorgivamente pura e splendidamente redenta.
Come posso non rimanere estasiato? O Specola divina e santissima!
O integrità perfetta e perfezionante degli uomini e delle cose!
O luce penetrante e inarrestabile, che tutto vedi e tutto disveli!
Non voglio avere altro ambito vitale che Te, altro orizzonte che il Tuo, altra totalità che la Tua, altra crescita, se non quella misurata sulla statura del Figlio Tuo!
Tu che più volte mi hai afferrato per i capelli, per sottrarmi ai mali subdolamente definiti bene, alle storture che una complicità più politica che religiosa amava chiamare diritture, agli ingannevoli aggiornamenti, ai pretesti di innovazione, che mimetizzavano capricci personali, continua a strattonarmi con forza, per richiamarmi a Te...
continua a sradicarmi dal male e custodiscimi gelosamente nel bene!
Solo Tu mi hai sempre aiutato senza doppi scopi, senza infingimenti,
senza intenzioni recondite, senza equivoci, senza risparmio, senza sporcizia! O Purissimo! Incanto dell’eternità e gioia del mio gramo vivere! Afferrami, oggi e sempre! O Vita della mia vita!

 

Sete di totalità

 

Ho sete di totalità...

 

Ho sete di totalità, Gesù! Le mediazioni mi affaticano troppo, i segni mi pesano con le loro non chiare indicazioni, le anticipazioni sono troppo scarse per lo spazio che hai scavato in me, le degustazioni troppo lontane dal banchetto, le connessioni troppo sfilacciate e senza una precisa trama, le profezie non trovano il loro compimento, le preconizzazioni sono tuttora come vuote occhiaie consumate nell’attesa spasmodica del mio Dio. Alle volte affiora il paragone evangelico del «cane» condannato, fin che sono quaggiù, ad accontentarmi delle briciole che cadono dal banchetto celeste.
Non rifiuto queste pene, Signore! Fa almeno che tutto questo sia segno che non è tanto lontano il momento del mio abbraccio definitivo con Te. Se no, mio Signore, perché lasciare filtrare la tua bellezza tra le cose di quaggiù, se poi Ti neghi ai miei occhi assetati?
Perché affascinarmi tanto, se poi l’incontro è lontano? Fino a quando dovrà crescere il mio desiderio, senza averTi? Perché sedurmi se poi manchi all’appuntamento? Quando finirà la mia preparazione all’incontro? Se Tu aspetti che io sia pronto, non basterà neppure l’eternità! Abbi pietà di me e donami quello che non posso donarTi, perché sia una volta per sempre perfetto nell’ amore e, per i secoli eterni, io sia un «roveto ardente» in Te e per Te!