Profilo biografico

Sensibilissima e precoce, fin da bambina decise di dedicarsi a Dio.
Nacque ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873 in una famiglia cristiana. Studiò presso le Benedettine di Lisieux. Giovanissima (aveva solo quindici anni), entrò nel Carmelo di Lisieux, dopo essersi recata fino a Roma a chiederne l'autorizzazione al papa. Nel solco della tradizione carmelitana ne visse il carisma in modo personalissimo, fondando il suo rapido cammino spirituale sulla semplicità e l'umile confidenza nell'amore misericordioso del Padre, formando a queste virtù le novizie con la parola e con l'esempio. Visse infatti così intensamente da offrire al mondo cattolico la sorprendente immagine di una santa, che, senza mai uscire dalla clausura, partecipa intensamente, con l’offerta silenziosa della vita tutta intessuta d’amore, a quella dei suoi contemporanei. Ha dato alla sua breve esistenza l'impronta ineguagliabile del sorriso, espressione di quella gioia soprannaturale, che viene dalla comunione profonda con Dio. Minata dalla tubercolosi polmonare, stremata di forze, non rifiutava alcun lavoro pesante e continuava «a gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici».Nelle stupende pagine dei suoi quadernetti in cui andava tracciando, per obbedienza, le sue esperienze interiori, e che saranno poi pubblicate sotto il titolo di Storia di un'anima, traspare la grandezza delle sue intuizioni che scaturivano dalla lettura amorosa del Vangelo, in cui scoprì la sua «piccola via» della fiducia e dell’abbandono. «Mi ero offerta a Gesù Bambino per essere il suo trastullo, e gli avevo detto che non si servisse di me come di uno di quei balocchi di pregio, che i fanciulli si contentano di guardare, ma come di una piccola palla di nessun valore, da poter buttare per terra, spingere col piede, lasciare in un canto, oppure stringere al cuore, qualora ciò potesse fargli piacere. In una parola volevo divertire Gesù Bambino e abbandonarmi ai suoi capricci infantili».Morì il 30 settembre 1897 nel Carmelo di Lisieux. Fu canonizzata il 17 maggio 1925 da Papa Pio XI e nel 1927, sempre da Papa Pio XI, fu nominata, insieme a s. Francesco Saverio, patrona delle missioni. Nel 1944 è proclamata patrona della Francia, accanto a Giovanna d'Arco. Il 19 ottobre 1997 papa Giovanni Paolo II la proclama Dottore della Chiesa.
Ti offro questo giorno
Mio Dio, ti offro tutte le azioni che sto per compiere in questo giorno secondo le intenzioni e per la gloria del Sacro Cuore di Gesù.
Voglio santificare i battiti del mio cuore. I pensieri e le opere più semplici, unendoli ai meriti infiniti di Lui, per riparare le mie colpe gettandole nella fornace del suo amore misericordioso.
O Signore, ti domando per me e per coloro che mi sono cari la grazia di compiere perfettamente la tua santa volontà, di accettare per amore tuo le gioie e le pene di questa vita passeggera, così da essere un giorno riuniti in Cielo per tutta l’eternità. Amen.
Offerta all’ Amore Misericordioso
O mio Dio, Trinità Beata,

io desidero amarti
e farti amare
e lavorare alla glorificazione della santa Chiesa,
salvando le anime che sono sulla terra
e liberando quelle che soffrono nel purgatorio.
Desidero compiere perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo regno;
in una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e ti domando, o mio Dio, di essere tu la mia santità!
Poiché mi hai amata fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti suoi meriti sono miei ed io te li offro con gioia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore ardente d’Amore.
Ti offro ancora tutti i meriti dei Santi sia del Cielo che della terra, i loro atti d’amore e quelli dei santi Angeli; ti offro infine, o Beata Trinità, l’amore e i meriti della Santa Vergine, mia Madre diletta.
A lei affido la mia offerta pregandola di presentartela. Il suo Figlio divino, mio Amato Sposo, nei giorni della sua vita mortale ci ha detto: «Tutto ciò che domanderete al Padre mio, nel mio nome, ve lo darà»!
Sono dunque certa che esaudirai i miei desideri. Lo so, o mio Dio: più vuoi dare, più fai desiderare! Sento nel mio cuore desideri immensi ed è con fiducia che ti chiedo di venire a prendere possesso della mia anima.
Ah, non posso ricevere la Santa Comunione tanto spesso come desidero! Ma, Signore, non sei tu Onnipotente?...
Resta in me,come nel tabernacolo: non allontanarti mai dalla tua piccola ostia! Vorrei consolarti dell’ingratitudine dei cattivi e ti supplico di togliermi la libertà di dispiacerti. Se qualche volta cado per debolezza, il tuo sguardo divino purifichi subito la anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso...
Ti ringrazio, o mio Dio, di tutte le grazie che mi hai accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. Sarà con gioia che ti contemplerò nell’ultimo giorno mentre reggi lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato di darmi in sorte questa Croce tanto preziosa, spero di rassomigliarti nel Cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della tua Passione!
Dopo l’esilio della terra, spero di venire a goderti nella Patria; ma non voglio ammassare meriti per il Cielo, voglio lavorare per il tuo solo Amore, con l’unico scopo di farti piacere, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare anime che ti ameranno eternamente.

Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere.
Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi. Voglio dunque rivestirmi della tua propria Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio altro trono e altra corona che Te, o mio Amato! Ai tuoi occhi il tempo è nulla: un giorno solo è come mille anni. Tu puoi dunque prepararmi in un istante a comparire davanti a te. Allo scopo di vivere in un atto di perfetto Amore, mi offro come vittima d’olocausto al tuo Amore misericordioso, supplicandoti di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima le onde d’infinita tenerezza che sono racchiuse in te, così che io diventi martire del tuo Amore, o mio Dio!
Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a te, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci senza ritardo nell’eterno abbraccio del tuo Amore Misericordioso!
Voglio, o mio Amato, ad ogni battito del cuore rinnovarti questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirti il mio amore in un faccia a faccia eterno!
Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo rel. carm. ind.
Preghiera per ottenere l’umiltà
O Gesù, quando eri Pellegrino sulla terra hai detto: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo alle vostre anime».
O Potente Sovrano del Cielo l’anima mia trova il riposo nel vederti, rivestito della natura di schiavo, abbassato fino a lavare i piedi agli apostoli. Mi rammento allora di queste parole che hai pronunciate per insegnarmi a praticare l’umiltà:

«Vi ho dato l’esempio, affinché facciate voi stessi ciò che ho fatto io. Il discepolo non è più grande del Maestro… Se voi comprendete ciò, sarete felici nel praticarlo».
Le comprendo, Signore, queste parole uscite dal tuo Cuore dolce ed umile: voglio praticarle con il soccorso della tua grazia. Voglio abbassarmi umilmente e sottomettere la mia volontà a quella delle mie sorelle, non contraddicendole in nulla senza ricercare se hanno o no il diritto di comandarmi.
Nessuno, o mio Amato, aveva questo diritto verso di te, e tuttavia hai obbedito non soltanto alla Santa Vergine e a San Giuseppe, ma anche ai tuoi carnefici. Adesso è nell’Ostia che ti vedo portare al colmo il tuo annientamento.
Quanta è la tua umiltà, o divino Re di gloria, nel sottometterti a tutti i tuoi sacerdoti senza fare alcuna distinzione tra coloro che ti amano e coloro che, sono tiepidi o freddi nel tuo servizio! Alla loro chiamata tu discendi dal cielo. Essi possono anticipare o ritardare l’ora del Santo Sacrificio; tu sei sempre pronto.
O mio Amato, come mi appari dolce ed umile di cuore sotto il velo della bianca Ostia! Non puoi abbassarti di più per insegnarmi l’umiltà.
Così, per rispondere al tuo amore, voglio desiderare che le mie sorelle mi mettano sempre all’ultimo posto e persuadermi davvero che questo è il mio posto. Ti supplico, mio Divino Gesù, di mandarmi una umiliazione ogni volta che cercherò di elevarmi sopra le altre.
Lo so, o mio Dio: tu abbassi l’anima orgogliosa, ma dai una eternità di gloria a quella che si umilia: voglio dunque mettermi in ultima fila, condividere le tue umiliazioni per «aver parte con te» nel regno dei Cieli. Ma, Signore, la mia debolezza ti è nota: ogni mattina prendo la risoluzione di praticare l’umiltà e la sera riconosco che ho commesso ancora tante mancanze di orgoglio.
A questa vista sono tentata di scoraggiarmi, ma so che lo scoraggiamento è anch’esso orgoglio: voglio quindi, o mio Dio, fondare la mia speranza su Te solo. Giacché tu puoi tutto, degnati di far nascere nell’anima mia la virtù che desidero. Per ottenere questa grazia dall’infinita tua misericordia, ti ripeterò molto spesso: «O Gesù, dolce ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo»!
Preghiera a Gesù nel tabernacolo

O Dio nascosto nella prigione del tabernacolo, con gioia torno presso di te ogni sera per ringraziarti delle grazie che mi hai concesse, e implorare perdono per le mancanze che ho commesse lungo il giorno che se ne è andato come un sogno!
O Gesù, come sarei felice se fossi stata molto fedele! Ma, spesso la sera sono triste, perché sento che avrei potuto rispondere meglio alle tue grazie.
Se fossi più unita a te, più caritatevole con le mie sorelle, più umile e più mortificata, proverei meno pena a intrattenermi con te nella preghiera! Tuttavia, o mio Dio, ben lontana dallo scoraggiarmi alla vista delle mie miserie, vengo a te con fiducia, ricordandomi che «non sono quelli che stanno bene che hanno bisogno del medico, ma i malati». Ti supplico dunque di guarirmi, di perdonarmi! Ed io, Signore, mi ricorderò «che l’anima alla quale tu hai rimesso di più, deve anche amarti più delle altre»!
Ti offro tutti i battiti del mio cuore come altrettanti atti d’amore e di riparazione e li unisco ai tuoi meriti infiniti.
Ti supplico, o mio Divino Sposo, di essere tu stesso il Riparatore della mia anima, di agire in me senza tener conto delle mie resistenze: insomma, non voglio più avere altra volontà che la tua; e domani, con il soccorso della tua grazia, ricomincerò una vita nuova, di cui ogni istante sarà un atto d’amore e di rinuncia.
Dopo essere venuta così ogni sera ai piedi del tuo Altare, arriverò infine all’ultima sera della mia vita: allora comincerà per me il giorno senza tramonto dell’eternità, in cui sul tuo Cuore Divino mi riposerò dalle lotte dell’ esilio! Così sia
