Profilo biografico

Nata a Torino il 7 gennaio 1661 dal conte G. Donato Fontanella e da Maria Tana, imparentata con le più illustri famiglie della Città, Marianna visse una fanciullezza serena, attratta da Dio, ma affascinata anche dalle realtà terrene. «Quante volte sono stata ladra, mio Dio, del tempo che mi avete lasciato per amarvi, e io l’ho speso per offendervi! Ma col cuore del buon ladrone dirò: Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno!». Più tardi, alle soglie dell’adolescenza, di pari passo con lo sbocciare della sua squisita femminilità si intensificò il dissidio interiore, in un alternarsi di momenti di intimità profonda col Signore e di ore sprecate «in vanità e passatempi». Ma un giorno, mentre si specchiava, Gesù «mi si presentò nello specchio incoronato di spine, tutto grondante sangue … A tal vista versai lacrime in abbondanza e mi diedi per vinta». A soli quindici anni entrò nel Carmelo di S. Cristina a Torino, prendendo il nome religioso di suor Maria degli Angeli. La sua esperienza spirituale, intensissima, è di un’attualità sorprendente perché esprime con straordinaria efficacia la fatica della creatura a consegnarsi del tutto a Dio e la trasformazione che si opera in lei nel momento in cui si abbandona al suo progetto d’amore. In un contrasto fortissimo di luci e ombre, percorse il duro cammino delle purificazioni interiori descritte dai mistici, provando l’apparente assenza di Dio, mentre, quasi per contrasto, sbocciava in lei una sconfinata fiducia nell’amore di Gesù.
Favorita di straordinari doni mistici, divenne un faro potente di luce per la sua comunità e per tante persone che ricorrevano con fiducia alla sua intercessione e al suo consiglio. Tra tutti si distinsero il duca Vittorio Amedeo II, sua moglie e soprattutto sua madre, Giovanna Battista di Nemours. Sapeva infondere fiducia e speranza, facendosi tutta a tutti col cuore di Cristo. Non risparmiava preghiere e penitenze per riportare a Gesù quanti si erano allontanati da Lui, esortando sempre a confidare nella sua infinita misericordia. «Quando commettete qualche infedeltà, non vi angustiate, ma con umiltà e confidenza ricorrete subito al Signore; non fuggite l’Offeso, ma abbracciatelo come amante e chiedetegli perdono»; “La bontà del Signore è maggiore di quanti mali e peccati possiamo commettere, e prima ci stanchiamo noi di offenderlo, che Egli di perdonarci”. Nel 1703 fondò il Carmelo di Moncalieri. Morì a Torino il 16 dicembre 1717. Fu beatificata il 25 aprile 1865 da Pio IX.
Preghiera a Gesù buon pastore

Ecco, mio Dio,
la vostra pecorella
smarrita.
Ho perduto la strada
per la quale voi,
Ben mio,
mi solevate guidare,
ed io ho inciampato
in una strada tutta spine,
me ne sono fuggita
dal vostro amoroso ovile,
lasciando la vostra obbedienza,
e sono andata tra i lupi delle mie passioni sregolate
che mi consumano.
Riconosco, o mio divino e pietoso Pastore, d’aver errato in ogni cosa
e, come immeritevole dei vostri soavissimi pascoli,
mi sono pasciuta delle erbe velenose delle mie imperfezioni.
Ma che farò ora, Dio mio?
Mi sono saputa perdere, ma non so se saprò ritrovarvi.
Cercate, o pietosissimo Pastore,
la vostra povera pecora smarrita; considerate che ha ancora due piccoli segni che è vostra:
l’uno è che è stata redenta dal vostro prezioso Sangue,
l’altra che ancora confida in voi,
fiduciosa nella divina Parola da voi pronunciata,
che chi confida in voi non patirà detrimento.
Non vi scordate, dunque, o fonte di bontà e di misericordia
e Pastore pietosissimo
che veniste dal cielo in terra per fare acquisto della vostra povera pecorella smarrita:
miratela qui prostata ai vostri amorosi piedi tutta pentita;
sì, ma tutta confidenza.
Preghiera a San Giuseppe
Gesù, Maria, Giuseppe,
beatissima trinità terrena,
io vi venero e adoro col più profondo affetto.
Quando sarà che l’anima mia
viva tutta di Gesù,
tutta per Gesù,
tutta con Gesù!
Voi, o Maria, vera madre di Gesù,
voi, o Giuseppe, prediletto padre di Gesù.
ottenetemi che io
non abbia cuore che per Gesù.
Vivere senza Gesù
mi sia più duro che il morire.
Morire con Gesù
mi sia più dolce di ogni vita.
Santissimo mio padre Giuseppe,
vero sposo di Maria, degno padre di Gesù,
ottenetemi che io viva sempre
come vera serva di Gesù, vera figlia di Maria.
Nelle mani vostre
raccomando il povero mio spirito
e la desolata anima mia,
affinché nell’ora che uscirà da questo corpo
la riceviate nelle vostre santissime braccia
la riponiate eternamente
in quelle di Gesù e di Maria. Amen
