Non è dire e disdire se canto
La tenebrosa luce che sei:
Alterità che incombi
Dentro la parte più profonda di noi.
Anche il poeta che più ami dice
Che tuo mantello è la tenebra
Tua casa una tenda di nubi profonde
Sopra acque oscure:
e librato sulle ali del vento
ti vede apparire e sparire
tra folgori e tuoni:
oh, le bufere ! Ma pure le albe
silenziose e le notti serene
sono tue messaggere quanto,
le umili gocce di rugiada.
Padre Davide Maria Turoldo
Tu non sai/ come
spunti una gemma
a primavera
e come un fiore
parla ad un altro fiore
e come un sospiro
è uscito dalle stelle.
Padre Davide Maria Turoldo
Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa-
e non aspetto nessuno!
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono-
e non aspetto nessuno!
Tra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire.
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.
Clemente Rebora
Il vento mi accarezza la pelle
sorvolando sui miei pensieri;
sa che non riuscirebbe a sollevarli.
Accarezza i miei capelli,
mi sussurra dolci sospiri
all’orecchio trasformati in amare dolci parole gioiose.
Non ricorda di me,
di come mi lasciai trasportare
quando la vita era ancora una giostra…
Non ricorda di come
mi indicò, senza saperlo la strada
verso il fiume dei sogni
che stridevano scorrendo.
Il sole non vede ciò che la pioggia copre,
ma il vento sa, il vento raccoglie.
Raccoglie le lacrime che scivolano via,
il passato che scorre,
gli attimi che non riuscì a cancellare.
Alessandra Muru
Se quando si immerge la mano nel catino dell’acqua,
se quando si attizza il fuoco col soffietto,
se quando si allineano interminabili colonne di numeri
al proprio tavolo contabile,
se quando scottati dal sole, si è immersi nella melma della risaia,
se quando si è in piedi davanti alla fornace del fonditore, non si realizza
proprio la stessa vita religiosa
che se si fosse in preghiera in un monastero,
il mondo non sarà mai salvo.
Pregare è il respiro dell’anima.
Gandhi
Navigo per boschi
e mi sento irraggiungibile.
Nessuno che conosca
il codice segreto.
Ci parliamo noi due soli,
o Dio, dall’inizio alla fine
del sentiero.
Né ci sono zone
che la tua telefonia
non copra.
Sei raggiungibile, o Dio,
purchè accenda.
E dall’ultimo tornante
sarà grazia chiamarti
e per fili invisibili
udire la voce:
“eccomi”.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare.
questa veglia in cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro.
quella del caldo e quella del freddo più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi.
Se altre ci fanno ansimare,non ti diremo che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questa è una danza.
Signore , insegnaci il posto che tiene,
nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Signore, Dio della vita,
insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana
come un vestito da ballo che ci farà amare di te tutti i particolari.
come indispensabili gioielli.
Signore, Dio della vita, facci vivere la nostra vita
non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita, dove tutto è difficile.
non come un teorema che ci rompe il capo.
Ma come una festa senza fine, dove l’incontro con te si rinnova,
come un ballo, come una danza.
Fra le braccia della tua grazia
nella musica che riempie l’universo d’amore.
Signore, Dio della vita, vieni ad invitarci!
