O Maria, in quell’orto
nel chiaror del mattino
quale conforto
chiedevi a un sepolcro?
Dolce la voce
accorto il Suo sguardo,
pronunciando il tuo nome,
Lui sospese il tuo pianto.
Con che accento stupito
nella voce tremante
rispondesti “Maestro”
inginocchiandoti accanto?
Rinnova in me ogni giorno,
o Madre del cielo,
il dono della Tua presenza.
E della Sua.
Perché sul Vostro viso
già risplende
la celeste vetta della mia speranza.
Estirpa in me ogni vanto,
tranne quello di Te
e della Sua Croce, in eterno.
Perché non scordo
che il Suo corpo ed il Tuo,
oggi gloriosi,
portano i segni del nostro misfatto.
Accresci in me il silenzio
davanti al mio lieve soffrire,
perché tutto l’umano patire
è già su quel legno inchiodato:
su quella croce cercata,
non maledetta
da alcuna auspicata vendetta.
Accomuna in me il dolore
del Tuo pianto sofferto
nell’abbraccio del Suo corpo deposto
sopra il Tuo cuore ferito,
perché sulla sopraffazione
vinca, non la mia forza,
ma la Sua redenzione
Abbraccia infine, o Madre,
di oggi, di ieri, di sempre,
anche il nostro terreno perire:
fanne, a nostro Padre,
offerta di riconciliazione
di noi figli caduti nel nulla,
altrimenti senza avvenire.
