Perenne giovinezza 


La ricerca attiva della intimità con il Signore e l’attesa amorosa dell’incontro definitivo pongono la carmelitana in un atteggiamento interiore  di vigile attenzione e di proiezione in avanti. Non c’è posto per rimpianti, nostalgie e ripensamenti. Chi si impegna in questa strada deve tagliare tutti i ponti, senza sottintesi o scappatoie.

Parlando dell’orazione che, come detto, costituisce la «via» della carmelitana, S. Teresa scrive: « Si deve prendere una decisione ferma e decisa di non fermarsi mai. Avvenga quel che vuol avvenire, succeda quel che vuol succedere, mormori chi vuol mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare: ma a costo di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda alla meta, ne vada il mondo intero ».
Non ci si può fermare e tornare indietro. Questa spinta ad andare e questo processo di crescita pone in uno stato di continua marcia che esige una fedeltà sempre rinnovata, sempre attuale e sempre giovane. Non si tratta qui di cambiamenti esteriori e di rinnovamento delle strutture, che potranno pur esserci e che di fatto ci sono stati, secondo le indicazioni del Vaticano II che ha imposto anche alle carmelitane la revisione delle Costituzioni, definitivamente approvate nel 1991.
 
Il «rinnovamento» della carmelitana è di un’altra dimensione: il suo progredire è un inoltrarsi in profondità, per raggiungere l’intimità piena. E man mano che si procede nell’intimo e nel profondo si è meno soggetti e meno condizionati dalle vicissitudini esterne. Chi vive in superficie o vi è chiamato ad operare, ha continuo bisogno di cambiare per adeguarsi ad una società che, come le onde del mare, è in perenne movimento, ma non chi vive in profondità. Chi ha «toccato il fondo”» e sta definitivamente ancorato alla roccia che è Cristo, chi ha rinunciato perfino a valori fondamentali della vita per vivere solo di Lui, non ne sente il bisogno; anzi trova un senso di fastidio di fronte ai cambiamenti continui che, invece, assorbono e sollecitano tanto la mente, la volontà e il cuore di coloro che non hanno ancora trovato il loro ancoraggio definitivo.
L’amore, che spesso si nutre di piccole cose, è capace di dare, anche a queste «piccole cose» tante volte ripetute, una freschezza e una novità inossidabili; e la fedeltà ad esse costituisce la via normale del suo quotidiano progredire e, dunque, della sua perenne novità. Scrive la madre Teresa: « Procurino sempre d’incominciare e d’andare avanti di bene in meglio. Pensino che con le piccole cose il demonio apre la breccia per introdurre di più grandi. Non ci accada mai di dire: questo è un nulla, quest’altro è un’esagerazione, perché sempre grave, figliole mie, è quanto ci impedisce di andare innanzi ».
Nello stesso scritto, parlando delle grandi grazie di orazione così frequenti nei monasteri di allora, osserva: « Coloro che verranno dopo, se leggendo questo scritto, non troveranno quanto ora si verifica, non ne incolpino i tempi, perché non v’è tempo in cui Dio lasci di accordare le sue grandi grazie quando sia servito per davvero. Guardino piuttosto se diano adito a qualche rilassamento, e cerchino di emendarsi ».
Queste parole della Santa costituiscono ancora un punto preciso di riferimento per le sue figlie, un monito ed un sostegno per evitare il facile alibi di dare «alle mutate condizioni tempi» la responsabilità  di una insufficiente generosità e per non cadere nella conseguente illusione di porvi rimedio attraverso continui «adeguamenti» alle sempre nuove esigenze che la nostra civiltà quotidianamente impone.