L'amore vuole opere
Marianna segue con diligenza i suggerimenti del confessore, si impegna in una vita di seria ascesi, di rinnegamento di sé, di carità operosa, accompagnando la mamma nella visita agli ospedali della città, compiacendosi «di servire quella povera gente ammalata».
Eppure si sente ancora insoddisfatta. Il suo cuore, toccato dall'amore di Dio, non riesce più a trovare conforto in nessuna cosa della terra.
S. Teresa, parlando delle anime trasformate dall’ amore, afferma che «l’azione sulle anime favorite di questa grazia si fa sentire in molti modi. Uno di questi è appunto la disposizione a disprezzare tutte le cose del mondo, a stimarle per il poco che sono, a non bramare alcun bene della terra, nella convinzione che tutto è vanità» (S. Teresa di Gesù).
Marianna, pur ricorrendo a mille piccole
astuzie per nascondere le sue penitenze, le rinunzie volontarie, gli atti di carità verso i più poveri, soprattutto verso i domestici di casa, non sfugge al controllo severo della mamma che cerca in ogni modo di frenare il suo zelo e di indurla a seguire la vita brillante delle ragazze del suo rango. È una lotta continua che la trova però sempre più decisa e coraggiosa. Nulla e nessuno potrà più arrestare il suo cammino ascensionale verso le vette della santità. Ama molto la mamma, da cui è ricambiata con una tenerezza tutta particolare, e il doverle resistere continuamente, le produce molta sofferenza. Ma non meno profonda è quella che prova nel vedersi «così soggetta a non poter adempire li gran desideri che Dio mi dava».
